Sanità, la rivoluzione Tomasi: stop all’addizionale IRPEF, basta sprechi e burocrazia, la salute torni ai territori

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“Con le tre Asl decisioni troppo lontane dai territori”: Tomasi rilancia un modello più vicino ai cittadini. Stop anche all’addizionale Irpef, segnale del disavanzo strutturale della sanità toscana

 

Alessandro Tomasi, attuale sindaco di Pistoia e candidato alla presidenza della Regione Toscana per il centrodestra, ha scelto ieri l’Ospedale di Careggi – simbolo della sanità toscana – per lanciare un messaggio chiaro: servono riforme strutturali per rimettere in piedi un sistema – quello della sanità toscana – che rischia il collasso. 

Tomasi è chiaro su un punto: il continuo ricorso all’addizionale Irpef è il segnale più evidente di una gestione sbagliata della sanità toscana: ““Se sarò eletto presidente della Regione farò di tutto per togliere l’addizione Irpef, perché è la prova del disavanzo strutturale della sanità toscana”. Non si tratta soltanto di ridurre tasse, ma di affrontare alla radice una deriva pericolosa: un sistema sanitario che si regge su interventi tampone e sacrifici fiscali dei cittadini.

Il rischio, per Tomasi, è che l’intero sistema possa collassare: “200 milioni all’anno fa un miliardo in 5 anni”. Tra le proposte, una maggiore valorizzazione delle buone pratiche esistenti, l’ottimizzazione delle risorse interne e il rafforzamento degli interventi di prevenzione. L’obiettivo, secondo Tomasi, è accompagnare la popolazione verso un invecchiamento in salute, riducendo i costi a lungo termine del sistema sanitario: “ci vuole una riorganizzazione dei costi: da quelli energetici, all’appropriatezza delle prescrizioni delle cure e dei farmaci, alla prevenzione per portare le persone in salute in vecchiaia, alla buona alimentazione, fino ad arrivare a processi organizzativi interni dove ci sono eccellenze da copiare, altre cose da correggere”. Meno burocrazia, più medici e infermieri nei luoghi dove servono davvero.

La riforma regionale del 2015 ha concentrato l’intero sistema sanitario toscano in tre grandi aziende sanitarie. L’obiettivo doveva essere più efficienza e meno sprechi. Ma per Tomasi è evidente che qualcosa non ha funzionato: “Con le tre maxi Asl ci avevano promesso efficienza e risparmio. Non ci sono stati, mentre le fasi decisionali si sono completamente allontanate dai territori”. Tomasi non propone un ritorno al passato, ma una revisione modulata, partendo dalle esigenze concrete. Soprattutto nelle aree periferiche, dove la distanza dai grandi centri si traduce in meno servizi: “Il disagio nella zona sud-est è molto forte. L’Asl che unisce Arezzo, Siena e Grosseto è troppo grande. Non servono Asl provinciali, ma più piccole, più efficaci”.

Il rafforzamento della sanità territoriale è stato al centro delle promesse del governo regionale uscente. Ma Tomasi non si fida dei proclami: “Hanno avuto cinque anni di tempo. Il piano socio-sanitario è stato approvato un mese fa. Ai grandi numeri, come le 140 strutture di comunità, rispondo: con quale personale si attiveranno?”. Per il candidato del centrodestra, non basta “mettere bandierine sulla mappa”: ci vuole un approccio fondato sulla sostenibilità, la responsabilità amministrativa e l’ascolto delle comunità locali. 

Foto: Copyright Fotocronache Germogli