Alia: +44% di costi, più per la struttura che per il servizio. E la Tari s’impennaaa! Palagi denuncia

nasce il coordinamento dei comitati No Taric. Foto fotocronache Germogli

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Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune): “I dati di Unbundling 2024 di ATO Toscana Centro confermerebbero quello che denunciamo da tempo: la gestione Alia è sempre più costosa per la collettività, mentre l’opacità dei conti resta il tratto distintivo dell’azienda”

 

“Il documento predisposto da ATO Toscana Centro per l’Assemblea del 5 dicembre 2025 parla chiaro: i costi industriali regolati di Alia nel 2024 raggiungono i 410 milioni di euro, con un incremento di 29 milioni rispetto al 2023 (+8%) e di 126 milioni rispetto al 2018 (+44%). Il tasso medio annuo di crescita dei costi (CAGR) è del 10,5%. Sono numeri che dovrebbero far suonare un allarme in ogni sede istituzionale”. A darne conto è Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune.

“Ma il dato aggregato è solo la superficie. Quello che emerge dall’analisi delle singole voci è ancora più preoccupante – prosegue Palagi -. Questi costi si traducono direttamente in aumenti della TARI per cittadine e cittadini? A Firenze la tariffa è cresciuta del 3,2% nel 2024 e del 5,5% nel 2025, per un rincaro complessivo dell’8,7% nel biennio. A Prato l’aumento nel 2025 è stato del 6,8% per le famiglie e del 6% per le imprese, dopo un +8,8% l’anno precedente. A Pistoia il rincaro ha raggiunto il 7%. Complessivamente, i 46 Comuni dell’ATO Toscana Centro devono raccogliere nel 2025 ben 437 milioni di euro di TARI, contro i 416 del 2024 e i 388 del 2023: quasi 50 milioni in più in soli due anni. A fronte di questi aumenti, la Giunta fiorentina continua a parlare di “contenimento”: ma contenere non significa risolvere e affrontare”.

Capitolo costi. “I costi indiretti, da quello che leggiamo, stanno esplodendo. I Servizi Comuni (SC) – le funzioni centrali di Alia – sono cresciuti del 71% nel biennio 2022-2024, passando da 28 a 49 milioni. Le voci trainanti sono l’Alta Direzione e le Risorse Umane (+6,7 milioni, +78%) e i Servizi Informatici (+2,3 milioni, +27%). Le Funzioni Operative Condivise (FOC) sono cresciute del 30% nello stesso biennio (+5 milioni). In sostanza, una quota crescente dei costi che finiscono in bolletta non riguarderebbe la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, ma il funzionamento della macchina societaria”.

La multiutility macina consulenze. “Il peso del progetto multiutility è una questione centrale, di cui il resto del sistema politico non vuole parlare, ma che da oggi non è più eludibile. Lo stesso ATO – spiega il consigliere – riconosce che l’incremento dei costi indiretti potrebbe essere legato alla gestione aziendale e che va verificata la relazione con il progetto multiutility. L’esplosione dei costi di consulenza (+64% nel solo 2024, 14 milioni complessivi) e dei servizi informatici (+12 milioni dal 2018, CAGR del 44%) sono spie evidenti di una struttura societaria che pare crescere per sostenere operazioni finanziarie e aggregative, non per migliorare il servizio a cittadine e cittadini. Era a questo che serviva la quotazione in borsa? E perché il modello rimane comunque lo stesso, una volta superata questa ipotesi?”

“Rilevante – continua la puntuale disamina – anche il dato che leggiamo sulle immobilizzazioni materiali: +190 milioni in cinque anni. Tra il 2019 e il 2024 il loro valore è passato da 157 a 346 milioni (+120%). Questo incremento alimenta ammortamenti e remunerazione del capitale investito che si riversano in tariffa: gli ammortamenti regolati sono passati da 12 a 37 milioni nel periodo 2018-2024 (+25 milioni). A questo va aggiunta la remunerazione del capitale (RLIC), anch’essa in crescita in ragione dell’aumento del valore degli asset”.

“Le Attività Diverse crescono più dei ricavi. Si tratta di servizi fuori concessione, intermediazione rifiuti e gestione alluvione: nel 2024 le cifre sono salite a 44 milioni, con un aumento del 66%, a fronte di ricavi cresciuti solo del 28% (37 milioni). Lo stesso ATO segnala la necessità di approfondire le modalità di imputazione dei costi per evitare che le attività non regolate vengano sussidiate dalla tariffa”.

“Il costo unitario dei servizi risulta in aumento senza miglioramenti proporzionali. Lo spazzamento manuale è aumentato del 19% per ora lavorata (da 39,5 a 46,8 euro/h), pur con un calo dell’11% delle ore rendicontate. Lo spazzamento combinato costa oggi 109,4 euro/h (+5%). Aumenta il costo, diminuisce o ristagna la quantità di servizio”, fa notare.

“Centrale è il nodo della trasparenza. A marzo 2026 abbiamo fatto emergere pubblicamente quanto sopra risulta descritto con maggiori dettagli, grazie al fondamentale lavoro di ATO Toscana Centro, che di fatto contesta le letture contabili di Alia-Plures, la tempistica di trasmissione dei dati e la mancanza di una separazione contabile strutturata secondo logica di full costing. Alia non avrebbe ancora fornito il database sulla propria dotazione organica. Questi non sono dettagli tecnici: riguardano le condizioni minime per un controllo democratico sulla tariffa rifiuti”.

“L’Assemblea dell’ATO, composta dalle Sindache e dai Sindaci, deve pretendere trasparenza piena – è la richiesta di Palagi – dalla società a cui è affidata la gestione dei rifiuti. I costi del progetto multiutility non possono ricadere sulle bollette di cittadine e cittadini. Alla politica e a chi governa i Comuni soci chiediamo: perché non hanno interesse ad avere un resoconto completo della copertura costi e a darne conto per motivare le conseguenti decisioni?”

“Con l’occasione esprimiamo la nostra solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori dell’azienda, a chi opera direttamente e a chi lo fa in appalto. Sappiamo bene come i servizi ambientali siano garantiti dalle loro attività quotidiane e non dalle operazioni economico-finanziarie”, conclude Palagi.