Targa vandalizzata: il colpevole è uno straniero già noto alle forze dell’ordine. Fine allarme razzismo?

GERMOGLI PH: 15 DICEMBRE 2011 FIRENZE PIAZZA DALMAZIA LUOGO DUPLICE OMICIDIO SENEGALESI KILLER DI FIRENZE FIORI CERI LUMINI SOLIDARIETA' ALLE VITTIME TARGA IN MEMORIA DEI MORTI

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Il responsabile è un cittadino marocchino già noto alle forze dell’ordine: l’ipotesi del gesto razzista crolla, insieme alla comunicazione istituzionale

 

C’era una volta, ma c’è ancora e speriamo ci sarà sempre, una città che non si piega all’intolleranza. Ma l’indignazione di chi vede spettri del fascismo e dell’intolleranza ovunque, ha avuto il suo ultimo cortocircuito cognitivo nei giorni scorsi: la targa in memoria di Samb Modou e Diop Mor, uccisi nel 2011 in Piazza Dalmazia da un fanatico di estrema destra, è stata spezzata.

La sindaca Sara Funaro, con post social fulmineo e un comunicato altrettanto incisivo, ha immediatamente parlato di “gesto vile e ignobile”, richiamando la città alla lotta contro l’odio e l’intolleranza. Fanpage, poi, non ha avuto bisogno di attendere indagini o verifiche: la sentenza era già scritta: “I fascisti non esistono, però hanno spaccato la targa in ricordo di due uomini ammazzati da un fascista. Hanno spaccato la targa in ricordo di Samb Modou e Diop Mor, di notte, muovendosi come sonnambuli o come topi”.

I sindacati, l’ANPI e gli opinionisti da social della sinistra locale e non, hanno fatto il resto, con la CGIL Firenze in prima linea: “La nostra organizzazione ribadisce la necessità di tenere alta l’attenzione contro ogni forma di xenofobia e violenza, difendendo i valori di democrazia, uguaglianza e inclusione che sono alla base della nostra società. È importante individuare al più presto i responsabili di questo gesto gravissimo.”

Ma poi, come spesso accade nella realtà, è arrivato qualche ulteriore dettaglio dai risultati delle immagini delle telecamere di sorveglianza. A quanto ricostruito dalla Digos, si tratta di un cittadino marocchino di 24 anni, già noto alle forze dell’ordine. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso il giovane, intorno alle 19:25 del 26 agosto, mentre si arrampicava sul basamento in pietra e si aggrappava alla lapide commemorativa, fino a staccarla e farla precipitare a terra, rompendola. Dalle immagini è apparso evidente che l’uomo si trovava in uno stato di alterazione psico-fisica.

Fine del movente politico. Addio indignazione selettiva. Molti dei post indignati sono stati rimossi, così come l’articolo di Fanpage. Per il resto, nessuna rettifica, nessuna nota, nessun aggiornamento con “errata corrige”. Solo il silenzio.

La vicenda lascia l’amaro in bocca. Non solo per l’oltraggio a una targa simbolica, ma anche per la fretta con cui si costruisce una narrazione, purché funzioni mediaticamente. Perché indignarsi è gratis. Rettificare, invece, costa qualcosa: credibilità. E c’è una sottile, pericolosa differenza tra memoria e strumentalizzazione. E quando la realtà bussa alla porta con un colpevole scomodo, improvvisamente cala il sipario.

Foto: Copyright Fotocronache Germogli