Tradizione, proporzioni rinascimentali e genius loci come antidoto ad un modernismo globalizzante che soffoca anche l’immaginazione. L’architetto Tagliaventi spiega come un’architettura classica contemporanea può ridare armonia e identità alla città dopo decenni di malarchitettura
Gabriele Tagliaventi è architetto, professore e fondatore della Triennale internazionale “A Vision of Europe”, nata a Bologna nel 1992. Da trent’anni promuove a livello europeo e internazionale i principi del Rinascimento Urbano e del New Urbanism: nuovi quartieri tradizionali, codici urbani basati sulla forma, materiali e colori radicati nel genius loci, spazi pubblici a misura d’uomo.
In questa intervista, Tagliaventi rivolge il suo sguardo a Firenze: una città che conserva uno dei patrimoni architettonici più straordinari del mondo, ma che negli ultimi decenni ha accumulato ferite significative — dal “cubo nero” sulle rive dell’Arno alla pensilina in acciaio che ha stravolto il mercato di Sant’Ambrogio, dalla voragine di via Mariti al nodo irrisolto di Novoli. Interventi calati dall’alto, spesso figli di una visione modernista e indifferente al contesto, che i fiorentini hanno faticato ad accettare e che stonano con la bellezza sedimentata nei secoli della loro città.
Eppure, ci ricorda Tagliaventi, esiste un’alternativa concreta: una nuova architettura civica di ispirazione classica e tradizionale, che non guarda al passato con nostalgia sterile, ma lo usa come vocabolario vivo per costruire quartieri belli, sostenibili e abitabili. Partendo da esperienze già realizzate in Francia, Gran Bretagna e negli Stati Uniti, l’architetto traccia una diagnosi e indica possibili rimedi, chiedendo a Firenze di tornare a guardare alla propria tradizione non come vincolo, ma come la più potente delle risorse progettuali e civiche.
- Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura fiorentina integrata nel contesto. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura fiorentina integrata nel contesto. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
D. Lei ha fondato la Triennale “A Vision of Europe”, promuovendo il Rinascimento Urbano e il New Urbanism. Dopo anni di interventi modernizzanti spesso criticati (come il Social Hub di Viale Belfiore o il “cubo nero” dell’ex Teatro Comunale), esiste ancora spazio a Firenze per un ritorno a un’architettura più rispettosa del contesto? È possibile anche qui immaginare uno sviluppo urbano più tradizionale, verdi e coerente con il genius loci?
R. Da quando è stata inaugurata la I Triennale di A Vision of Europe il 29 settembre 1992, migliaia di nuovi edifici classici e tradizionali sono stati costruiti, decine di nuovi quartieri e nuove città tradizionali. La sola nuova città di Val d’Europe, vicino Parigi, ha oggi più di 50.000 abitanti, in un area ove fino al 1992 non c’erano che campi di patate. Sempre in Francia, a Plessis Robinson, sono stati demoliti più di 3000 alloggi in casermoni brutalisti e sono stati costruiti nuovi quartieri tradizionali, con negozi, scuole, licei. Etc. In Inghilterra, la nuova città di Poundbury, voluta da Re Carlo III, è arrivata alla IV fase si ampliamento e i suoi principi architettonici sono stati adottati dal Governo britannico per la costruzione di nuovi alloggi sociali. In Provenza si costruisce da 30 anni quasi esclusivamente in stile tradizionale: ci sono i famosi interventi turistici di Port Grimaud, Port Cogolin, Port Vauban, ma anche il nuovo villaggio di alloggi sociali di Gassin. In Nordamerica, il New Urbanism ha realizzato decine di nuove città, a partire da Seaside in Florida fino ad arrivare a Mackenzie Town in Canada.
È vero che l’Italia è rimasta fuori da questo movimento, anche se lo ha iniziato, e che all’inizio degli anni 2000 sono stati realizzati Borgo Città Nuova ad Alessandria e un nuovo isolato a Valenza. L’Italia è un Paese in forte crisi economica e culturale dagli anni 2009-2010. Il debito pubblico ha superato i 3000 miliardi di euro e il PIL cresce, se cresce, dello 0, lasciando il Paese in stagnazione. Tuttavia, lo spazio per una nuova stagione di Rinascimento urbano in Italia è enorme. L’Italia ha una cultura classica, e l’architettura classica è nel suo DNA; l’Italia ha costruito migliaia di città classiche con l’Impero Romano e poi, nel Rinascimento, ha influenzato e dato forma a tutta la cultura architettonica occidentale. Tutte le città fondate dall’Impero spagnolo in America sono basate sui trattati rinascimentali italiani: la Ley de las Indias riprende Alberti, Pietro Cataneo, Vasari, Scamozzi, ecc.
