Nel contesto del presidio annunciato per domenica in Piazza Duomo (La Nazione Firenze [1] non dice da chi), rimangono oggetto di ignobili doppi standard le vittime dei recenti scontri in Iran. L’ormai onnipresente Eugenio Giani, già salito alla ribalta per le sue prese di posizione a proposito della cancellazione dell’esibizione della ballerina ucraina Svetlana Zakharova al Maggio Musicale, si è deciso a trasporre sul resto del mondo l’assioma del PD per cui «il popolo» è costituito solo da chi la pensa come loro. In un impeto di difesa quasi fanatica dei terroristi che hanno messo a ferro e fuoco l’Iran massacrando giovani, donne, anziani e bambini, egli si è spinto a chiedere l’espulsione dell’ambasciatore iraniano dall’Italia. Un’esortazione tanto ardimentosa quanto curiosa, dal momento che il governatore a suo tempo si era scordato, nella concitazione del palwashing allora dominante, di chiedere la stessa misura nei confronti dei diplomatici israeliani, partendo quantomeno dal Consolato onorario presente nella nostra città. Curiosa anche perché tanti di quei proclamati “combattenti per la libertà” non sono nemmeno iraniani, ma agenti di quello Stato d’Israele che egli appunto finge di condannare per finta amicizia verso il popolo palestinese, il quale ha trovato al contrario nell’Iran un aiuto e un sostegno materiali molto più concreti della verbosità del PD riscopertosi “amico dei popoli in lotta” (ma non di quelli che amministra nelle città italiane).
Certo, non ci si aspetta che Giani, Funaro, Biti, Sparavigna e altri esponenti della giunta di Palazzo Vecchio abbiano visto le impressionanti immagini provenienti, ad esempio, da Mashhad, la città in cui hanno avuto inizio le pur fondatissime proteste economiche (e i cui partecipanti si sono poi uniti agli altri sostenitori del governo una volta constatata la piega violenta ed eversiva presa dai cortei, pur rivendicando personalmente i loro più che legittimi motivi) e data addirittura per «caduta nelle mani dei manifestanti», nelle cui piazze sono scesi centinaia di migliaia di iraniani a ribadire la propria fedeltà alla Repubblica Islamica e ad ammonire che a cadere sarà non la città, ma Trump stesso qualora decidesse di aggredire il loro Paese. O da Teheran, Karaj, Kermanshah, Qom e altrove, che hanno visto preghiere e recitazioni collettive di quel Corano innalzato come celebrato collante nazionale di fronte allo scempio di moschee e testi sacri dati alle fiamme dai “pacifici manifestanti per la libertà e la democrazia”.
Lecito è però attendersi che un esponente politico di alto livello sapesse, almeno a grandi linee, ciò di cui parla, specie se l’argomento riguarda una civiltà e un Paese da noi differenti.
Giani, invece, a tal proposito è riuscito a dar vita al paradosso in cui, difendendo questi ultimi e i loro atti di cui sicuramente è ignaro, contrariamente ai diplomatici italiani ai quali, assieme ai colleghi esteri, quelle turpi e macabri immagini sono state mostrate a Teheran (2), spera che dalle ceneri della Repubblica Islamica sorga un governo «libero e pluralistico» presieduto proprio da chi si è reso protagonista di incendi di luoghi di culto, furibondi pestaggi di gruppo ai danni anche, addirittura, di anziani, “colpevoli” solo di non essersi uniti alle rivolte, e omicidi a sangue freddo!
La crassa ignoranza gianiana di un Paese con cui l’Italia intrattiene floridi rapporti diplomatici parecchio precedenti al 1979 gli ha fatto persino auspicare «un Paese plurale, rispettoso delle culture millenarie e delle varie fedi presenti, inclusa quella cristiana ed ebraica», non sapendo, con ogni evidenza, che proprio Cristiani ed Ebrei, insieme agli Zoroastriani, sono riconosciuti come minoranza religiosa ufficiale dall’art. 13 della Costituzione (3). Gli ebrei iraniani, seconda comunità in Medio Oriente per dimensioni, libera di riunirsi nelle 11 sinagoghe di Teheran e studiare nelle scuole ebraiche delle quali molte sono dotate (4), non hanno neanche mancato di far sentire la loro voce a sostegno della Palestina e contro il genocidio perpetrato da Israele (5). Stesso dicasi per la minoranza cristiana, cui pure sono riservati 600 luoghi di culto, di cui 90 presenti nell’elenco dei monumenti nazionali e 3 elevati al rango di patrimonio mondiale (6).
Gli artt. 15, 23, 24, 25, 26, 27 e 28 della Costituzione, quanto a libertà e pluralismo, soddisfano decisamente ogni criterio internazionale in tal senso. Da noi, ricordiamolo, ancora tiene banco la questione della moschea per la comunità musulmana.
Vi è poi il nodo di quale opposizione, secondo il PD, dovrebbe governare l’Iran dei loro sogni: i monarchici fedeli a Reza Ciro Pahlavi? I repubblicani? I sedicenti “marxisti” afferenti perlopiù alla setta dei Mojaheddin-e-Khalq? Visti gli scontri anche feroci andati in scena soprattutto tra i primi e i secondi in varie manifestazioni all’estero (a Los Angeles un esponente dei terzi ha tentato persino di investire con un furgone militanti dei primi [7]), non è affatto una questione di poco conto. Se n’è accorta persino Fratelli d’Italia, che pure ha votato a favore la mozione in tema del Consiglio regionale passata quasi all’unanimità con la sola astensione del M5S, istruendo la giunta sul fatto che «quella che sostiene…non è una coalizione coesa, ma la somma di soggetti politici distinti e spesso assai distanti».
In conclusione, con la mannaia dell’onta del caso Magherini, verificatosi ai tempi del governo Renzi e dell’amministrazione Nardella, sul quale non l’Ayatollah Khamenei, ma la Corte Europea ha decretato la colpa dell’Italia per la doppia violazione dell’art. 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e palesi irregolarità procedurali nelle indagini, PD e sodali dichiarati o di fatto tali farebbero bene a evitare di ingerirsi negli affari interni di altri Stati e a pensare ai gravissimi problemi che investono la nostra regione in tutti i campi: politico, economico, sociale. Le svolte e le giravolte della realtà mondiale odierna sono tali che un giorno potrebbero essere i loro dirigenti a ritrovarsi ammanettati e bendati su un elicottero straniero. E per allora, citando l’intramontabile Bertold Brecht, non sarà rimasto nessuno a protestare.
NOTE
(1) https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/firenze-si-mobilita-per-liran-b717211d
(2) https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/01/12/teheran-convoca-i-diplomatici-di-italia-francia-gb-e-germania_9487dd45-cb6e-4215-951c-c01207c3141a.html
(3) https://www.rome.mfa.gov.ir/it/generalcategoryservices/10425/costituzione
(4) https://www.irancultura.it/religioni/ebraismo/
(5) https://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=8150:il-comitato-ebraico-di-teheran-afferma-che-gli-ebrei-in-iran-vivono-in-completa-sicurezza-nonostante-sanzioni-e-controlli&catid=26:dal-medio-oriente&Itemid=76
(6) https://ilfarosulmondo.it/iran-viaggio-nel-tempo-incantevoli-chiese/
(7) https://www.iranprotests.com/post/an-attack-by-a-supporter-of-the-mek


