Con l’approvazione del progetto definitivo della tramvia Libertà-Campo di Marte-Rovezzano, Palazzo Vecchio inaugura l’ennesimo capitolo della saga: “fidatevi di noi, andrà tutto bene”. Spoiler: non andrà così
A dicembre è arrivato l’ultimo tassello per l’avvio dei lavori della linea tranviaria Libertà-Campo di Marte-Rovezzano. Almeno sulla carta.
La giunta comunale ha dato il via libera al progetto definitivo annunciando l’inizio dei cantieri a luglio 2026.
La durata prevista?
1.032 giorni, ovvero 34 mesi. Quasi tre anni. Con tanto di bonus premio se i lavori verranno conclusi nei tempi stabiliti, come se rispettare un cronoprogramma fosse un’impresa eroica e non il minimo sindacale.
Traduzione: se tutto va bene – ipotesi puramente teorica – i cantieri finiranno a maggio 2029.
“Abbiamo approvato in giunta la realizzazione della linea tranviaria Libertà-Rovezzano, un’opera strategica per la città” dichiara la sindachessa Sara fumosa Funaro, aggiungendo uno dei suoi immancabili mantra della Firenze plurale: “Avvieremo un percorso strutturato di confronto e informazione con i cittadini”.
Il solito zuccherino che illude e ammicca alla partecipazione, buono per i comunicati stampa e indigesto per chi ha memoria.
I fiorentini hanno già visto come finiscono questi “percorsi”: decisioni prese, cittadini informati dopo, quando va bene.
Per evitare subito il caos totale dell’annodato traffico fiorentino che si paralizza a Campo di Marte con i lavori al ponte al Pino, il Comune promette che i lavori del treno novecentesco partiranno da Rovezzano, lasciando per ultima la parte più esplosiva: Campo di Marte e lo stadio.
Una scelta tattica che sa tanto di rinvio del problema, non di soluzione.
A Palazzo Vecchio fanno finta di nulla, ma sanno benissimo che sul progetto pende un esposto alla Procura della Repubblica, presentato dal Comitato Vitabilità dopo l’approvazione dell’opera nonostante le numerose osservazioni contrarie dei cittadini, soprattutto sul massacro degli alberi.
Ma c’è un problema ancora più grande, che la sindachessa Alice nl paese delle meraviglie continua a non vedere: l’ordine pubblico.
Tra largo Gennarelli, viale Malta e viale Fanti, per circa 700 metri, in occasione delle partite allo stadio si instaura una zona off-limits.
Per ore – prima, durante e dopo l’evento – i residenti non possono parcheggiare, transitare, talvolta nemmeno mettere il naso fuori casa perché vivono in quelle che sono zone riservate ai tifosi ospiti per evitare scontri, come imposto dalla Prefettura.
E con la tramvia cosa succede?
Il treno non può fermarsi: è un servizio pubblico. Quindi, mentre ai fiorentini viene vietato di mettere piede in strada, il tram dovrebbe transitare tranquillamente, carico di passeggeri ignari, in mezzo a una zona ad altissimo rischio scontri.
Un capolavoro.
Com’è possibile che nessuno — tra i numerosi professionisti a busta paga dei fiorentini coinvolti nella progettazione — abbia sollevato un problema che è tutto fuorché marginale?
Possibile che nessuno abbia pensato che far convivere eventi sportivi ad alto rischio e trasporto pubblico non è una questione tecnica, ma una follia annunciata?
Gli esperti di ordine pubblico da noi interpellati, sono netti: la convivenza è impraticabile.
E allora cosa succederà a Funarolandia quando questo nodo verrà al pettine e non potrà più essere ignorato?
Si aspetterà l’incidente, il caos, o il ferito di turno per ammettere che qualcuno ha progettato senza pensare?
Perché a Firenze ormai la regola è chiara: prima si costruisce, poi – forse – si riflette. E la sicurezza, come sempre, arriva solo dopo che il danno è fatto.

