Troppo profonda la crisi dell’urbanistica a Firenze. Troppo sfacciato il cubo nero. Monta la protesta. Dei comitati e anche delle vecchie famiglie fiorentine. Tutte personalità di alto profilo, ma sempre sottotraccia. Fino ad oggi…
Roberto Budini Gattai, architetto e urbanista, è il capofila di questa protesta e ha concesso alcune stimolanti riflessioni a La Firenze che vorrei.
La proposta è chiara: alla luce di quanto avvenuto all’ex Teatro Comunale, fermare la trasformazione delle ex Officine Grandi Riparazioni (OGR). “Questo brano di 8 ettari va salvato – sottolinea Budini Gattai -. Si può proporre alla proprietà una soluzione diversa, forse perfino più redditizia: la permuta, per esempio, con l’ex Sip di viale Guidoni”. Proposta messa nero su bianco.
80 mila metri quadri, 54 mila originariamente edificabili ridotti dalla Soprintendenza a 42 (la Superficie Utile Lorda), venduti per appena 10 milioni di euro al fondo lussemburghese Ginkgo 3: questi i numeri dell’ex OGR al centro della contestata trasformazione. Soprattutto, un’area baricentrica tra Cascine, Porta al Prato e area Unesco, potenzialmente lucrosa.
Certo, per attuare ciò che Budini Gattai propone servirebbe una capacità di mediare tutta politica. Ci vorrebbe una politica diversa.
“Abbiamo avuto degli amministratori di grande livello a Firenze – riflette -. Penso a Bettino Ricasoli, a Ubaldino Peruzzi, penso all’esperienza della città giardino all’Isolotto di Giorgio La Pira, con la quale si è risposto in modo adeguato all’emergenza abitativa. Vado più indietro: penso alle riforme leopoldine, avanzate allora e attualissime ancora oggi, la riforma agraria e l’abolizione della pena di morte, primi in Europa”. “C’era una scuola di governo in Toscana. Ci siamo dimenticati della nostra storia”, ammette rammaricato.
Budini Gattai ha insegnato Urbanistica e Progettazione urbanistica, alla Facoltà di Architettura di Firenze; ha dedicato particolare attenzione allo studio morfologico della città che sta all’origine dell’architettura. Si è occupato, inoltre, di restauro di manufatti di giardini e di
edilizia rurale storica.
“Decenni addietro, la città borghese poteva apparirci un po’ noiosa, perfino stucchevole; tuttavia, la nascente borghesia di allora doveva rappresentarsi con eleganza. Ciò ha prodotto degli interventi urbanistici di cui, oggi, beneficiamo tutti: il Piazzale Michelangelo, le Rampe, il Parterre, il Cimitero degli Inglesi, la Passeggiata delle Carrozze”.
“Oggi c’è il mangificio!”. Oggi si fanno Cubi, oppure “un’enormità invereconda” al posto dell’ex FIAT in viale Belfiore. “Bel fiore – fa notare Budini Gattai –, le parole… non sono casuali”. Dal verde… al cemento, dal Teatro Comunale al Cubo “di lusso”.
Ed era quella una Firenze universale. “Tra l’Ottocento e il Novecento, prima della tragedia del fascismo, era una città cosmopolita e tutte queste comunità, dai russi agli ebrei liberati dal ghetto, hanno lasciato una traccia, nonostante tutto, indelebile. Penso a Palazzo Poniatowski o a Villa Basilewski. Ricordo le edizioni Bemporad e Passigli”.
Memoria storica di tante lotte, di recente ha anche preso parte alle proteste in fronte ai vari cubi, Budini Gattai ricorda: “Negli anni ’90 ci fu un’edizione dell’Estate Fiorentina alle ex Officine, meravigliosa, con lo sguardo rivolto alle colline al tramonto. Non si potrà tornare indietro, perché allora si sarebbe dovuta cogliere l’opportunità, ma già sarebbe molto interrompere questa trasformazione e provare a immaginare un destino diverso”.
Con qualche rimorso, ricorda: “Negli anni ’80, il Gruppo di Urbanistica della Facoltà di Architettura, attraverso una ricerca universitaria, finanziata dal Comune, aveva messo a punto un metodo di interpretazione dello spazio. Avremmo potuto suggerire un progetto alternativo, non ci hanno mai interpellato”.
“La città che si sta delineando rischia di essere un ostacolo alla vita”. Donde la fuga dei fiorentini, ma anche l’intensificarsi della resistenza. “La vicenda del cubo – rivendica Budini Gattai – ha aperto una frattura. E c’è unanimità su quanto sia brutto. Ora dobbiamo fermare la trasformazione dell’ex OGR. Lo chiediamo al Comune e anche la Regione dovrebbe intervenire”. Nel frattempo, il fronte contro la trasformazione si allarga ogni giorno.
