Amministrazione prona alle grandi holding turistiche. E a rimetterci è anche la sicurezza.

© 2025 Daniele Faletta

di Nadia Fondelli

Ormai è ufficiale: nei prossimi giorni, altre 300 case andranno ad aggiungersi alle migliaia già tolte al mercato dei fiorentini per entrare sulle piattaforme degli affitti brevi. Firenze si trasforma sempre più in un grande bed & breakfast, respingendo i nativi per trasformarsi in una città-museo per chi può permettersi di spendere mille euro a notte: queste infatti sono le cifre degli affitti per gli oltre 150 appartamenti in costruzione nell’area dell’ex Teatro Comunale di Corso Italia, e di altri 150 che stanno sorgendo all’interno dell’ex palazzo della Cassa di Risparmio di Firenze in via Bufalini.

Non ci sarebbe da stupirsi, considerando che la turistificazione ha preso da tempo il sopravvento sul capoluogo toscano, se non fosse che questo è accaduto sotto amministrazioni che sono di centro-sinistra, che hanno sottovalutato il fenomeno e che oggi si dimostrano incapaci di reagire, mettendoci toppe che sono peggiori del buco.

Tardiva e inefficace si è rivelata infatti la “famosa” variante agli affitti brevi, dato che, con le osservazioni presentate dai proprietari di questi edifici (che ricordiamo essere l’americana Hines per l’ex Comunale e l’italiana Namira Sgr per via Bufalini) è dovuto arrivare il via libera del comune all’uso turistico, originando il grande paradosso che, proprio quella variante che doveva bloccare gli affitti brevi, deve riconoscere la funzione di “residenza temporanea per turisti” alle due più grosse operazioni di speculazione immobiliare in corso nel centro storico. Proprio quelle che avrebbero dovuto riportare i fiorentini a vivere il centro storico, e che invece sottraggono agli stessi altri 300 appartamenti!

La commissione urbanistica ha dovuto dare il suo primo via libera alle osservazioni dei due colossi immobiliari con il voto compatto della maggioranza, in attesa che il prossimo lunedì, quando in consiglio comunale arriverà il Piano Operativo Comunale (POC), arrivi il via libera definitivo alle osservazioni lette in aula, una per una.

E a proposito di POC, stupisce che lo stesso strumento sia sempre fermo al palo. Questo è davvero imbarazzante per un comune come quello di Firenze, e si vocifera che sia fermo proprio per contrasti politici all’interno delle diverse anime della maggioranza. Il che costringe a tenere bloccati progetti e lavori importanti che servirebbero per dare nuove case ai fiorentini respinti dal centro.

Manifesta incapacità o genuflessione ai poteri dei più forti? Non si sa come giudicare il voltafaccia della maggioranza fiorentina, che prima delle elezioni parlava apertamente di “riduzione del direzionale a vantaggio della residenza e del commercio di vicinato”.

Molto dura sul tema, che conosce molto bene, è Cecilia Del Re di Firenze Democratica. Ex potentissima assessore all’urbanistica, che quei fogli li conosce a menadito, ribadisce che quei piani di recupero parlavano di uso residenziale senza nessun accenno a quello turistico.
Peccato però che le due società immobiliari abbiano firmato la convenzione prima della variante deliberata da Palazzo Vecchio (il piano di recupero dell’ex comunale nel 2019 e quello di via Bufalini nel 2017), non rientrando così nel blocco del cambio d’uso imposto dalla variante sugli affitti brevi.

La beffa è servita, con buona pace dei fiorentini che sognavano di tornare ad abitare il centro. Anche l’assessore all’urbanistica Caterina Biti, che si è ritrovata la patata bollente sulla scrivania, ha dovuto alzare bandiera bianca, dichiarando che il divieto non è retroattivo e che peraltro, in caso di non accoglimento della richiesta, aprirebbe lo scenario a un ricorso che vedrebbe sicuramente il comune soccombere, anche in vista dell’ingente investimento sostenuto dai privati.

I due progetti, che avrebbero potuto creare un’opportunità di residenza per i fiorentini nel centro storico, sono saltati, e l’amministrazione ha dimostrato di essere facile preda di chi vuole trasformare Firenze in un grande bed & breakfast, e di non essere in grado di tutelare i suoi cittadini.

Un capolavoro della sinistra, proprio quella che dovrebbe tutelare sempre i più deboli, al  punto che nello stesso giorno arriva la seconda mannaia nel corso del 10° congresso provinciale del SAP, Sindacato Autonomo di Polizia. Qui, parlando di sicurezza, il segretario Massimo Bartoccini sottolinea che Firenze è diventata una destinazione impossibile per tanti nuovi agenti che non possono prendere servizio proprio per il costo proibitivo della vita nella città-museo: “Gli affitti di Firenze con i nostri stipendi sono insostenibili e molti, appena possono, chiedono il trasferimento e si spostano in città più in linea con le loro possibilità economiche”.

Un tema che, anche alla luce di quanto appena scritto, non trova soluzione, e che porta ad un continuo turnover di agenti: questo “succede nella polizia così come nelle altre forze dell’ordine, con il risultato che perdiamo professionalità importanti sul territorio e scambio di competenze tra agenti anziani e nuovi arrivati”, sottolinea il segretario provinciale, che aggiunge: “Gli agenti formati a Firenze vanno poi ad operare altrove, e chi ne paga le conseguenze è il capoluogo toscano.