Dove l’Umano Germoglia : La pittura di Leopoldo Innocenti come soglia tra corpo, materia e coscienza

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Un’indagine artistica sul corpo come luogo di ascolto e trasformazione

 

Presso la Galleria d’arte La Fonderia, dal 17 gennaio al 14 febbraio, la mostra Dove l’umano germoglia di Leopoldo Innocenti conduce lo spettatore in un territorio liminale, dove l’immagine è ancora in formazione e il corpo smette di essere figura per diventare luogo sensibile di trasformazione.

La pittura di Leopoldo Innocenti si muove in una zona di confine, in quel punto originario in cui l’immagine non è ancora forma compiuta e il corpo non si offre come semplice rappresentazione. Dove l’umano germoglia indica questo spazio intimo e fragile: una soglia in cui la dimensione umana affonda le proprie radici nella materia del mondo e, allo stesso tempo, ne emerge come coscienza e informazione. Le opere mostrano il reale, ma soprattutto ne interrogano il processo di nascita, là dove ricordi, esperienze, inquietudini e credenze personali concorrono alla proiezione di un immaginario più ampio e universale.

La figura, centrale nella ricerca di Innocenti, appare come una presenza instabile, sospesa tra immersione e disillusione. Nei corpi distesi, inginocchiati o in ascolto, l’umano non si impone sul paesaggio, ma vi aderisce come se ne fosse una naturale prosecuzione. Radici, superfici terrose, presenze vegetali e animali non assumono un valore narrativo, ma si rivelano come espressioni di una medesima manifestazione vitale. L’umano germoglia nel momento in cui, ascoltandosi, rinuncia alla propria centralità e accetta di farsi terreno.

Spazio ricettivo, corpo permeabile: la pittura procede per stratificazioni, velature e rimozioni di materia. Le immagini emergono lentamente nella coscienza, segnate da una fragilità che ne rivela il carattere transitorio. I volti, spesso rarefatti o sdoppiati, non definiscono identità individuali, ma stati dell’essere, condizioni interiori. La figura si moltiplica o si sovrappone, come se esistesse in un luogo esterno alle leggi fisiche e temporali.

Ciò che appare sulla superficie dell’opera è sempre un esito provvisorio: un’immagine che prende forma tra molte altre possibili, alcune latenti, altre dimenticate, altre ancora in divenire. Il riferimento alla spiritualità è costante ma mai didascalico. Archetipi, simboli e allusioni iconografiche rimandano a una tradizione in cui la conoscenza passa attraverso un’esperienza trasformativa. Tuttavia, nella ricerca di Innocenti, la spiritualità non è trascendenza ma immersione: un movimento della psiche verso la materia come luogo di consapevolezza, capace di modificare lo sguardo sul mondo.

L’individuo si configura così come soglia tra dimensione interiore e universale, e la pittura diventa metafora di questo attraversamento. Ogni opera si costruisce come un territorio sospeso tra visibile e invisibile, tra ciò che affiora e ciò che resta sommerso. La doppia impermanenza della materia e della percezione si manifesta nella precarietà delle forme, nella loro possibilità continua di mutare.

Le scene non raccontano storie, ma restituiscono stati di coscienza in trasformazione, invitando lo spettatore a sostare in quei luoghi in cui le immagini si generano: punti in cui la psiche incontra la terra, in cui l’uomo ritrova se stesso come parte di un intero. I lavori riuniti in Dove l’umano germoglia delineano una concezione dinamica dell’immagine e della pittura. Leopoldo Innocenti colloca l’umano non come misura del mondo, ma come parte di un processo più ampio in cui natura, memoria e psiche concorrono alla creazione del reale.

È in questo spazio che l’immagine prende forma, dove il corpo diventa terreno fertile e la pittura si fa atto di ascolto, rivelazione e continua rinascita.