Tra reperti medievali rimossi, aiuole asfaltate e passaggi pedonali trasformati in piscine, piazza Beccaria diventa il simbolo di una Firenze che sacrifica il passato e ignora il presente
Sotto la pioggia battente è iniziato, alcuni giorni fa, lo scempio della rimozione dei reperti storici emersi sotto la piazza a seguito dello sventramento pro treno-tram novecentesco di piazza Beccaria.
Già il primo giorno, con una lama costituita da un filo diamantato, è stata incisa la sezione della volta medievale, larga circa un metro e settanta, per quello che è stato definito uno “smontaggio controllato” del reperto. Il giorno seguente, il lavoro si è concluso.
Se tutto andrà come da programma, il manufatto verrà poi ricoperto di sabbia e di geotessuto e tornerà a essere sepolto per sempre sotto il pavimento della piazza, con buona pace della storia di Firenze. La parte rimossa, invece, sarà semplicemente smaltita.
Per quanto riguarda i cinque cunei in pietra che costituiscono parte dell’arco, potrebbero – fortunatamente – essere salvati e conservati per un’eventuale esposizione, a testimonianza del valore del rinvenimento. Si tratta con molta probabilità, anche se tutto è ancora in fase di studio, dei resti di un’arcata di ponte o di mura di epoca trecentesca o cinquecentesca che scavalcavano un antico fosso.
Ma l’importante, evidentemente, è far passare il “tubone dell’autostrada dell’acqua”, con buona pace del manufatto storico, ridotto a semplice intoppo allo scempio del ferro.
Mentre i curiosi, col cuore colmo di amarezza, assistevano alla distruzione – accompagnata dalla devastazione delle grandi aiuole verdi della piazza, sommerse da una colata di asfalto – si accorgevano anche di avere i piedi completamente zuppi.
Tutto questo perché, mentre la piazza subisce uno sventramento destinato a stravolgerla per sempre, il camminamento pedonale che attraversa Porta alla Croce e collega Borgo la Croce con via Gioberti, a ogni accenno di pioggia, si trasforma in una piscina.
Una piscina nella quale i fiorentini sono costretti a immergere piedi, calzini e scarpe per riuscire a guadare l’attraversamento.
Due punti di vista diversi sulla stessa piazza, che raccontano però un’unica sciagura.
Da una parte si distrugge, si asfalta e si sacrifica la storia per lo sferragliare da lumaca novecentesca del treno-tram si ignora il patrimonio cittadino calpestando secoli di memoria e dall’altra si ignorano persino le più elementari regole del buon senso: garantire ai cittadini la possibilità di camminare senza ritrovarsi con i piedi a mollo.
Questa è oggi Piazza Beccaria.
Un simbolo perfetto di una città che rinnega il proprio passato e, allo stesso tempo, non riesce nemmeno a prendersi cura del suo presente.

