Qualche perplessità anche su quanto fatto da Biti quando era senatrice, soprattutto sul caso Forteto
Le questioni sul tavolo sono molte. Come molti sono i cantieri e molte le trasformazioni urbanistiche in corso a Firenze. Spesso controverse, spesso impattanti. Lontane da un’idea di bello, lontane anche da quell’idea di una città per i cittadini che per qualche decennio è stata la stella polare per la politica cittadina (la tanto decantata esperienza di La Pira).
La domanda sorge spontanea: chi ha in mano le deleghe oggi? Risposta: Caterina Biti. Quali competenze ha Biti per gestire una Firenze secondo molti sfigurata da interventi, come il cubo nero, l’ex convitto della Calza o l’ex ospedale di San Gallo? Spulciamo il cv pubblico.
Classe 1976, italo-svizzera (come Elly Schlein), laurea in Medicina Veterinaria all’Università di Pisa, ha lavorato da libera professionista.

Un cursus honorum politico di tutto rispetto culminato con l’esperienza al Senato della Repubblica, nel corso della quale ha partecipato ai lavori della Commissione sullo “scandalo del Male” del Forteto (ricevendo anche delle pesanti critiche dalle associazioni delle vittime).

Nulla contro la persona, tanti dubbi sull’opportunità di occupare quella casella. A maggior ragione in un momento critico come questo, tra la crisi dell’estetica conclamata – si pensi alle brutture innalzate sui viali e al cubo –, la penetrazione dei grandi gruppi con interessi pesanti, la fuga degli abitanti.
Certo, gli assessori cambiano e gli uffici restano e, come forse anche i primi sviluppi delle indagini sul cubo nero testimoniano, i tecnici hanno un grande peso specifico.
Tuttavia, sarebbe opportuno avere un assessore più solido, capace di imporsi, forte delle sue competenze e delle sue esperienze pregresse, sia con i tecnici sia con i vari interessi che ruotano intorno all’edilizia e all’urbanistica.


