Il “metodo Sabatini” che fa uscire la verità, anche sul cubo nero

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“È l’emblema di una gestione premia l’appartenenza politica invece del merito tecnico”

 

L’inchiesta sul recupero dell’ex Teatro Comunale di Firenze è entrata in una fase caldissima, portando sotto la lente della Procura dirigenti e tecnici della direzione urbanistica. In questo clima di incertezza, emerge con forza la figura di Massimo Sabatini, consigliere comunale della Lista Schmidt, che durante l’ultima puntata della trasmissione Destra-Sinistra su Lady Radio ha ripercorso i mesi di denunce, accessi agli atti e silenzi che hanno preceduto gli sviluppi giudiziari di queste ore.

Sabatini non parla da politico in cerca di visibilità, ma con la precisione di chi ha trascorso cinquant’anni a dirigere grandi studi di architettura internazionali. La sua è una battaglia documentale iniziata già a maggio, ben prima che le impalcature rivelassero quello che lui definisce un “cazzotto in un occhio” cromatico nel cuore della Firenze UNESCO. Al centro della polemica c’è la metamorfosi del progetto: dove dovevano esserci le sfumature calde della pietra Santa Fiora e volumi degradanti, oggi svetta una struttura complanare, rivestita di intonaco bianco e nero con inserti metallici.

Secondo il consigliere, il problema non è solo estetico ma “profondamente amministrativo”. Sabatini ha denunciato l’assenza di un verbale esplicito che autorizzi tali varianti sostanziali. “Ho chiesto per mesi il documento che attestasse il rispetto delle prescrizioni paesaggistiche”, ha spiegato in radio, “ma la risposta è stata un muro di gomma. Mi è stato detto che ero io a non capire o che la prassi non prevedeva verbalizzazioni. Ma in urbanistica la trasparenza non è un’opzione: ogni modifica deve avere una paternità chiara”. Questa mancanza di chiarezza solleva dubbi anche di natura economica, dato che il passaggio dalla pietra pregiata al semplice intonaco avrebbe generato risparmi per milioni di euro nella costruzione, a fronte di deroghe singolari concesse per affitti turistici ad alta capacità di spesa.

Il “metodo Sabatini” ha scosso gli ascoltatori, che sono intervenuti numerosi per lodarne l’onestà intellettuale. Il consigliere ha infatti rifiutato la logica degli schieramenti faziosi, sottolineando come la sua richiesta di una commissione d’indagine interna fosse stata bocciata dalla maggioranza lo scorso settembre con la rassicurazione che l’iter fosse “perfetto”. Oggi, di fronte agli avvisi a comparire, quelle rassicurazioni appaiono fragili. Per Sabatini, il caso del Cubo Nero è “l’emblema” di una gestione cittadina “che da decenni premia l’appartenenza politica invece del merito tecnico”, portando a risultati “che mortificano la bellezza e la funzionalità di Firenze”.

Nonostante il peso delle sue scoperte, il consigliere non cerca condanne sommarie. La sua priorità resta il bene della città e la speranza che si torni a un’amministrazione fatta di “persone che sanno fare le cose”. Incalzato dagli ascoltatori su un possibile futuro alla guida della città, Sabatini ha mantenuto un profilo istituzionale, lasciando intendere che le candidature più solide sono quelle che nascono spontaneamente dai risultati raggiunti sul campo, piuttosto che dalle ambizioni personali. Mentre la magistratura fa il suo corso, il lavoro di sentinella civica di Sabatini continua, con l’obiettivo di restituire rigore e bellezza a quel quadrante cittadino che si estende tra via Solferino e Corso Italia.

(A cura di Roberto Vedovi)