Mugello: l’Unione dei Comuni considera Il Forteto un’eccellenza nonostante le condanne per abusi

Saverio Zeni, consiglere comunale a Dicomano ed editore

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C’è un limite oltre il quale non si può più parlare di distrazione, superficialità o leggerezza. Oltre quel limite c’è solo una parola: vergogna. E l’Unione dei Comuni del Mugello quel limite lo ha superato definendo Il Forteto un’eccellenza del territorio

No, non è una boutade. Non è un refuso. Non è un errore tecnico. È una scandalosa realtà.
L’Unione dei Comuni del Mugello considera Il Forteto fra le sue eccellenze. Sì, proprio Il Forteto: la cooperativa al centro di una delle più gravi e vergognose vicende di abusi su minori della storia italiana recente.

Lo fa attraverso il proprio sito istituzionale, quello dell’ente che ha raccolto l’eredità delle Comunità Montane e che oggi rappresenta tutti i Comuni mugellani.
Un organismo che, nei fatti, assomiglia sempre più a un carrozzone burocratico buono solo per l’autoreferenzialità e la distribuzione di poltrone.

Ed è altrettanto scandaloso che di questa aberrazione si sia accorto – almeno pubblicamente – solo Saverio Zeni, consigliere comunale a Dicomano e imprenditore editoriale del territorio.
Una persona che la vicenda Forteto la conosce fin troppo bene, avendola raccontata per anni pagandone il prezzo in prima persona, tra intimidazioni e querele per aver osato fare ciò che altri non hanno mai avuto il coraggio di fare: dire la verità.

“Stigmatizzo con forza questa vicenda – tuona Zeni – che mette a nudo la superficialità di chi spende migliaia di euro pubblici in comunicazione istituzionale, troppo spesso solo per celebrare se stesso, ma poi non si accorge che sul sito ufficiale viene promossa come eccellenza una cooperativa il cui fondatore è stato condannato in via definitiva a oltre 15 anni di carcere per abusi e maltrattamenti su minori”.

Zeni punta il dito anche contro “quella che si fa chiamare sinistra”, che da sempre governa il Mugello e che per anni ha cercato in ogni modo di negare l’evidenza, mettendo anche i bastoni fra le ruote a chiunque provasse a rompere il muro di omertà.
Compreso il giornale di cui Zeni è editore, colpevole appunto solo di raccontare i fatti, e per questo bersaglio di querele temerarie nel vano tentativo di zittirlo.

Ricordiamolo, perché la memoria è un dovere: il fondatore del Forteto, Rodolfo Fiesoli è stato condannato in via definitiva a oltre 15 anni di carcere per abusi e maltrattamenti su minori.
Eppure, mentre lo scandalo era già noto e le sentenze esistevano, da sinistra si sono levate difese ad oltranza, imbarazzanti e indegne.

Per chi ha la memoria corta, facciamo qualche nome.
Antonio Di Pietro, ex eroe di Mani Pulite miracolato con un seggio da senatore proprio in Mugello, scrisse addirittura la prefazione a un libro di Fiesoli nel 2011, pochi mesi prima del suo arresto.
Nel 2010 il Partito Democratico organizzò al Senato la presentazione di un altro libro del “profeta”, quando la sua condanna definitiva risaliva già al 1985.

Esponenti nazionali dem come Massimo D’Alema, Piero Fassino, Rosy Bindi, Tiziana Camusso e Livia Turco frequentavano Il Forteto, invitati dalla filiera politica locale.
La sezione DS di Vicchio arrivava a esprimere pubblicamente “stima e amicizia per Fiesoli e tutti i fondatori”, elogiandone la disponibilità durante le Feste dell’Unità.

Poi, quando la verità giudiziaria è diventata impossibile da occultare, tutti scomparsi.
Nessuna autocritica.
Nessuna assunzione di responsabilità.
Nessuna parola per le vittime.

Ecco perché la “dimenticanza” sul sito dell’Unione dei Comuni del Mugello fa orrore.
È l’ennesima conferma che delle vittime del sistema Forteto non è mai importato nulla a nessuno.
Importava la narrazione politica, l’immagine da difendere, il consenso da preservare. Quando quella narrazione è crollata, è rimasto solo il silenzio.

Il Mugello e l’Italia sana chiedono una cosa sola: che a questa schifosa vergogna si ponga rimedio immediatamente.
L’Unione dei Comuni – uno dei tanti enti inutili di questo Paese, buoni solo a distribuire incarichi e ad alimentare l’amichettismo più miserabile – deve smettere di autocelebrarsi e iniziare, per una volta, a fare qualcosa di giusto.

Rimuovere subito Il Forteto dall’elenco delle “eccellenze”, cospargersi il capo di cenere, chiedere scusa pubblicamente e chinare la testa davanti alle vittime.
È il minimo sindacale, l’unico gesto possibile per provare, almeno in parte, a lavarsi la coscienza dopo anni di complicità, coperture e omissioni.

Noi, insieme a tutti coloro che hanno combattuto e continuano a combattere – spesso pagandone il prezzo in prima persona – continueremo ad aspettare.
Ma il tempo dell’indifferenza è finito.