La città, il simbolo e le umane associazioni

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di Francesco Borgognoni

La squadra di calcio di Firenze, la Fiorentina, è, senza dubbio, uno degli elementi identificativi della municipalità. Il segno di una appartenenza ampiamente diffuso, fatto salvo l’esistere di coloro da sempre indifferenti a queste emozioni. Tuttavia, negli ultimi cinquant’anni, questa passione popolare, è stata intorbidata da veleni che in maniera recente hanno allontanato ed allontanano la squadra dal suo popolo. Abbiamo avuto proprietà importanti. Da quella di Mario e Vittorio Cecchi Gori, a quella dei fratelli Della Valle, per non dire, nell’attualità, la famiglia Commisso. Vittorio Cecchi Gori, produttore cinematografico sontuoso, capace di vincere due Oscar – Mediterraneo e La Vita è bella – sui tre portati a casa dal cinema italiano – La Ciociara – fu distrutto, e con lui la Fiorentina, da una manovra bipartisan dei potenti di allora. I fratelli Della Valle che stavano creando una organizzazione aziendale di livello, furono travolti da una inchiesta di calcio nella quale sono stati coinvolti in modo assai poco chiaro. E Rocco Commisso è morto quando ormai l’onda della diffamazione minacciava di sommergere il Viola Park. Certo, con la famiglia Commisso sarà più difficile, hanno un mondo forte dietro le spalle. Un mondo che gli esegeti del fiorentinismo becero neanche si immagina. Ci sarà da divertirsi. Rimane un poco di tristezza, mista a scoramento, di fronte al riproporsi dei conosciuti balletti. Simbolica rappresentazione della crisi del nostro associarsi e del pensarci soggetti autonomi, esponenti fieri di una politikè, ormai perduta. Una Lost City bagnata dall’Arno anziché dell’oceano. In fondo, sempre acqua è.

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