Bestemmiare per la Misericordia

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di Raffaele Tarchiani 

Caro Direttore,

Mi hai anticipato che avresti pubblicato un articolo “pesante” circa le Misericordie, mi hai chiesto di commentarlo quando lo avessi letto.

Non l’ho trovato pesante: la storia di Capo Rizzuto è grave, i soldi sono tanti, verranno definite le responsabilità dei singoli; i singoli dovranno renderne conto alla società secondo le leggi della società ed alla Misericordia secondo i tempi ed i modi della Misericordia.

Dubito che non abbiano avuto “storiacce” in ottocento anni di storia: anime sperdute che hanno cercato di approfittarsi della grandezza della Misericordia.

Cosa è la grandezza? https://www.misericordie.it/le-misericordie-oggi/: io non ho la fortuna della fede, ma ho la certezza che la quasi totalità di queste persone siano nel giusto. Ciò in cui credono è giusto; le azioni lo dimostrano. È affascinante.

Se l’unica critica che viene loro fatta è di tipo contabile, essa è cosa da niente.

Pensi che ci sia un solo volontario della Misericordia che non presterebbe soccorso al più perfido degli impostori o ad un fanatico della Società della salute?

Pensi che non sappiano che “Lieve non è la schiera/De’ perfidi impostori/Pur v′è menzognero/Ordisce inganni ognor”?

Lo hanno sempre saputo, ed io so che aiuteranno il loro peggiore nemico per avere la forza della pietà, il sonno dei giusti.

Lo faranno anche in questo caso e chissà quale soluzione creativa arriverà da un popolo nato dalla fantasia aggirando il sistema. Egli comprende bene le potenzialità offerte dall’associazionismo spontaneo dei fedeli, ma l’informalità e l’assenza di Statuti redatti in conformità ai principi stabiliti della Chiesa, espone al rischio di eresia queste forme di aggregazione. È per questo che fissa le prime “Costituzioni” della Misericordia di Firenze.

Un popolo che si fa burla degli stolti per aiutarli nella sofferenza ebbe l’idea, allora, di proporre ai compagni di istituire il pagamento di una multa ogni qual volta uno di essi bestemmiasse. La proposta venne accettata e, dopo qualche tempo, la somma raccolta raggiunse una cifra considerevole. Propose quindi ai compagni di utilizzare quei soldi per comprare sei “zane” (ceste da portare a spalla, di uso abituale tra i facchini) con le quali andare a raccogliere i malati della città accompagnandoli agli spedali. I compagni accettarono e stabilirono un compenso per ciascuno dei viaggi che avrebbero effettuato. Così, secondo il sentimento popolare, ebbe inizio la Compagnia della Misericordia. Hanno la soluzione pronta. Da rifare.