Una farsa che va avanti da quindici anni, con undici consegne promesse e mai realizzate. E dopo la consegna, ecco che le case fanno acqua da tutte le parti
Che le case popolari di via Torre degli Agli siano nate sotto una cattiva stella, è ormai un dato di fatto. Parliamo di destino, mettiamola così. Perché puntare il dito sul fallimento delle politiche di edilizia popolare del Comune di Firenze sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.
È di questi giorni un’interrogazione di Dmitrij Palagi, di Sinistra Progetto Comune, che chiede come mai nelle “nuove” case popolari siano già presenti infiltrazioni al piano interrato. «La Giunta – racconta Palagi – ha risposto a una nostra interrogazione provando a minimizzare. In pratica ci dicono che si tratterebbe di infiltrazioni di lieve entità, di cui non è certa la provenienza: se per spinta idrostatica della falda o per infiltrazioni di acqua piovana drenata dal terreno circostante. Quale che sia la risposta, ci sembra che l’Amministrazione abbia dato per scontate le criticità, forse perché in tutta la zona è noto quanto la situazione sia diffusa. Ci sono penali proposte da parte del Comune nei confronti dell’impresa che ha concluso gli interventi». Palagi già nel marzo 2025 aveva chiesto chiarimenti per le infiltrazioni in quelle stesse case che Matteo Renzi aveva promesso di consegnare in mille giorni, salvo poi scoprire che l’allora assessora Sara Funaro aveva ammesso uno scostamento di circa 900 giorni in più rispetto alle previsioni iniziali.
Che la vicenda delle case di via Torre degli Agli rappresenti un pessimo esempio su come si lavora a Palazzo Vecchio da una quindicina d’anni è ormai evidente.
Già nel luglio 2014 si annunciava che i collaudi erano in corso, con la prospettiva di consegnare 15 appartamenti a settembre e completare l’intero progetto entro dicembre dello stesso anno. Poi, com’è andata, lo sappiamo: una farsa. Dodici consegne annunciate e puntualmente mancate.
Vale la pena, quasi per farsi due risate amare, ricordare le consegne-beffa degli alloggi, che ho seguito personalmente, comprese quelle “fantasma”, poi comunicate dal Comune solo con un laconico “entro fine mandato”. È stata una lunga presa in giro. Un’offesa per le 88 famiglie in attesa, costrette a vivere per anni nelle “casette provvisorie” di viale Guidoni, nate per durare al massimo dodici mesi. Le scuse per i rinvii sono state infinite: materiali mancanti, Covid, guerra in Ucraina e altro ancora. Ecco alcune date “di consegna”, come promemoria: il 29 agosto 2018, il 17 settembre 2018, il 1° giugno 2019, il 29 settembre 2019, l’8 febbraio 2020, il 6 luglio 2020, il 12 settembre 2021, il 24 dicembre 2021, il 13 febbraio 2022, il 13 giugno 2022 e il 13 agosto 2022.
Alla fine si promise la consegna “entro fine mandato”. Faticosamente, dopo anni di rinvii farseschi e con una spesa di circa 19 milioni di euro, le case sono state consegnate. Peccato che oggi facciano già acqua da tutte le parti. E non solo in senso metaforico. Già nel marzo 2025 erano emersi i primi dubbi sui collaudi e sulle verifiche tecniche. Dubbi più che legittimi, visto che l’edificio perde letteralmente acqua. «Basta che piovano poche gocce – raccontavano i residenti – e androni, cantine e garage si allagano». Gli abitanti hanno cercato di tamponare la situazione con cartoni e stracci, per evitare scivolate pericolose su pavimenti e scale. Ma la situazione è indegna. «Casa Spa ha promesso di mandare qualcuno – proseguono, rassegnati – ma non abbiamo ancora visto nessuno».
E adesso? Ci risiamo.

