Firenze 2030: il miraggio della “green city” tra colate di cemento, bus fantasma e il sacrificio dei cittadini

GERMOGLI PH: 23 MARZO FIRENZE NOVOLI SAN DONATO  TRAMVIA

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Le scelte amministrative ecologiche si scontrano con la realtà quotidiana dei fiorentini, tra traffico congestionato e sacrifici imposti. Firenze rischia di diventare una città “verde” solo sulla carta, con un cambiamento imposto senza soluzioni reali per i suoi abitanti

 

Di Roberto Vedovi

L’apparente ottimismo che traspare dalle pagine del report “Mal’Aria di Città 2026”, che vede Firenze potenzialmente in grado di raggiungere gli obiettivi europei entro il 2030, si scontra frontalmente con una realtà urbana fatta di scelte amministrative che sembrano ignorare il benessere e i diritti fondamentali dei residenti. Mentre la politica insegue il miraggio di una città a emissioni zero attraverso dogmi ideologici, la quotidianità dei fiorentini si è trasformata in una spossante corsa a ostacoli tra cantieri infiniti e restrizioni che sanno più di vessazione che di strategia ambientale. Il cuore della critica risiede in un paradosso ecologico senza precedenti: in nome della “cura del ferro” rappresentata dalla tramvia, la città ha assistito allo scempio sistematico del proprio patrimonio arboreo, ignorando l’allarme degli scienziati sugli effetti devastanti delle isole di calore urbano.

È quantomeno ironico che, mentre il report di Legambiente sottolinea l’importanza vitale della forestazione per filtrare il particolato e mitigare le temperature, Firenze risponda trasformando viali storici in distese di cemento e asfalto bollente, eliminando quelle zone d’ombra naturali che sono l’unica vera difesa contro un clima sempre più estremo. Questa trasformazione fisica si accompagna a una gestione della mobilità che appare deliberatamente punitiva nei confronti degli automobilisti, colpiti dallo “Scudo Verde” e da ZTL sempre più oppressive; si tratta di misure che pesano in modo sproporzionato sulle fasce sociali più deboli, impossibilitate a rinnovare il proprio parco auto e costrette a subire il caos di un traffico reso insostenibile dagli stessi cantieri comunali.

Il fallimento del sistema è reso ancora più evidente dal collasso del trasporto pubblico su gomma: se la tramvia è stata elevata a divinità intoccabile, l’autobus è diventato il grande dimenticato. La cancellazione sistematica delle corsie preferenziali per far spazio ai binari ha condannato i bus a restare prigionieri degli ingorghi, vanificando ogni incentivo a lasciare l’auto privata per un mezzo pubblico che non è più in grado di garantire tempi certi o percorsi capillari. È un circolo vizioso in cui il cittadino viene privato dell’alternativa e poi multato perché non la utilizza. In questo scenario, la certezza dell’efficacia di tali sacrifici è ancora tutta da verificare, specialmente per quanto riguarda il PM2.5, per il quale è richiesta una riduzione drastica del 26% che il solo tram non potrà mai garantire. Ciò che resta oggi è una scommessa sulla pelle dei fiorentini, una transizione “lacrime e sangue” guidata da un’amministrazione che sembra aver smarrito il senso del realismo, preferendo la bellezza dei rendering alla vivibilità reale di una città che, tra una multa e un cantiere, rischia di diventare un guscio vuoto, pulito solo sulla carta ma profondamente ostile a chi la abita.

Foto: Copyright Fotocronache Germogli