FOCUS LFCV | Che fine ha fatto la Fondazione Stensen?

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Qualche mese di lavori e tutto sarebbe tornato come prima. È questa l’illusione, potenziata dai fondi del famigerato PNRR, a cui hanno creduto alla Fondazione Stensen nell’ormai lontano 2023.

Sotto un regime piddino, niente è più duraturo di ciò che viene dichiarato «temporaneo» (1). Pareva, inizialmente, che l’inaugurazione della nuova sala al cinema Astra in piazza Beccaria, dovesse essere propedeutica soltanto a «qualche mese» di sospensione delle proiezioni in sede per i lavori di «efficientamento e ammodernamento» della struttura coi soldi, appunto, del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (2). Da quel 25-26 gennaio sono passati ormai tre anni e la sede di viale Don Minzoni è ancora chiusa e tale resterà, si dice (3), fino alla fine di quest’anno 2026: i sei mesi iniziali (4) sono dunque diventati otto a oggi, 35 cominciando il conteggio dall’inizio dei lavori.

Non è sfuggito che, sullo sfondo di questi lavori, pesa comunque l’ombra di un sonoro -40% di spettatori tra il 2019 e il 2022, per stessa ammissione del suo presidente ai microfoni de La Nazione. Una crisi che si è riflessa direttamente sull’adiacente libreria Alzaia, di proprietà dello Stensen stesso: preventivata già a metà giugno 2025 la chiusura di tutto il 2026 (5), tale consapevolezza si accompagnò a una svendita di tutti i suoi libri a metà prezzo (6), con la condanna di un destino legato all’incerta e ignota riapertura dello stabile principale e tenuto su soltanto da una vaga promessa di chiusura «non definitiva». La complessità della situazione è stata ammessa l’anno scorso dal direttore di Confcommercio Toscana per tramite di Firenze Today: la perdita di «un punto di incontro importante» per il quartiere di Campo di Marte si colloca nel contesto, sono dati dello stesso organismo, di una perdita del 23.1% in attività nel quartiere tra il 2012 e il 2024: 118.000 negozi al dettaglio e 23.000 attività di commercio ambulante; Firenze 65esima in Italia mentre, a pochi metri dallo Stensen, nel sottopassaggio delle Cure proliferano attività identiche ma illegali e tutt’altro che scevre da episodi di criminalità e degrado nel medesimo ambiente (7).

I «ritardi nei lavori» (8), vera ragione dietro alla prolungata chiusura di cui ad oggi non vi è ancora una data definitiva di fine lavori, non sono, per così dire, al loro esordio nella travagliata storia recente della struttura: già nel 2013 la libreria, allora denominata Parterre, chiuse definitivamente i battenti anche lì per «motivazioni personali della gestione» che, si può leggere ancora oggi su Firenze Today (9), affittò il fondo della Fondazione per trovarsi poi, nel luglio di quell’anno, «impossibilitata a portare avanti l’attività».

Oggi si assicura che le iniziative vergate Stensen proseguono regolarmente al Cinema Astra: le ultime in ordine di tempo sono riunite sotto il tema della rassegna Tracce di Invisibili (10) e, sponsorizzate anche dall’ARCI (11), abbracciano i temi (ormai triti e ritriti, a onor del vero) dei «diritti umani e sociali» in collaborazione con entità quali Amnesty International Firenze e relativo Gruppo Giovani, Arca Cooperativa Sociale e Associazione Progetto Arcobaleno, in corso dal 19 febbraio (l’ARCI dice dal 22) e che terminerà il 15 maggio.

Come da prassi ormai consuetudinaria nella retorica demagogica e populista dei “diritti”, gli unici che ne sono stati esclusi sono nientepopodimeno che i lavoratori della libreria Alzaia, il cui destino è ufficialmente incerto, per la mancanza di notizie circa le loro sorti. Licenziamento? Ricollocamento? NASPI? Sindacati: almeno voi che non sembrate assorti dalle Tracce di Invisibili, mettetevi sulle tracce vere di questi invisibili che fino a poco tempo fa erano tanto visibili da essere un punto di riferimento per l’intero quartiere.

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