Studiosi e appassionati riuniti nella Sala della Maddalena per approfondire il Canto XI del Paradiso
Nel pomeriggio di venerdì 13 marzo, la Basilica di Santa Croce a Firenze ha ospitato una Lecturae Dantis dedicata al Canto XI del Paradiso della Divina Commedia di Dante Alighieri, il celebre passo che celebra la figura di San Francesco d’Assisi.
L’incontro, inserito nel programma delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco, si è svolto nella Sala della Maddalena, gremita di pubblico per l’occasione. L’evento è stato organizzato dalla comunità dei Frati Minori Conventuali della basilica insieme alla rivista Città di Vita, con la collaborazione dell’ingegnere Gianluca Barducci.
Studiosi, appassionati e cittadini hanno partecipato a un pomeriggio di riflessione dedicato a uno dei canti più intensi della terza cantica dantesca, introdotto dal celebre verso: «Intra Tupino e l’acqua che discende dal colle eletto del beato Ubaldo…».
Ad aprire l’incontro è stato padre Franco Buonamano, rettore della basilica, che ha ricordato il forte legame tra Firenze e la tradizione francescana. Santa Croce, ha spiegato, nasce dalla presenza dei primi frati giunti in città intorno al 1209 e rappresenta da secoli uno dei principali luoghi francescani del capoluogo toscano. Proprio qui, tra il Duecento e il Trecento, si sviluppò una forte comunità religiosa e culturale, sostenuta anche da una delle biblioteche più importanti dell’epoca.
Il rettore ha sottolineato come la Basilica sia stata storicamente un luogo di incontro e dialogo, ricordando anche la vicinanza simbolica tra francescani e domenicani: «Da una parte Santa Croce con i frati, dall’altra Santa Maria Novella con i domenicani. Due ordini mendicanti che hanno annunciato il Vangelo con modalità diverse: i domenicani attraverso la predicazione, i francescani attraverso la testimonianza della povertà».
Particolarmente forte il richiamo alla presenza di Dante, definito «figlio di Santa Croce». Il sommo poeta avrebbe frequentato questi ambienti e sarebbe stato membro del terz’ordine francescano.
Il rapporto tra Dante e il francescanesimo è stato approfondito da Silvia Bargellini della rivista Città di Vita. Nel suo intervento ha evidenziato come il poeta abbia interpretato nella Commedia il carisma francescano, esaltando l’unione spirituale tra San Francesco e “Madonna Povertà”. Dante, ha spiegato Bargellini, racconta la vita del santo con precisione quasi biografica, trasformandola in una delle pagine più alte della poesia medievale.
Uno sguardo storico è stato offerto da Giovanni Cittadini, socio fondatore del Comitato “Castello di Giovagallo Luogo Dantesco”, che ha ricordato il ruolo della Lunigiana nella vita del poeta durante l’esilio. Proprio in quel territorio Dante soggiornò tra il 1306 e il 1308, accolto dalla famiglia Malaspina, periodo nel quale poté ritrovare stabilità e proseguire la stesura della Divina Commedia.

La parte centrale dell’incontro è stata affidata allo studioso Gianluca Barducci, che ha presentato un’analisi dettagliata del Canto XI del Paradiso. Il canto è ambientato nel cielo del Sole, dove Dante incontra gli spiriti sapienti della teologia. Qui Tommaso d’Aquino, domenicano, pronuncia l’elogio di San Francesco, mentre nel canto successivo sarà il francescano Bonaventura da Bagnoregio a lodare San Domenico: una struttura narrativa che mostra l’equilibrio con cui Dante guarda ai due grandi ordini mendicanti.
Barducci ha evidenziato anche il valore simbolico e teologico del canto, ricordando come la Commedia sia un’opera “polisemica”, capace di essere letta su più livelli: letterale, allegorico, morale e anagogico. In questa prospettiva, la figura di San Francesco appare come una risposta provvidenziale alla crisi spirituale della Chiesa medievale, chiamata a riscoprire la purezza evangelica attraverso la povertà e il servizio.
La serata si è conclusa con la lettura integrale del canto, affidata a Gianni Mazzei, che ha restituito al pubblico la forza poetica dei versi danteschi.
L’iniziativa ha rappresentato un momento di dialogo tra letteratura, spiritualità e storia, confermando ancora una volta il ruolo della Basilica di Santa Croce come luogo vivo della cultura fiorentina e custode della memoria di Dante.
In copertina: foto di Lorenzo Somigli
