12 secondi nel traffico di Firenze: cronaca di un miracolo urbano

Traffico inestricabile. Immagine generata da AI

Condividi sui social

Fra i fantasmagorici annunci del mondo parallelo di “Funarolandia”, non sono mancati nemmeno i numeri. E non solo metaforicamente parlando

 

Nella Firenze dell’anno domini 2026, quel mondo parallelo dove tutto può accadere, dopo il superamento del calendario gregoriano con l‘introduzione del 30 febbraio (data leggibile su alcuni cartelli stradali), finalmente si svela il motivo di questa variazione: una nuova misurazione del tempo, che ci costringe a rivedere le leggi universali che regolano la nostra percezione della realtà.

Dall’unico assessore del mondo terracqueo con il tutor a busta paga dei fiorentini, ci arriva la risposta alle innumerevoli polemiche dei cittadini stanchi di rischiare la vita tra buche, deviazioni, gimcane e gli oltre 100 cantieri che paralizzano Firenze: nella giungla urbana, il traffico fa perdere “solo” 12 secondi in totale. Si, avete letto bene, non è un refuso: 12 secondi. Non dodici minuti, ma dodici secondi. Un tempo talmente breve da far sorgere un dubbio legittimo: ma chi li ha misurati? E soprattutto, in quale mondo parallelo? Perché nella vita reale 12 secondi sono il tempo necessario, ad esempio, per  un respiro profondo. Per un’occhiata al semaforo che resta rosso. In 12 secondi riusciamo tutt’al più ad inserire una marcia, ad accorgerci che davanti a noi c’è uno scooter, a frenare, a sospirare, a imprecare e a ripartire. Se va bene, in 12 secondi si possono percorrere pochi metri. Se va male, si resta fermi. E il cronometro è già scaduto. 12 secondi non bastano nemmeno per attraversare un incrocio.

Continuando a traslare i 12 secondi nella vita reale per cogliere meglio l’assurdità di questa affermazione, pensiamo al mondo dello sport: 12 secondi sono giusto il tempo per una rimessa laterale o per due palleggi nel calcio. Usain Bolt, in pista, in 12 secondi aveva già concluso una gara, ma lui era un fuoriclasse. Un normale automobilista nel traffico fiorentino, invece, in 12 secondi sta ancora aspettando che quello davanti si decida a partire. Nella vita reale 12 secondi  servono ad esempio per cercare le chiavi (senza trovarle), rispondere “ok” a un messaggio, oppure versare il caffè nella tazzina.
Non si riesce in 12 secondi a fare una telefonata, nè tantomeno a leggere una notizia sul giornale.  Chi guida ogni giorno a Firenze lo sa bene: il traffico non si misura in secondi, ma in cantieri ogni 100 metri, in autobus che non arrivano mai, in furgoni in doppia e tripla fila con la solita scusa “solo cinque minuti sto lavorando”, in carreggiate ristrette pensate per far imbestialire gli automobilisti e semafori mal sincronizzati. Altro che 12 secondi.

I 12 secondi a “Funarolandia” sono solo uno slogan, oppure l’illusione di un’evoluzione del tempo e dello spazio. Un numero rassicurante, perfetto per i comunicati e i post sui social, che suona moderno, efficiente, quasi nordico. Peccato che basti mettersi in auto e “buttarsi” nei viali di circonvallazione per rendersi conto che la realtà viaggia a un’altra velocità. Molto più lenta. E che il mondo parallelo di Sara “fumosa” Funaro, neo Alice nel paese delle meraviglie, è solo un miraggio.

12 secondi possono essere il tempo di una frase ad effetto. Di una dichiarazione strampalata. Di una promessa irrealizzabile. Perché a Firenze il traffico non è un battito di ciglia. È una prova di pazienza. Un esercizio di autocontrollo. A volte una piccola sfida personale. E chi lo vive ogni giorno lo sa: il problema non è “perdersi” 12 secondi. Il problema è perderne molti di più. Ogni giorno. Nel silenzio. Senza slogan e senza essere presi per i fondelli.