Pecunia non olet, recita il celebre proverbio latino: ed è così che, di fronte all’incedere dei tempi e all’avvicinarsi della scadenza dei termini per il rimborso dei fondi del sedicente PNRR, la smania di terminare i cantieri entro la fine dell’anno, cade ogni considerazione “artistico-culturale” e, con l’avvallo della Soprintendenza, in Piazza Beccaria si è deciso di riaprire il cantiere rimuovendo parte delle mura arnolfiane, informano La Repubblica Firenze, Corriere Fiorentino, La Nazione Firenze e Il Tirreno Firenze, per far passare il «tubone» dell’acquedotto. Le stesse quattro testate, con l’aggiunta della redazione nazionale dell’ultima, ricordano ai lettori il fine settimana d’inferno che si prospetta per i lavori su Ponte al Pino, con l’annesso stop ai treni dell’alta velocità che si estenderà proprio tra sabato e domenica, «spaccando l’Italia in due». I pini veri vanno giù, al contempo, in Piazzale Donatello: un vero e proprio ecocidio che ha visto l’abbattimento di 1.150 alberi col pretesto della realizzazione della linea tranviaria diretta a Bagno a Ripoli e il Comune a promettere la piantumazione di appena venti tra pini, platani e bagolari. La catastrofe, intanto, è servita, e fortunatamente i comitati, stando a quanto ricostruito da Corriere Fiorentino e La Nazione Firenze, rimangono sul piede di guerra per un disastro che avrà ripercussioni pluridecennali su una delle poche zone cittadini vivibili nelle sempre più torridi estati fiorentine (tali proprio a causa dell’ecocidio frutto della barbarie funariana). Tuttavia, come titola emblematicamente il primo, «non c’è soltanto la tranvia a ingolfare la città: in appena due giorni Publiacqua ha aperto 29 cantieri», definendo giustamente «uno stillicidio» i restringimenti di carreggiata e la chiusura delle strade a macchia di leopardo da Piazza S. Giovanni a Borgo Santi Apostoli, passando per via dei Ceci, via dei Pini e via dello Spedaluzzo. 29 cantieri, si badi bene, sono solo quelli nuovi: secondo le stime parziali di Palazzo Vecchio, il numero totale ammonta a 105, ma conteggiando anche i lavori non previamente segnalati tocchiamo la vetta dei 129. E mentre è da chiedersi se gli utenti della tranvia, passando in futuro da Rovezzano, dovranno ancora vedere la discarica a cielo aperto che tanto ha scaldato gli animi in sede di Quartiere 2 e di cui ha parlato La Nazione Firenze, proprio quest’ultima dà conto, in un brevissimo trafiletto, del pugno di mosche che si sono ritrovati in mano i canottieri dopo il confronto in Comune circa il rischio di chiusura della loro sede, e insieme al Corriere Fiorentino ha scritto un altro capitolo sulla saga dei dehors: in vena di titoli d’attacco, questi ha parlato di «mezza Piazza della Repubblica in rivolta» e pronta al «ricorso per non dover cambiare il proprio dehors», ben poco intenzionati, i gestori dei locali coinvolti, a sborsare 300.000€ per i relativi lavori di adeguamento. Sono soprattutto quelli sul lato delle Giubbe Rosse i più restii ad adattarsi al modello Gilli-Paszkowski. L’assessore Paulesu, forse avendo letto l’intervista di Federico Maria Sardelli su La Repubblica Firenze di ieri, ha proposto, tra il serio e il faceto, il «ritorno a sedie e tavolini». Contro la gentrificazione di cui tali dissidi sono figli, vari comitati hanno presentato una petizione all’assessore Biti per «fermare la svendita di patrimonio pubblico», una vera e propria proposta di «moratoria urbanistica», come sottotitola Il Tirreno Firenze. Di euro ne dovrà pagare invece 20.000 il liceo Michelangelo in riparazioni, poiché nuovamente preso di mira dai ladri, che oltre ai computer stavolta hanno rubato anche due stampanti e una somma di denaro dai distributori di merendine: la lista della refurtiva, compilata dalla dirigente scolastica, è stata divulgata da Repubblica Firenze, Corriere Fiorentino e Il Tirreno Firenze. Da quest’ultimo si apprende che assai maggiore è la cifra che Renzi dovrà restituire alla Società Editoriale Il Fatto, per il capovolgimento del processo per diffamazione che lo vide inizialmente vincitore nell’ottobre 2023, ora ribaltato per la non integrazione di illecito diffamatorio del termine usato all’epoca da Marco Travaglio in un articolo sull’ex sindaco incentrato (definito «bullo»): il totale ammonta a 122.000€ più IVA. Nella sua, ma soprattutto nostra, Toscana, risultano essere 214.000 gli occupati stranieri, esordisce ottimisticamente Il Tirreno nazionale presentando il Dossier statistico sull’immigrazione ad opera della CGIL fiorentina: quelli occupati, tuttavia, non sono neanche il 13% e la stragrande maggioranza di questi lavorano più duramente e sottopagati, con un incidenza dei senza-lavoro pari all’8.7%, di gran lunga superiore al 3.3% tra gli italiani. Dati, questi, presi a pretesto dall’assessore all’Immigrazione, Alessandra Nardini, per ribadire il suo «no» al CPR, riecheggiato dal sindacato stesso: questa è non ironicamente quella che il PD chiama «inclusione». Silenzio dal centrodestra, dal quale perviene soltanto, riportata sempre dal Tirreno insieme alle sezioni fiorentine di Repubblica, Corriere e Nazione, l’ufficialità delle dimissioni di Alessandro Tomasi da coordinatore di Fratelli d’Italia, ruolo nel quale subentra l’avv. Francesco Michelotti. (JCM)

