Caso Solomon: tutti tirano per la giacchetta la sindaca Funaro che sceglie di tacere

Il calciatore Manon Solomon. Foto Acf Fiorentina

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È un silenzio assordante quello di Palazzo Vecchio sul caso del calciatore israeliano neo-viola Manor Solomon.
Un silenzio che pesa, perché il ripetersi di messaggi di odio di questo tipo contribuisce ad alimentare un clima pericoloso, capace di normalizzare l’intolleranza

 

Sul caso esploso dopo l’arrivo a Firenze del rinforzo viola Solomon – come se non bastasse la grave crisi sportiva della squadra, oggi sul baratro della retrocessione in Serie B – la politica ha deciso di metterci lo zampino, scatenando anche l’ira dei tifosi. Ma Firenze tace. E quando una città che si vanta di essere culla di civiltà e dialogo sceglie il silenzio davanti a parole di odio, quel silenzio diventa complicità.

Sul caso del calciatore israeliano, bersaglio di attacchi politici e dichiarazioni istituzionali indegne, da Palazzo Vecchio non è arrivata una sola parola chiara.
Nessuna presa di distanza. Nessuna condanna. Solo un vuoto assordante che rimbalza ben oltre i confini cittadini.
In un momento storico segnato da tensioni internazionali e da un ritorno inquietante dell’odio identitario, Firenze si scopre incapace – o non disposta – a difendere un principio elementare: che un atleta non può essere messo alla gogna per la sua nazionalità. E mentre assessori e consiglieri si ergono a tribunali morali, la sindaca Sara Funaro resta in silenzio, lasciando che a parlare siano gli insulti e le delegittimazioni.

I tifosi che vedono solo il viola si dichiarano completamente disinteressati a fazioni politiche rosse, nere, verdi, gialle o bianche che siano.
Una posizione netta, ribadita con forza sui social, dove molti sostenitori della Fiorentina rivendicano di essersi sempre tenuti fuori dalle vicende politiche, “anche e nonostante la scelta folle sullo stadio Artemio Frankenstein”. Ma ora, dicono, “il vaso è colmo”.

Il post che ha scatenato la polemica

I tifosi difendono un loro calciatore arrivato in città con un solo obiettivo: provare a salvare la Fiorentina. E attaccano con parole come pietre: “Questo assessore che non conosciamo, comunista al comune di Sesto Fiorentino, si arroga il diritto di parlare di Firenze quando rappresenta, senza esagerare, il 3% dei sestesi e non certo sull’argomento calcio. Vorrebbe legare lo sport alla politica come nei peggiori regimi dittatoriali, dei quali si sente evidentemente orgoglioso rappresentante”.

I messaggi pubblicati su Cuore Viola – Bar Sport proseguono: “Non ci siamo mai preoccupati delle idee politiche di Batistuta, né di quelle del peggior calciatore viola. Il nostro metro sono solo impegno e prestazioni. Detto questo, Solomon è uno di noi e lo sarà fino a quando sputerà sangue in campo”.

Ma ricapitoliamo. L’“assessore che non conosciamo”, colui che ha acceso la miccia soffiando sul fuoco, è Jacopo Madau, assessore alla cultura del comune di Sesto Fiorentino, che si è ritagliato un momento di visibilità dichiarando sui social che Manor Solomon non sarebbe persona benvenuta a Firenze.

Il post fi Dmjitri Palagi

Alle sue parole si sono subito accodati il consigliere comunale fiorentino Dmitrij Palagi, notoriamente in prima linea su posizioni pro-Pal, e addirittura il vicepresidente del Consiglio comunale di Firenze Vincenzo Pizzolo.

La domanda che oggi si pongono molti fiorentini, in particolare i tifosi, è semplice e diretta: con quale diritto questi tre esponenti politici si arrogano il potere di parlare a nome dell’intera città di Firenze?
E perché lo fanno con manifestazioni di odio verbale così violente e fuori luogo, in un momento storico delicatissimo e in una città universalmente riconosciuta come culla della cultura?

Il tutto dimenticando, peraltro, di essere rappresentanti delle istituzioni e di scagliarsi contro un ragazzo di 26 anni che gioca a calcio, colpevole solo di essere israeliano e di aver sostenuto il proprio Paese, magari anche sbagliando.

Il post di Pizzolo

Madau, Palagi e Pizzolo sono forse, si chiedono in molti, opinionisti politici, inquisitori o altro, per potersi permettere di mettere alla gogna mediatica un calciatore ed entrare a gamba tesa nello sport, che per definizione dovrebbe unire e non dividere?

