Il rogo del ponte Hack scopre ciò che la Giunta ha nascosto sotto il tappeto

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Il rogo dell’altra sera che ha colpito un tratto del ponte tramviario Margherita Hack accende i riflettori su problemi che la Giunta fiorentina ha preferito per anni nascondere sotto il tappeto. L’augurio è che nel 2026 quel tappeto venga finalmente sollevato del tutto

 

L’incendio che ha danneggiato le strutture del ponte tramviario a Novoli è stato rapidamente derubricato, come leggiamo sui giornali, a semplice fatto di cronaca nera. Una lettura comoda, ma insufficiente.
Non ci stiamo, soprattutto nel giorno di Capodanno, all’indomani dell’annuncio trionfale di una tramvia no-stop per la notte di San Silvestro ottenuta solo con un bypass provvisorio, della firma dell’avvio della linea verso Rovezzano — imposta a dispetto di residenti, comitati e santi — con un albericidio programmato senza precedenti, e della plateale crisi di nervi della sindachessa sul tema dei reperti archeologici di piazza Beccaria.

Reperti che, guarda caso, tutti sapevano esistessero, tranne i tecnici ed esperti di Palazzo Vecchio muniti di saggi e georadar, e che ora qualcuno vorrebbe “velocemente abbattere” pur di non rallentare la linea per Bagno a Ripoli, arrivando persino a lanciare velate minacce alla soprintendente rea di ostacolare la cura del ferro novecentesca.

Che il treno-tram che devasta Firenze sia una sciagura non è più un’opinione, ma un dato di fatto. Si procede cocciutamente, senza visione, con procedure e controlli superficiali. Lo ribadiamo: non siamo contrari alla tramvia in sé, ma a questa infrastruttura antiquata e fragile. Il rogo dell’altra sera lo dimostra: basta poco perché una linea si spezzi in due.

Succede spesso con i banali incidenti auto–tram, è successo con la famigerata curva di via Jacopo da Diacceto — che dopo pochi anni di stridii e sollecitazioni ha mostrato tutta la debolezza della struttura — ed eccoci oggi al papatrac del ponte Margherita Hack. Un incendio che, nonostante le rassicurazioni di rito, causerà un lungo stop alla linea per l’aeroporto.

Circa 50 metri lineari di cavi di media tensione sono stati distrutti in pochi minuti, raccontano i Vigili del Fuoco, divorati dalle fiamme accese per riscaldarsi da chi, sotto quel ponte, vive da anni tra cartoni e masserizie. Gli ultimi, dimenticati da un’amministrazione che a parole si dice sempre vicina ai più fragili, salvo poi ignorare sistematicamente ogni segnalazione.

Chi denunciava quella situazione veniva tacciato di razzismo. Come se il disagio sociale e i problemi di sicurezza — segnalati con video, esposti, interventi di cittadini, comitati e consiglieri — fossero una posizione politica e non un fatto reale. Quei fantasmi noi li abbiamo sempre visti. Così come il fantasma di Kata e di ciò che accadeva all’ex hotel Astor. E sappiamo tutti com’è andata a finire. Quel ponte, alla vigilia delle elezioni regionali, è stato persino teatro di una passerella elettorale: l’assessore Giorgio e il presidente del Quartiere 5 lo percorsero a piedi celebrando la “bicipolitana”, camminando colpevolmente ignari sopra cumuli di rifiuti e giacigli di fortuna che proprio l’altra notte hanno innescato il rogo.

Quando la linea T2 tornerà davvero operativa è difficile dirlo. Da Gest arrivano comunicati rassicuranti “i tecnici sono all’opera” e per far funzionare la linea si è creato un bypass provvisorio, ma serviranno nuovi interventi per verificare i danni e riparare del tutto la struttura. Un’incendio che poteva avere conseguenze ancora più gravi, ma il danno appare serio e complesso. È plausibile che i tempi di ripristino si misurino in mesi, con disagi pesanti per residenti e turisti. La favola dei bus sostitutivi come vasi comunicanti non regge: l’abbiamo già vista fallire clamorosamente a Diacceto.

Il punto non è solo l’incendio, che non è una fatalità imprevedibile se si ignora per anni chi dorme sotto un ponte nelle notti d’inverno. Il punto è l’enorme vulnerabilità di un’infrastruttura complessa come un cavalcavia. Se davvero i pannelli fossero ignifughi, com’è possibile che un falò improvvisato abbia causato danni così ingenti in pochi istanti? I binari sono stati deformati dal fuoco, che danni possono aver subito? Il sequestro della porzione di ponte e indagini approfondite appaiono inevitabili. E non è affatto peregrina l’ipotesi che emergano profili di responsabilità: omissione di atti d’ufficio, interruzione di pubblico servizio, negligenza, danno erariale.

Il 2025 non si è chiuso bene, e il 2026 non si apre meglio per la sindachessa e i suoi grattacapi tramviari. Non convince l’annuncio entusiasta del via libera alla linea per Rovezzano (3.2.2), previsto per l’estate, in totale spregio alle richieste di confronto dei comitati cittadini, ignorati nonostante la parola “dialogo” sia stata una delle più abusate dalla Giunta Funaro.

Una linea di appena 6,1 km, 15 fermate e 25 minuti di percorrenza, dal costo monstre di 360 milioni di euro, con criticità enormi: dal sottoattraversamento di piazza delle Cure all’impatto su Campo di Marte, fino all’albericidio che colpirà il quartiere più verde di Firenze nonostante la novella del 72% degli alberi mantenuti e il 100% degli alberi abbattuti ripiantati. Le previsioni di 8 milioni di passeggeri annui, 6.000 auto in meno al giorno e 3,1 milioni di kg di CO₂ risparmiati restano numeri senza fonte, più vicini alla fantasia che ad un’analisi trasparente.

E poi la terza maledizione: piazza Beccaria. Scavando lì per  si è “scoperto” che sotto ci sono… le mura medievali. Alla faccia dei saggi e georadar usati dai tecnici comunali per garantire che lì sotto non c’era niente. Oggi la sindachessa, con lo sguardo fisso alla scadenza PNRR del 31 dicembre 2026, attacca la soprintendente Antonella Ranaldi colpevole di voler capire meglio per proteggere ciò che resta della Firenze storica.

Tre enormi problemi per un treno-tram che o è davvero sfortunato o, più semplicemente, è troppo vecchio per il 2026. E visto che questi sono solo i lembi di tappeto sollevati, l’augurio per l’anno nuovo è uno solo: che qualcuno, finalmente, spazzi via tutta la spazzatura nascosta sotto.

Foto: I Ragazzi di Novoli