Accoltellamento sui viali dei Colli: rissa nel centro per minori di Viale Michelangelo gestito dalla cooperativa “Il Girasole”

Viale Michelangelo

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Tra solidarietà proclamata e caos reale, ancora un esempio di un sistema di accoglienza al collasso

 

Di Roberto Vedovi

Firenze si sveglia ancora una volta con la cronaca di una violenza annunciata. Il sangue è tornato a scorrere, stavolta in Viale Michelangelo, nel cuore di uno dei più bei quartieri residenziali di Firenze, tra le mura di un centro d’accoglienza per minori stranieri non accompagnati. Nella notte fonda del 12 marzo, qui si è infatti verificata una rissa finita a coltellate.

Non si tratta un caso isolato, ma del sintomo di un sistema malato. La struttura di Viale Michelangelo 11 era già stata devastata da un rogo nel 2024, un segnale d’allarme che l’amministrazione ha preferito ignorare. Dietro queste mura opera oggi la ooperativa “Il Girasole”, un nome che ormai ricorre costantemente nella gestione dei centri per minori stranieri non accompagnati in città.

È lecito chiedersi se ci troviamo di fronte a un reale progetto educativo o se, invece, l’accoglienza non si sia trasformata in un vero e proprio business dove la quantità dei posti letto conta più della qualità della vita dei ragazzi e della sicurezza dei cittadini. Mentre le cooperative incassano, i quartieri pagano il prezzo più alto. Intorno a queste sedi, la criminalità e il degrado sono diventati la norma, con i residenti costretti a convivere con schiamazzi notturni, scorribande, risse e una sensazione di insicurezza perenne.

Dov’è finita l’applicazione della Legge Regionale 41/2005? Quella norma parla chiaro: prevede tutele specifiche, percorsi di integrazione reali e, soprattutto, controlli rigorosi sulle strutture. Eppure, a giudicare dai fatti, sembra che per il Comune e per le cooperative queste regole siano solo carta straccia. Non si può continuare a parlare di “integrazione” quando mancano la disciplina, il monitoraggio e il rispetto per il territorio.

È ora di smetterla di nascondersi dietro il paravento della solidarietà per coprire una gestione opaca che non tutela né i minori ospitati — spesso lasciati a se stessi — né i residenti che hanno il diritto di vivere in pace. L’amministrazione deve dare risposte chiare: chi controlla l’operato de “Il Girasole”? E perché si continua a finanziare un modello che produce solo tensione sociale e violenza?