Firenze e i su’ cubi neri, ma “habemus travem”

GERMOGLI PH 17 FEBBRAIO 2026 FIRENZE STADIO COMUNALE ARTEMIO FRANCHI LAVORI DI RIFACIMENTO VEDUTE AEREE

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di Nisidino Tallofene

Tanto tuonò che piovve, anche se per ora sono goccioline piccoline e fastidiose che stanno crescendo di numero e di peso, anche all’estero.

Parlare di “Cubo Nero” oggi è un po’ come parlare della Fiorentina: una ferita lacerante e sanguinante che quasi ogni fiorentino ha e con cui deve fare i conti ogni mattina quando esce di casa, va al bar, va a lavorare.

Una ferita che si è rapidamente infettata grazie alle vicinanza di altre lacerazioni cittadine: lo stadio, il treno detto tranvia, San Gallo e cosi via.

Ma quanti sono i cubi neri nella nostra città, finiti o da finire? Perché chi doveva vigiliare non l’ha fatto? Perché il Comune ha adottato macroscopicamente e senza pudore due pesi e due misure a seconda dell’interlocutore che aveva di fronte? Perché i Sovrintendenti di prima (quella attuale giustamente si tutela con rigore) o i loro uffici si sono fatti passare sotto il naso qualunque nefandezza venisse loro proposta purché evidente?

Perché i sindaci che Firenze ha avuto negli ultimi vent’anni sono uno contro l’altro armati, frettolosi di scaricare sul predecessore o sul successore ogni responsabilità su ciò che oggi è evidentemente uno scempio della città a cielo aperto?

Per non parlare di nuovo della madre di tutte le devastazioni cittadine, una ferrovia detta “tranvia” i cui binari, pali e cemento stanno attraversando da anni la città, impoverendo quartieri, strade, famiglie. Progetto pensato secoli fa, con tecnologia ante litteram indecente per una città come Firenze, ma evidentemente ideale per i francesi di RATP e per chi l’ha approvata a suo tempo.

Come non ricordare la vicenda ignobile dello stadio comunale, dove è stato impedito ad un privato (casualmente presidente della Fiorentina) di realizzarlo a sue spese salvo poi accorgersi, a cantiere aperto, che non c’erano i quattrini per finirlo. Problema ancora oggi non risolto.

Nel frattempo stadio sventrato, capacità dimezzata e così via, fino alla sceneggiata di un annuncio stile pontificio che diceva più o meno così: “Annuntio vobis gaudium magnum: habemus travem”. Tutto per la posa di una banalissima trave in corso d’opera, poi subito dopo rimossa perché, fanno dire alla sindaca a sua insaputa che è “pesante e pericolosa”. Siamo alle comiche.

Firenze mi ricorda la sigla di chiusura di “Oggi le Comiche” di 40 anni fa alla tv, quando si vedeva una macchina che se ne andava perdendo ogni dieci metri un pezzo: almeno prima c’erano Stan Laurel e Oliver Hardy, mica Nardella & Funaro.

In tutto questo caos e assoluta incapacità di gestione e di programmazione, qualche giorno fa un drappello di nobili, guidati dell’urbanista Budini Gattai, si è improvvisamente svegliato protestando per il progetto OCR dell’ex area delle Ferrovie, alle Cascine dietro il teatro dell’Opera.

La domanda sorge spontanea: perché se ne sono accorti solo ora? Il progetto è vecchio di anni e, da almeno 3 o 4, se lo era aggiudicato una società partecipata da un fondo e da un importante gruppo di costruzioni italiano.

Ma prima dove erano? Dormivano? E se dormivano sognavano di non esserci?

Si vede che la misura è colma anche per chi negli ultimi vent’anni ha appoggiato, sostenuto e condiviso ogni scelta della Giunta di questa città perseguendo fedelmente e legittimamente i propri interessi.

La politica? Non pervenuta.

Ma ora che le condizioni di questa città si sono così aggravate che anche Dante l’avrebbe potuta definire “ahi serva Fiorenza, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province ma bordello!”, oggi anche loro si ribellano alzando la voce che, provenendo da un pulpito alto e nobile, è stata ripresa dai giornali inglesi e dal nostro Governatore che non ha esitato a sparare a palle incatenate contro la Funaro, probabilmente desideroso di prendere il suo posto al termine del mandato del peggiore sindaco della storia di Firenze.

Ma anche in questo caso una domanda sorge spontanea: se “mater semper certa est et pater numquam”, caro Governatore, potrebbe almeno dirci chi è “la madre” di questo sconquasso in modo da andarle a suonare il campanello di casa e chiederle “perché”?

Per quanto riguarda il Consiglio dei Nobili, sarà interessante capire se siamo davanti ad una frattura reale fra chi ha sostenuto le recenti amministrazioni della città e la Giunta, ovvero resta solo un grido di dolore perché si sono accorti che da Roma gli hanno sfilato di bocca un bell’osso alle Cascine?

Qualunque risposta aiuta a capire l’esternazione di Giani.

Ai posteri l’ardua sentenza, come scriveva chi veniva a sciacquare i panni in Arno quando Firenze era ancora una città pulita e non un bordello di dantesca memoria.

In copertina: copyright Fotocronache Germogli