- Yerres social housing and mixed buildings, arch. Tagliaventi Associates, 2019. Photo courtesy of Michael Diamant on Facebook
- Aerial view, Yerres social housing and mixed buildings, arch. Tagliaventi Associates, 2019
- Val d'Europe New City, Marne la Vallée, France, 2026
- Palazzo Chessy, Arch. Tagliaventi Associates, 2019
- Palazzo Chessy, Arch. Tagliaventi Associates, 2019
D. Interventi come la nuova copertura esterna del Mercato di Sant’Ambrogio, o il Parterre (dei tempi di Italia ’90) mostrano trasformazioni molto criticate. Come spiega questa tendenza a interventi così poco rispettosi del contesto storico? E come si può invertire la rotta con un approccio ispirato alla tradizione del luogo, anche guardando ad esempi europei?
R. E’ un problema culturale che affascinerà gli storici. Come è stato possibile che il Paese del Rinascimento sia arrivato a un tale livello di degrado architettonico ? Ovviamente, per risolvere il problema occorre un programma culturale innovativo che parta dal governo e sia sviluppato da amministrazioni comunali intelligenti. In America, negli ultimi 25 anni sono stati realizzati decine di nuovi importanti edifici classici e tradizionali nelle più importanti università americane. Dopo le follie degli anni 1970, le università americane si sono rese conto dell’importanza di mantenere e sviluppare un ambiente coerente e rispettoso della tradizione del campus. Le nuove Business School di Harvard, University of Georgia e University of Virginia, le nuove Biblioteche di Harvard, New York Bronx Campus, il nuovo Computer Center di Stanford, i nuovi dormitori di Princeton, il nuovo distretto di Yale, sono tutti interventi che sviluppano in continuità organica la tradizione locale, usano materiali locali, tecniche tradizionali. E’ tempo di fare la stessa cosa anche in Italia.
- Nashville Public Library, Arch. Melissa Delvecchio and Robert Stern, 2001
- Princeton new dormitories, Arch. Porphyrios, 2018
- Notre Dame New School of Architecture, Arch. John Simpson, 2020
- Harvard New Business School, Arch, Robert Stern, 2019
D. Il documento “Proposte per una svolta urbanistica a Firenze” propone una moratoria urbanistica, maggiore partecipazione pubblica e revisione del Piano Operativo. Può essere l’occasione per aprire un dibattito su una nuova pianificazione del territorio, e su una architettura civica di nuovo respiro e vitalità, anche per aree come l’ex OGR?
Un nuovo Piano Regolatore è sempre un’occasione importante per definire il futuro di una città. Bisogna però allargare il dibattito, permettere ai cittadini di scegliere in quale tipo di ambiente vogliono vivere. Che edifici vogliono abitare, che edifici vogliono vedere ogni giorno, quali spazi, quali colori, quali materiali vogliono per la loro città.
I Piani Regolatori devono essere semplici, chiari, disegnati: pochi documenti grafici comprensibili da tutti, un chiaro elenco grafico di tipi architettonici propri della tradizione locale, i materiali da usare, i colori da usare. Quando il Piano è chiaro, poi il libero mercato riesce a intervenire permettendo a molti soggetti – e non solo a pochi gruppi – di costruire. Spero che Firenze colga questa occasione.
D. Dopo il crollo di via Mariti, il futuro dell’area ex Esselunga è ancora incerto. Non sarebbe possibile immaginare un intervento più integrato, con commercio, residenze e spazi pubblici, invece di un modello “big-box” con grandi scatoloni commerciali circondati da parcheggi? Perché questo dibattito fatica ad aprirsi?
R. Anche in questo caso è incredibile la distanza tra quello che accade in Italia e l’America. Da più di 30 anni in America sono stati demoliti decine e decine di grandi ipermercati e sono stati realizzati al loro posto nuovi quartieri tradizionali. Su internet è stato coniato il termine Mall Apocalypse. Ovviamente ciò è successo per molti motivi, tra cui l’introduzione delle vendite online, ma anche la constatazione tipicamente americana che costruire scatoloni circondati da enormi parcheggi non è un intervento intelligente in termini di profitto. Non è mai accaduto che una civiltà costruisse solo 1/3 della superficie e solo per 1 piano, lasciando i 2/3 del lotto vuoti. E’ molto più vantaggioso costruire un nuovo quartiere tradizionale con negozi e attività al piano terra e appartamenti ai piani superiori. Così vincono tutti: l’imprenditore che realizza un profitto superiore, il Comune perché ottiene più tasse grazie ai nuovi abitanti insediati, i cittadini perché si ritrovano con un nuovo ambiente urbano dove è possibile vivere, socializzare, e andare a fare la spesa a piedi. E’ un altro caso di sfasamento tra ciò che avviene in America e ciò che avviene in Italia. Ma come tutto è arrivato con 20 anni almeno di ritardo, anche gli ipermercati sono destinati a ridursi se non a sparire anche in Italia.
