Il progetto del resort di lusso vicino al Giardino di Boboli è ancora in stallo, ma questo apre la strada a nuove possibilità di confronto pubblico
Firenze, un’importante occasione di confronto pubblico si è finalmente aperta nella città, con l’assessora all’Urbanistica Caterina Biti che ha incontrato le associazioni Idra e Italia Nostra per discutere il controverso caso di Costa San Giorgio. Il dibattito, che si è svolto mercoledì scorso nella torre che ospita l’assessorato e la direzione urbanistica, ha segnato l’inizio di un ciclo di consultazioni richiesto dalla cittadinanza sul progetto del resort di lusso proposto dall’imprenditore argentino Alfredo Lowenstein. Il progetto prevede la trasformazione di un complesso storico, comprendente i conventi medievali di San Girolamo e San Francesco, in un resort con 300 posti letto. Questo complesso sorge a pochi passi dal Giardino di Boboli, un sito patrimonio dell’umanità UNESCO, e ha suscitato forti preoccupazioni per l’impatto ambientale e culturale sul patrimonio storico della città.
“Su Costa San Giorgio – ha spiegato il rappresentante di Idra – il nostro è in realtà un atteggiamento così poco antagonistico da aver prodotto a suo tempo un progetto di partecipazione mirato, ‘Laboratorio Belvedere’, sostenuto da centinaia di firme di residenti in Oltrarno, approvato e ammesso al finanziamento dall’Autorità regionale, al quale purtroppo con la passata giunta non è stato possibile dare seguito.” Il professor Mario Carniani, fondatore e presidente onorario dell’Associazione Centro Guide Turismo di Firenze e Toscana, ha sottolineato l’importanza culturale di questa zona, dichiarando: “Costa San Giorgio era il luogo dove abitava Galileo. Collega la città con l’incantevole via San Leonardo…” La risposta dell’assessora Biti non si è fatta attendere: “Mi accorgo in tutti questi incontri che sto facendo – ha ammesso – che quello che è mancato in questi ultimi anni è stata la possibilità di un confronto, indispensabile per conoscersi e, pur nell’eventuale diversità di vedute, di mettere a fuoco eventuali obiettivi comuni e su quelli provare a lavorare.”
La delegazione di Idra ha accolto positivamente la disponibilità dell’assessora a proseguire il confronto e a concentrarsi sulle opportunità derivanti dal mancato avvio dei lavori da parte della proprietà, che ha congelato il progetto dal 2021. Un impasse che ha suscitato una riflessione sulla gestione del patrimonio pubblico, già oggetto di alienazione a suo tempo deliberata dal Demanio. “Siamo in presenza di un procedimento che si è completato”, ha confermato l’assessora Biti. “Il nuovo Piano Operativo comunale di Firenze non pone condizioni più stringenti da rispettare: soltanto il 29 gennaio 2028 scadranno tutte le autorizzazioni e i permessi concessi se non soddisfatti.”
Nel frattempo, la città si interroga su come conciliare la tutela del patrimonio storico e la necessità di sviluppo economico. La proposta di Idra si è concentrata sulla possibilità di riattivare il processo partecipativo ‘Laboratorio Belvedere’, già validato dalla Regione, al fine di coinvolgere la comunità in un dibattito pubblico sul futuro della zona. “Perché non recuperare e attualizzare ad esempio il processo partecipativo che non è stato possibile attuare con la passata Amministrazione, e innescare così un dibattito pubblico che aiuti a individuare soluzioni compatibili con le finanze della proprietà, ma anche con le esigenze di una città del rango di Firenze, e di un Oltrarno che sta perdendo completamente la propria peculiarissima identità sociale?” ha proposto Idra.
Questo intervento, sollecitato dall’assessora, si colloca all’interno di un quadro di collaborazione e apertura al dialogo con le associazioni. I presidenti di Idra e Italia Nostra, Girolamo Dell’Olio e Laura Manganaro, hanno anche sollecitato un rapporto di aggiornamento costante con l’Amministrazione comunale, affinché le fasi del progetto possano essere seguite passo passo. In particolare, le associazioni hanno richiesto l’accesso a una serie di documenti chiave, come i permessi di costruire rilasciati, la documentazione sul rischio idrogeologico e un contributo dell’amministrazione per definire il concetto di ‘fruizione pubblica’ del complesso monumentale. La discussione si è infine spostata su altre questioni rilevanti per la città, tra cui la TAV, con particolare attenzione agli scavi e al rischio idraulico associato al progetto. Il saluto dell’assessora Biti, che ha concluso l’incontro con le parole “E’ stato un piacere grande: allora ci aggiorniamo!”, è stato accolto con soddisfazione dalle associazioni, che sperano che questo primo incontro segni l’inizio di un impegno costante per la salvaguardia del patrimonio e la partecipazione attiva della comunità nella gestione del futuro urbano di Firenze.
