Il TAR conferma: ora i B&Bischeri dovranno andare a lavorare. Adesso è la destra ad attaccare sulla toponomastica. La Firenze sui giornali di venerdì 15 maggio

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Ha avuto risonanza nazionale la decisione del TAR, che ha bocciato tutti e 19 i ricorsi presentati «da una settantina di soggetti, operatori del settore, associazioni di categoria, privati cittadini» intenti solo a guardare l’orticello di una male interpretata «libertà d’impresa»: confermati anche i divieti relativi alle keybox, non esulta solo la giunta Funaro, ma anche il Comitato Salviamo Firenze, che chiede ora un dimezzamento degli affitti brevi in tutta la città. La prossima settimana, infatti, la giunta si riunirà per estendere questi limiti anche fuori dai viali e lungo i percorsi della tranvia. Su tutte le furie Forza Italia, che annuncia ricorsi, umori funerei nell’opposizione e risposte da volpe e uva acerba da parte di Property Managers, per la quale «ci perde la città». Seppure sia certamente legittimo argomentare, come il consigliere Sabatini (Lista Schmidt), che «le giornate storiche sono altre», cionondimeno la città guadagna dalla sconfitta, perlomeno formale, di un modello fondamentalmente parassitario, anch’esso gestito da una multinazionale, che non dà lavoro, non crea ricchezza, non fa girare soldi e oltretutto alimenta illegalità sia lavorative che sociali. L’importante precedente creatosi al riguardo è stato ampiamente trattato da Repubblica Firenze, Corriere Fiorentino, La Nazione Firenze, Messaggero Veneto, Nuova Venezia, Gazzetta di Parma, Il Piccolo e Il Tirreno Firenze. Il secondo si interroga altresì sulle sorti di tutti quegli appartamenti che ora rimarranno fuori dal circuito dei B&B: una parte, si ipotizza, potrebbe tornare sul mercato degli affitti di lungo periodo, forse incoraggiando anche «il ritorno dei fiorentini nel centro storico», ma resta purtuttavia il dilemma dei prezzi esplosi a causa, tra l’altro, del dilagare dei primi. Intanto, però, una 47enne marocchina residente a Signa ha dovuto minacciare di darsi fuoco davanti al Palagiustizia per farsi ascoltare: il Corriere Fiorentino ha voluto dare il suo contributo al riguardo, raccontando fatto e antefatto. Un meccanismo, quello sopra descritto, che tuttavia, come apprendiamo da La Nazione Firenze, prosegue imperterrito negli ambiti dell’università (con l’approvazione del budget previsionale 2026/28 si rischiano rincari delle mense e tagli dei pasti) e dei trasporti pubblici (messo in conto un aumento di 0.50€ dei biglietti, sullo sfondo del +30% di costi per i carburanti e del +15% di quelli dell’energia elettrica rispetto all’anno scorso). Irregolare anche il dehors della Croce al Trebbio, segnalata formalmente dai cittadini all’amministrazione comunale, le motivazioni dei quali sono state trascritte sul Corriere Fiorentino: piazzetta interamente occupata dai tavolini, viabilità ostruita anche dal via-vai dei camerieri, un ombrellone dalle dimensioni spropositate hanno fatto sorgere il dubbio di uno sconfinamento nel quantitativo di suolo pubblico concesso al locale per l’occupazione. E mentre i “cacciatori di evasori” hanno raggranellato un gruzzolo di 42 milioni di euro tra IMU e TARI (La Nazione Firenze), nessuno pensa alle preoccupazioni dei lavoratori del Tribunale, il cui posto è «a rischio» perché di rinnovi dei contratti, in scadenza il 30 giugno, per ora, a quanto si legge su La Repubblica Firenze, non se ne parla. Intanto, su 1.200 richieste di accesso al cosiddetto “reddito di cittadinanza regionale”, solo 47 sono state accolte, ci informa Il Tirreno, chiamandolo a ragion veduta «il reddito delle esclusioni». Oltre a ciò, la Regione ha anche bloccato la proroga semestrale dei vertici degli enti e delle agenzie regionali, solo perché «la disciplina dei contratti è di esclusiva competenza dello Stato». Abrogato, quindi, l’art. 1 della legge approvata appena l’11 marzo, due mesi fa, aggiunge La Nazione Firenze. Un pasticciaccio brutto che si accompagna a un’altra sentenza in cui, qui sì, è la città a perderci: la bocciatura, di cui dà conto Il Tirreno Firenze, di un ricorso dei residenti di Santa Croce contro i rumori, gli allestimenti e il caos del traffico derivanti dagli eventi del calcio storico, che quindi non verrà sfrattato dalla piazza. Che continuerà, anacronisticamente, a ospitare uno sport che, per i progressisti che festeggiano, dovrebbe essere quanto di più barbaro e primitivo esista. I conservatori, invece, a quanto riportano La Repubblica Firenze e La Nazione Firenze prendono esempio e insorgono anch’essi sulla toponomastica: da Fratelli d’Italia arriva un secco «no» alla proposta di intitolare una fermata della tranvia verso Bagno a Ripoli al circolo delle Vie Nuove, il cui presidente è affiliato a Italia Viva (formulatrice dell’idea) e storicamente vi ha visto la crescita politica di Matteo Renzi. Al di là delle motivazioni ideologiche, qualcuno dovrebbe dire al vicepresidente Draghi che gran parte delle fermate dell’autobus sono già intitolate a bar e farmacie presso i quali sono ubicate, oltre che, come fatto notare dai succitati giornali, alla SMS di Rifredi. (JCM)

 

In copertina: Copyright Fotocronache Germogli