Una trave spezzata, cinque vite spezzate: salgono a otto gli indagati per la strage nella voragine di Via Mariti

GERMOGLI PH: 8 GIUGNO 2024 FIRENZE VIA MARITI CANTIERE ESSELUNGA ALLAGATO DOPO LO STOP A SEGUITO DEL CROLLO

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Omocidio colposo, disastro doloso e violazioni sicurezza: l’accusa si allarga a otto persone tra progettisti, appaltatori e controllori dopo il cedimento della trave prefabbricata che uccise cinque operai

 

A poche ore dal secondo anniversario della tragedia di via Mariti, la Procura chiude ufficialmente l’inchiesta sul crollo che il 16 febbraio 2024 costò la vita a cinque operai e ferì gravemente altre persone. L’indagine, coordinata dai pm Alessandra Falcone e Francesco Sottosanti, si conclude con otto avvisi di conclusione indagini notificati ieri. Tra i nuovi nomi inseriti nel registro degli indagati figurano l’impresa Attività Edilizie Pavesi srl (general contractor dei lavori), con sede a Pavia; il suo legale rappresentante, Luca Dario Domingo Garini; l’ingegnere Riccardo Papi, incaricato dalla proprietà di effettuare i collaudi in corso d’opera.

A questi si aggiungono i cinque soggetti già indagati in precedenza: tra loro Alfonso D’Eugenio e Carlo Melchiorre (rispettivamente ex amministratore delegato ed ex responsabile dell’ufficio calcolo di Rdb Ita e Italprefabbricati, le aziende subappaltatrici che hanno progettato e realizzato la trave crollata), oltre ai due ingegneri fiorentini Marco Passaleva (direttore dei lavori strutturali) e un altro professionista coinvolto nei controlli per conto de La Villata, la società immobiliare di Esselunga proprietaria dell’area.

La contestazione più grave ruota attorno al cedimento, alle 8:52 di quella tragica mattina, della trave prefabbricata TL309-2P posta al secondo livello della struttura del futuro supermercato. Secondo l’accusa, il collasso derivò da un mix letale di fattori: errore di calcolo nel dimensionamento dei carichi, armatura insufficiente in acciaio (sia nella trave che nel “dente” di appoggio), carenze progettuali e realizzative aggravate dalla pressione per recuperare i ritardi accumulati nel cronoprogramma.

I reati ipotizzati comprendono omicidio colposo plurimo, lesioni, disastro doloso e violazioni della normativa sulla sicurezza nei cantieri. L’immobiliare La Villata non risulta indagata, mentre il cantiere – ancora sotto sequestro – rimane un luogo simbolo di quella che è considerata una delle più gravi stragi sul lavoro degli ultimi anni in Toscana. Gli indagati hanno ora la possibilità di presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati prima che la Procura formuli la richiesta di rinvio a giudizio.

Le cinque vittime della tragedia di via Mariti erano operai di età e origini diverse, accomunati dal lavoro nello stesso cantiere. Avevano tra i 24 e i 60 anni: il più giovane era Mohamed El Farhane, 24 anni, mentre il più anziano Luigi Coclite, di 60 anni. In mezzo, Mohamed Toukabri di 54 anni, Taoufik Haidar di 43 anni e Bouzekri Rahim di 56 anni. Provenivano da contesti differenti – alcuni italiani, altri dal Nord Africa – ma quella mattina del 16 febbraio 2024 stavano tutti lavorando sotto la stessa trave prefabbricata che cedette, strappandoli alla vita in pochi istanti.

Lunedì prossimo, proprio nel giorno dell’anniversario, i sindacati terranno una commemorazione sul luogo della tragedia.

Foto: Copyright Fotocronache Germogli