D. La riqualificazione delle Cascine è ferma da anni. Quale modello suggerirebbe per renderlo un parco sicuro e vissuto? E che ruolo potrebbe avere l’area dell’ex Ippodromo Le Mulina?
R. I parchi e i complessi sportivi hanno reso bellissime molte città, pensiamo a Parc Monceau Paris o ai meravigliosi parchi di Londra. Oggi sembra che in Italia si sia incapaci di trattare il tema del Parco e del complesso Sportivo. La lezione dei parchi più belli è che un parco per essere goduto deve essere sicuro e, per essere sicuro, il parco deve essere vissuto e popolato. Questo è reso più facile quando il parco è circondato da abitazioni. E’ il famoso effetto sicurezza generato dal fenomeno “people watching people”. La stessa cosa succede per i complessi sportivi. Negli ultimi 30 anni moltissimi stadi sono stati ristrutturati o ampliati dentro la città, facendo diventare lo stadio un elemento fondamentale della vita del quartiere: pensiamo allo stadio del Chelsea a Londra ma anche a quello del Fulham, a quello del Tottenham, ma anche ad Anfield Road a Liverpool. Penso che le Cascine potrebbero diventare un fantastico parco urbano, se si mescolassero una reale cura del verde con numerose attività, presidi sociali e, ove possibile, elementi di “città giardino” che lo rendano vivo, così da garantire sicurezza ai cittadini e ai fruitori del parco.
D. Sul progetto della “Terza Torre” a Novoli, molto discusso, esistono alternative più integrate e vivibili? Un approccio urbano più aperto e misto potrebbe contribuire alla rigenerazione dell’area?
R. Il panorama di Firenze da Piazzale Michelangelo o quello che, da piccolo ammiravo da Fiesole dalla casa di Giovanni Michelucci, è una specie di miracolo. La grande cupola che si erge sul mare delle fabbriche civili, la torre del Municipio. Praticamente una lezione di urbanistica. Gli edifici privati devono sempre avere un limite di altezza, non solo per motivi estetici, ma soprattutto per una questione che ha a che fare con il Diritto. Il limite di altezza garantisce che tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti. Una legge semplice ed efficace. A Firenze questa legge, grazie alla sua fantastica cultura architettonica è diventata un capolavoro. Ma questo miracolo, questo capolavoro ha bisogno di essere salvaguardato ogni giorno, protetto, curato ogni giorno. Bisogna salvaguardare i colori di Firenze, i suoi materiali, perché sono questi che fanno, tecnicamente, il miracolo. Il problema di Novoli c’è da 30 anni, da quando non è stato implementato da un serio Codice Urbano che individuasse i tipi architettonici, i materiali, i colori. Alla School of Architecture dell’University of Miami abbiamo fatto un corso apposito sul Masterplan di Novoli e tutti gli studenti, dopo aver visitato Firenze, si sono gettati con entusiasmo a disegnare forme e spazi pubblici congruenti organicamente con il vocabolario della città. Purtroppo, oggi la realtà è molto deludente. Tuttavia, l’esempio francese ha dimostrato che quando un Comune inizia a fare operazioni di Rinascimento Urbano, poi tanti altri comuni lo imitano e il modello si diffonde. Attorno a Paris, oggi ci sono una decina di comuni che stanno realizzando nuovi quartieri tradizionali, il primo è stato Plessis Robinson, poi ci sono Yerres, Maisons Alfort, Puteaux, Clamart, La Garenne Colombes, Le Blanc Mesnil, etc. Voglio sperare che in futuro anche nelle zone meno centrali di Firenze potremo vedere un nuovo meraviglioso quartiere in stile tradizionale.
D. Lei ha dedicato trent’anni a promuovere un’architettura classica e tradizionale come alternativa al modernismo globalizzante. Se potesse rivolgere un appello diretto ai fiorentini e alla loro amministrazione, quale sarebbe?
R. Ricordatevi della vostra grande tradizione, di ciò che l’architettura fiorentina ha prodotto: i suoi palazzi, le sue chiese, le sue piazze. Si tratta solo di riprendere il discorso, di riconnettersi con una grande cultura architettonica che non aspetta altro per avviare una nuova stagione creativa.
- Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura con elementi classici. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura classica fiorentina. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura integrata in contesto classico. Proposta © 2026 Alessandro Busà
- Esempio di nuova architettura integrata in contesto classico. Proposta © 2026 Alessandro Busà





























