FOCUS LFCV | Dall’acco-glienza all’acco-ltellamento: un sistema che non integra nessuno ma disintegra un tessuto sociale

Viale Michelangelo

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Già pochi giorni fa abbiamo avuto modo di occuparci del business dell’accoglienza nella nostra città, alla luce dell’accoltellamento avvenuto la scorsa settimana nel centro profughi in via Michelangelo: l’ottimo Roberto Vedovi (1) si è concentrato sulle carenze legali di queste strutture e sul giro milionario di soldi che le tiene in piedi, che forse in ciò hanno un peso maggiore delle fondamenta stesse, viste le condizioni precarie che caratterizzano i loro interni e la vita quotidiana di chi vi è stipato. In particolare, l’uso di droghe è una testimonianza ricorrente, che fa coincidere un articolo de La Nazione (2) di metà novembre con un servizio di Fuori dal Coro di due mesi prima (3), nel quale peraltro vediamo intervistate nostre vecchie conoscenze dirette o indirette, da Simone Gianfaldoni (portavoce del Comitato Cittadini Attivi di San Jacopino) alle vittime degli scippi più infami: Michele (4), e Rossella (5), sempre a San Jacopino. Racconti interni parlano infatti di persone lasciate senza mangiare e che come unico modo per placare la fame hanno le sostanze stupefacenti, in balia delle quali poi vanno a rubare e delinquere. Senza risparmiare, appunto, neppure donne e disabili.

È invece il Comune stesso, tramite i suoi canali ufficiali, ad ammettere il problema del freddo nelle strutture, pur tra mille promesse da marinaio e tanta, tanta propaganda (6). Non che ce ne fosse bisogno, dal momento che le denunce delle associazioni che si occupano dei ragazzi ne hanno più volte fatto presente le criticità, facendo riecheggiare le proprie voci persino sui media nazionali (7).

Inevitabile, quindi, che in queste condizioni gli animi, è proprio il caso di dirlo, si surriscaldino. Non infrequenti sono state le risse negli anni: particolarmente eclatante il caso verificatosi a Scandicci nel luglio 2023, quando una lite tra due minorenni è sfociata in un lancio di sassi e vetri tra 30 persone, che provocò il ferimento di due carabinieri intervenuti a scongiurare il peggio (8).

L’anno successivo si è concluso, è notizia del Fatto Quotidiano cui accennavamo prima, con un aumento del 16% dei reati di matrice violenta in tutta la Toscana, con un particolare inasprimento del quantitativo di rapine, lesioni, violenze sessuali, stalking e pregiudizio civile.

La politica regionale e locale, nel frattempo, continua a dividersi sull’ipotesi CPR: alla vigilia delle ultime elezioni regionali il senatore Marcheschi (FdI) è tornato a ribattere dritto sul punto del fallimento totale del sistema PD, mettendo in evidenza i «reati di concussione e frode nelle pubbliche forniture nei confronti di richiedenti asilo, contestati a carico di cinque indagati, amministratori e collaboratori di una cooperativa sociale operante nell’accoglienza dei migranti» (9); la sinistra accogliona continua invece ad attaccare la prima col sempreverde leitmotiv del «segregazionismo» e delle «derive securitarie» senza però formulare alcuna proposta alternativa a un problema oggettivo (10) (con buona pace delle funariane «percezioni» [11]), sebbene anche nel suo fronte inizino a farsi strada denunce spassionate sui mille e mille problemi che affliggono i centri di accoglienza: violenze (anche autoinflitte), tossicodipendenza, carenze strutturali e soprattutto il sovraffollamento (12).

La giunta Funaro, intanto, fa finta di niente: a precisa domanda del consigliere Santarelli (Noi Moderati) un mese fa, l’assessore Paulesu ha vantato il fatto che nei sei mesi precedenti le ispezioni in questi centri non abbiano portato ad alcuna sanzione. Sacrosanta la domanda retorica: «Se nei centri per minori va tutto così bene come sostiene l’Assessorato, come si spiegano le falle sistemiche che la cronaca riporta ogni giorno? Com’è possibile che intere aree della città siano ormai percepite come ‘proprietà esclusiva’ di spacciatori minorenni se il monitoraggio sui progetti di integrazione sociale fosse davvero efficace?». La risposta, invece, tanti faticheranno ancora a volerla dare pur conoscendola benissimo.

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