Al terzo giorno di silenzio – o di clamorosa sottovalutazione – dei gravi episodi che hanno segnato la notte di Capodanno a Caldine, la sindaca Cristina Scaletti, messa di fronte all’evidenza, si sveglia
Fiesole e Firenze che cosa hanno in comune, se non un’origine che vuole una “figlia” dell’altra?
In comune hanno soprattutto il fatto che, dopo le elezioni del 2024, sono entrambe amministrate da due donne di centrosinistra che non vedono – o fingono di non vedere per opportunismo politico.
Così come a Firenze Sara Funaro è stata costretta ad aprire bocca e a sollevare il tappeto sotto cui erano stati nascosti i devastanti vandalismi della notte più lunga dell’anno nella centralissima piazza San Giovanni, dove due gang di maranza si sono fronteggiate a colpi di tavolini e sedie devastando una pizzeria, a Caldine, frazione di Fiesole, la sindachessa Cristina Scaletti è riuscita per ben tre giorni a fare orecchie da mercante di fronte all’indignazione montata sui social dopo il Capodanno d’inferno in piazza dei Mezzadri, dove per “festeggiare” qualcuno ha pensato bene di distruggere anche parte degli arredi urbani.
Che cosa hanno dunque in comune Firenze e Fiesole?
Il fatto di essere amministrate da due donne con molti punti di contatto. Entrambe cresciute nella politica anche se una fedelissima del Pd e l’altra trasformista che cambia casacca a seconda delle stagioni.
Entrambe hanno condiviso per un’intera consiliatura (2014-2019) i banchi del Consiglio comunale fiorentino, quando una era consigliera Pd alla corte del “reuccio” Nardella (Funaro) e l’altra (Scaletti) era civica d’attacco e d’opposizione, eletta per le sue posizioni nette contro lo stesso Nardella, del quale oggi condivide pensieri e schieramento politico.
Entrambe, inoltre, sono ben navigate e istruite nell’arte di meleggiare i cittadini, nascondendo sotto il tappeto tutte le scorie possibili e facendo passare chi segnala i problemi per visionari o allarmisti.
Almeno fino a quando – ed è sempre più difficile evitarlo nell’era dei social – non compaiono immagini e video che le smentiscono clamorosamente, costringendole non a cospargersi il capo di cenere e chiedere scusa per l’abbaglio, ma a rilasciare dichiarazioni di circostanza, scritte da addetti stampa imbarazzati e arrampicati su specchi sempre più scivolosi.
E così, dopo giorni di indignazione fiesolana, il 3 gennaio anche Cristina Scaletti è stata costretta ad alzare il tappeto e a rilasciare un comunicato che riportiamo integralmente, a onor di cronaca, corredato dalle immagini scattate dai cittadini e ignorate per tre giorni.
“L’Amministrazione comunale di Fiesole esprime una ferma condanna per i gravi episodi di vandalismo che si sono verificati la notte di Capodanno in Piazza dei Mezzadri a Caldine. Il sindaco Cristina Scaletti insieme alla Giunta, ha effettuato oggi un sopralluogo per constatare direttamente i danni e le conseguenze degli eventi.
È stata immediatamente richiesta una pulizia straordinaria dell’area, sono stati ascoltati i residenti e gli esercenti della zona ed è stato dato mandato alle autorità competenti di acquisire i filmati delle telecamere di videosorveglianza, al fine di ricostruire l’accaduto e accertare eventuali responsabilità.
Quanto avvenuto in piazza Mezzadri nella notte di Capodanno non può essere tollerato. E non lo sarà”, viene scritto in una nota dell’Amministrazione pubblicata sui social del Comune. “Con profonda amarezza è stato rilevato il venir meno del rispetto nei confronti dei residenti, il concreto pericolo arrecato alla salute dei cittadini e il danneggiamento della cosa pubblica.
Solo per puro caso, infatti, l’uso sconsiderato di materiale pirotecnico — con petardi esplosi ad altezza d’uomo, contro vetrine o all’interno dei cestini dell’immondizia, fino a provocare un principio di incendio alle decorazioni natalizie — non ha causato feriti, o conseguenze ancora più gravi.
Quanto accaduto non è degno di un paese civile e va ben oltre il legittimo diritto di festeggiare in uno spazio pubblico. L’appello al senso di responsabilità lanciato dal Comune è purtroppo rimasto inascoltato. Per questo motivo, in futuro saranno valutate misure più restrittive per garantire sicurezza e tutela dei beni collettivi. Parallelamente, proseguiranno le azioni di riqualificazione e promozione culturale, affinché le piazze del territorio restino luoghi di socialità e aggregazione, vissuti in modo civile e rispettoso, senza spazio per atti di vandalismo o comportamenti che mettano a rischio la salute pubblica.”
In conclusione cos’hanno in comune Fiesole e Firenze?
Il modus operandi dei loro amministratori. Il problema, a Caldine come a Firenze, non è stato il vandalismo in sé, che pure è grave, ma il riflesso condizionato di chi governa: minimizzare, tacere, prendere tempo, sperare che tutto si dissolva da solo.
È una gestione del potere fondata sull’occultamento più che sulla responsabilità.
Il copione è sempre lo stesso: prima il silenzio, poi l’indignazione tardiva, infine l’annuncio di misure future che arrivano quando il danno è già fatto.
Peccato che la sicurezza non sia un’emergenza occasionale da affrontare a posteriori, ma un dovere quotidiano di chi amministra che non deve per responsabilità buttare solo la palla in tribuna (leggasi Governo a Roma).
Se a svegliare un’amministrazione servono video virali e indignazione social ben vengano. Allora il problema non è solo chi vandalizza, ma chi governa guardando altrove. E a forza di nascondere la polvere sotto il tappeto, prima o poi, quel tappeto salta. Con tutto quello che c’è sotto.
