Foto shock: l’inferno urbano documentato dall’alto tra baracche, eternit, discariche e l’ombra lunga di un’amministrazione sempre più assente
Sono davvero scioccanti le immagini di ciò che si cela sotto il viadotto dell’Indiano: foto che non avremmo mai voluto vedere, ma che nelle ultime ore stanno facendo il giro del web. Sotto le campate del lungo viadotto che migliaia di pendolari attraversano ogni mattina, si nasconde una geografia distopica di baracche di lamiera, montagne di rifiuti, veicoli abbandonati e giacigli di fortuna. Quelli che vedete non sono fotogrammi tratti da un documentario sulle favelas di Mumbai, nè di un reportage sui ghat inquinati di Varanasi. E non siamo sulle rive del sacro Gange, ma sulle sponde dell’Arno, a Firenze, la città dei Medici che oggi, sotto la guida Funaro, pare sempre più spesso voler strizzare l’occhio alle più miserabili città del terzo mondo.
Le foto scattate con drone svelano un paesaggio che pare estratto da uno slum indiano, dove montagne di immondizia si estendono come una discarica a cielo aperto, popolata da senzatetto dimenticati. Dietro le staccionate che delimitano piccoli spazi coltivati ad orto, si vedono baracche, tende improvvisate, rifiuti industriali mescolati a misere masserizie personali, e un terreno melmoso che si fa strada tra un accampamento e l’altro, dove un’umanità disperata si aggrappa ad una sopravvivenza ai confini della dignità.
La situazione non è nuova: già nel 2023 alcuni report descrivevano questo “terreno dimenticato da tutti” come un buco nero di eternit, rifiuti e baracche abitate, una vera bidonville sotto all’Indiano. E nonostante una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio del Quartiere 4 nel dicembre 2025 per rimuovere le distese di rifiuti e l’accampamento abusivo, nulla è cambiato. Anzi, il degrado si è aggravato, con nuove montagne di rifiuti che spuntano come funghi nelle zone limitrofe.
Poi c’è l’incendio del 22 gennaio 2026: una colonna di fumo nero visibile da lontano, originata dai falò accesi da un’umanità disperata nel tentativo di riscaldarsi in questo gelido inverno. Le fiamme hanno divorato masserizie e baracche sotto il viadotto, in via dell’Isolotto, richiedendo l’intervento dei vigili del fuoco con autobotte e squadre speciali. Fortunatamente, nessun ferito e nessun danno strutturale grave, ma è stato il secondo rogo in pochi giorni – dopo quello sotto il viadotto di San Donato – a minacciare infrastrutture strategiche della città. Questi episodi non sono incidenti isolati: sono il sintomo di un sistema fallito, dove i senzatetto, quelli che tutti dicono di voler aiutare ma che poi vengono lasciati al loro destino, ricorrono a quello che possono per sopravvivere, rischiando di trasformare ogni ponte di Firenze in un inferno di fiamme e fumo.
Non avremmo mai pensato nè desiderato che un paesaggio simile, così alieno alla nostra idea di Firenze, potesse esistere: strutture precarie ammassate contro i piloni del ponte, rifiuti che inquinano il suolo e le falde, un ecosistema di miseria che si autoalimenta. Eppure questa è la realtà di Firenze nell’anno 2026. E l’amministrazione, invece di affrontare la realtà, continua a girarsi dall’altra parte, come se nulla stesse accadendo.
E qui entra in gioco la sindaca Funaro, quella che in campagna elettorale dipingeva una Firenze “più giusta e inclusiva”, una Firenze “plurale”, che avrebbe messo in campo politiche abitative per garantire un “diritto alla casa accessibile a tutti”. Peccato che la realtà sotto il viadotto dell’Indiano racconti un’altra storia, con incendi che divampano nelle fredde notti d’inverno, e mozioni approvate che restano carta straccia. È un fallimento sistemico: promesse vuote, risorse mal gestite, e una città che slitta sempre più rapida verso il caos terzo-mondista, mentre la sindaca posa per foto e interviste.



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