Consumo di suolo e case inutilizzate: la scelta assurda di Firenze

A Firenze si cementifica ancora. Unsplash

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A Firenze si cementifica ancora. Unsplash

Che a Firenze il verde piaccia solo negli spettacoli teatrali strappapplausi o nel colore dello scudo classista per auto è cosa arcinota. Intanto la cura del cemento spiana-verde prosegue indisturbata

 

A Firenze ormai lo hanno capito anche le mura dei palazzi più antichi: la parola verde serve solo al travaso di bile dei fiorentini che al verde vero – quello dei campi, dei prati, degli alberi, dei fiori – tengono davvero. A chi ci amministra, invece, che si sciacqua la bocca di questo colore come fosse un colluttorio, il verde serve solo come etichetta per regolamenti nati per violare il diritto dei cittadini a muoversi liberamente.

Il colore preferito a Firenze è il grigio che, senza scomodare l’armocromista della segretaria dem Elly Schlein, non è certo una nuance che induce allegria o ottimismo.
Grigio in infinite sfumature: dal grigio scuro delle sgangherate toppe di catrame buttate alla meno peggio sulle buche cittadine da qualche ditta carneade ingaggiata al ribasso; al grigio un po’ più chiaro dell’asfalto sottostante ormai bucherellato; fino al grigio pallido del cemento che riveste palazzi, parcheggi, piazze, piazzole, muretti, spigoli, marciapiedi, e chi più ne ha più ne metta.
Un grigio che, giorno dopo giorno, cancella il verde e avanza in una città che di verde ha solo il colluttorio.

Una città che, oltre ad essere notoriamente una delle capitali dell’insicurezza urbana e sempre più grigia con il respingimento dei suoi nativi, cacciati fuori dalle mura dall’impossibilità di permettersi – senza essere Paperon de’ Paperoni – un affitto dignitoso.
Una città che si sta trasformando nel museo di sé stessa: i vecchi muoiono, non nascono bambini, chiudono le scuole, spariscono i negozi di prossimità, mentre proliferano i brand globali e i magazzini del lenzuolificio, unico affare che pare ancora tirare.

Le case, come abbiamo visto, se ci sono servono solo ai turisti; quelle disponibili, quando non sono già convertite, spesso risultano occupate come se essere fuorilegge siamo ormai quasi normalizzato.
In questo panorama fosco per chi deve vivere davvero a Firenze, salta agli occhi la notizia di pochi giorni fa: 161 appartamenti a canone calmierato sono andati all’asta deserta per due volte, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.

La causa? Un conflitto legale tra il liquidatore e l’unico possibile acquirente, il Comune di Firenze, sulla durata delle convenzioni: permanenti contro decennali. In attesa della decisione del Tar, che dovrà stabilire se i futuri acquirenti saranno obbligati a mantenere i prezzi calmierati, questi immobili rischiano di perdere il vincolo, generando incertezza per inquilini e mercato.

Si tratta di alloggi costruiti circa vent’anni fa con un programma ministeriale per l’edilizia accessibile, messi all’asta con una base complessiva di circa 10,4 milioni di euro.
Una situazione di stallo imbarazzante che rischia, qualora il Tar decidesse per il vincolo decennale, di consentire la vendita degli immobili singolarmente a prezzo di mercato, seppur con diritto di prelazione per gli inquilini.
Sarebbe l’ennesima mazzata per chi spera di trovare casa a Firenze e per chi già ci vive.
Insomma, a Firenze il sociale non esiste e i cittadini che si ostinano a restare rischiano di perdere anche questi 181 appartamenti a prezzo calmierato.

Torniamo allora al colore che ci piace: il verde. Quello che a Firenze sparisce, giorno dopo giorno.

Ed è qui che esplode il paradosso cromatico. Mentre i fiorentini hanno bisogno di case, il francesissimo gestore delle disgraziate linee del servizio pubblico locale partorisce la brillante idea – subito accolta con entusiasmo dall’amministrazione capitanata da Sara Funaro novella Alice nel paese delle meraviglie – di costruire nuovi alloggi lungo la tramvia.
L’idea nasce perché, “nei prossimi anni”, arriveranno 400 autisti, rigorosamente da fuori Firenze, e serviranno loro nuove case. Ovviamente a canone calmierato.
Case lungo la tramvia, perché — sia mai — gli autoferrotramvieri debbano fare la fatica di uscire di casa e prendere la tramvia per guidare la tramvia, come ogni comune mortale.

Se da un lato può sembrare positivo che il gestore voglia investire in edilizia sociale (anche se principalmente a proprio uso e consumo, chiedendo già una mano a Cassa Depositi e Prestiti), ciò che fa sobbalzare è la nonchalance con cui l’amministratore delegato di Tram Spa, Fabrizio Bartolini, afferma che “ben venga la modifica delle norme urbanistiche per agevolare operazioni simili”.

La deroga al principio dei “volumi zero” è passata sottotraccia a una sindaca giuliva, evidentemente concentrata solo sull’idea di poter elargire appartamenti — bontà sua — anche a chi autoferrotramviere non è. Con lei applaude anche il nuovo presidente di Confindustria, Lapo Baroncelli.

Al netto di chiedersi dove fosse finora il signor Bartolini, dato che gli autisti di Gest operano in città da almeno quindici anni, la domanda vera è un’altra: è davvero una buona idea continuare a consumare suolo, producendo effetti ambientali, agricoli, idrologici e climatici irreversibili?

La scelta è senza dubbio scellerata. Anche perché l’area individuata per edificare — cioè per spianare ciò che resta del verde urbano — è Rovezzano, futura area di capolinea della tramvia “novecentesca”, una delle pochissime zone ancora verdi di ciò che resta della periferia fiorentina.

In un altro articolo approfondirò gli effetti nefasti della distruzione del suolo. Qui basti ricordare che per rendere di nuovo fertile un solo centimetro di terra impermeabilizzata servono almeno 100 anni, con tutte le conseguenze correlate. Mi limito a descrivere la situazione, grave, di Firenze — peraltro non dissimile dal resto d’Italia.

Secondo il Rapporto 2025 del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e ISPRA, nel 2024 il 42% del territorio comunale di Firenze è artificiale, consumato da edifici, strade e superfici impermeabili.
Parliamo di 4.290 ettari, con un incremento netto annuo di 2,7 ettari, pari a circa quattro campi da calcio all’anno. Il bicchiere mezzo pieno è il rallentamento rispetto al passato, ma non basta.

Firenze è seconda in Toscana (dopo Forte dei Marmi) per consumo di suolo e decima in Italia tra i comuni sopra i 100.000 abitanti per percentuale di territorio artificializzato.
Basta guardare le immagini satellitari della città e della Piana per capire che in soli vent’anni l’incremento dell’urbanizzazione e la perdita di suolo sono stati devastanti.

E allora, proseguiamo?
Perché la sindaca è felice di questo scempio?
Perché non si impegna, con gli avvocati pagati dai fiorentini, a risolvere la questione dei 181 appartamenti invece di continuare a sacrificare altro verde?