Fatto sta che la frittata è fatta.
E non poteva certo passare inosservata, finendo sulle cronache nazionali, mentre da Palazzo Vecchio arriva solo il silenzio – forse imbarazzato – della sindaca Sara Funaro. Un silenzio che segue di poche ore quello mantenuto sulle scene da far west di Capodanno in piazza San Giovanni, circolate solo dopo la diffusione di video inequivocabili.
Ora il bis sul caso Solomon rischia di imbarazzare Firenze agli occhi del mondo.

Non sono rimasti in silenzio, invece, numerosi consiglieri comunali di ogni schieramento. “Essere cittadino israeliano non è una colpa. L’assessore Madau pensi ai problemi di Sesto Fiorentino”, dichiarano il consigliere fiorentino di Fratelli d’Italia Alessandro Draghi e il capogruppo di FdI a Sesto Fiorentino Stefano Mengato.

Sulla stessa linea anche il capogruppo di Forza Italia Alberto Locchi: “Salutiamo con affetto Solomon come nuovo giocatore viola. Chi vuole mischiare politica e calcio lo fa solo per scopi strumentali. La casacca viola deve piallare ogni ideologia”.

Durissime anche le parole del consigliere del Gruppo Misto – Noi Moderati Luca Santarelli: “Preoccupa questa politica che manifesta antisemitismo con una semplicità disarmante. Chi chiede di bandire farmaci prodotti in Israele, chi invoca la sospensione di ogni rapporto con imprenditoria, cultura e sport israeliani ha studiato il nazismo? Sa cosa sia stato? Se queste parole sono confermate, auspico che il sindaco di Sesto Fiorentino ritiri le deleghe al suo assessore”.

Parla di “affermazioni gravi e incompatibili con il ruolo istituzionale” anche il consigliere di Italia Viva – Casa Riformista Francesco Casini: “A Solomon viene attribuita un’unica ‘colpa’: essere israeliano. Questo è un terreno pericolosissimo, che nulla ha a che fare con la pace o con una critica legittima a un governo. È un antisionismo che rischia di trasformarsi in odio identitario e che le istituzioni non possono avallare. Dichiarazioni di questo tenore sono politicamente e istituzionalmente inaccettabili”.

Nel perdurare del silenzio della sindaca Funaro, a chiedere un segnale forte sono infine, con una nota congiunta, i gruppi di centrodestra e civici a Palazzo Vecchio: Fratelli d’Italia, Lista Schmidt, Lega, Forza Italia e Noi Moderati.
“Invitiamo la Giunta Funaro e la stessa sindaca, anche nella sua veste di sindaca metropolitana, a dissociarsi e a chiedere le dimissioni di chi usa il proprio ruolo istituzionale per interventi a briglia sciolta e colmi d’odio. A Firenze e dintorni, sulla questione mediorientale, sono saltati gli argini. Per ora sono parole, ma i violenti si nutrono di legittimazione istituzionale. È compito delle istituzioni dare il buon esempio. Funaro, è tempo dei fatti e non delle parole”.

Sul tema interviene anche l’associazione fiorentina Amici di Israele, che contesta duramente le parole dell’assessore sestese. “Troviamo davvero aberrante – commenta Kishore Bombaciche una carica pubblica si lanci in dichiarazioni allibenti contro un giocatore di calcio. È il segno di una narrazione pro-palestinese che ha perso ogni limite di decenza. Firenze è una città aperta e tollerante e saprà prendere le distanze da parole che non rappresentano né i sestesi, né i fiorentini, né i tifosi della Fiorentina”.

Purtroppo questa non è più solo una polemica da social né una scivolata verbale di qualche assessore in cerca di visibilità. È una questione politica e istituzionale che chiama direttamente in causa la guida chi guida la città e la provincia di Firenze.
Quando rappresentanti delle istituzioni indicano un ragazzo che di mestiere fa il calciatore come “non gradito” per la sua origine nazionale e nessuno interviene il problema non è solo chi parla, ma anche  di chi sceglie di non parlare.

Firenze rischia di abituarsi a un linguaggio che normalizza l’esclusione, a un’idea pericolosa secondo cui l’identità può diventare colpa e lo sport terreno di scontro ideologico.
È un cortocircuito grave, che tradisce la storia e la vocazione internazionale della città.

Il silenzio della sindachessa Sara Funaro, oggi, non è neutro. È una scelta. E in politica, come nella vita pubblica, non scegliere equivale sempre a schierarsi.
Firenze merita chiarezza, non ambiguità. E soprattutto merita istituzioni che difendano i diritti, non che li lascino scivolare sotto il peso dell’odio normalizzato.