Il costo della vita a Firenze scoraggia i poliziotti, favorendo il turnover e lasciando la città scoperta. La soluzione? Riassegnare le forze dell’ordine dove ce n’è più bisogno, con stipendi adeguati al costo della vita
Di Roberto Vedovi
In Toscana il crimine è alto, ma la presenza delle Forze dell’Ordine non è proporzionata ai reati e all’esposizione di città come Firenze. È il quadro che emerge da una recente nota dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, che mette a confronto, regione per regione, quante denunce ci sono e quanti agenti di Polizia di Stato e Carabinieri sono effettivamente sul territorio.
La Toscana presenta un tasso di criminalità tra i più elevati del Paese: circa 4.400 reati denunciati ogni 100 mila abitanti. Gli autori però ricordano che non tutti i reati vengono denunciati: molte vittime non vanno dalle forze dell’ordine, per sfiducia, paura o rassegnazione. Questo fenomeno – chiamato in gergo “numero oscuro” – viene stimato usando i sondaggi Istat sulle vittimizzazioni, cioè indagini che chiedono alle persone se hanno subito reati anche quando non li hanno denunciati.
Su questo sfondo, il numero di agenti in Toscana è di circa 358 ogni 100 mila abitanti. Il dato in sé potrebbe sembrare non trascurabile, ma il punto chiave è il rapporto tra forze di polizia e criminalità: in Toscana questo indicatore vale 0,15, cioè per ogni “unità” di crimine (secondo l’indice composito usato nello studio) ci sono relativamente poche divise rispetto ad altre regioni. È un valore nettamente inferiore rispetto a Molise, Calabria o Sardegna, dove il rapporto supera lo 0,5, indicando una presenza di forze dell’ordine molto più abbondante in rapporto ai reati stimati.
La Toscana finisce così nel gruppo di regioni del Nord e del Centro-Nord – insieme a Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto – caratterizzate da tre elementi ricorrenti: economie forti, grandi centri urbani, forte presenza turistica e commerciale, ma un presidio di polizia basso rispetto al livello di criminalità. Non si tratta di un artificio statistico: il documento ricorda che il tasso di criminalità più alto in queste aree è un tratto strutturale, legato alla concentrazione di persone, servizi, infrastrutture, luoghi della movida e flussi di visitatori, che rendono più probabili furti, borseggi e altri reati predatori.
Firenze è l’esempio più evidente di questa situazione. È una città d’arte che attira milioni di turisti ogni anno, con un centro storico compatto e affollato, grandi stazioni, linee tranviarie e una fitta rete commerciale: tutte condizioni che aumentano le opportunità per piccoli reati a danno di residenti e visitatori. In contesti del genere, la presenza fisica di agenti nelle strade, nelle piazze e sui mezzi pubblici ha un ruolo determinante sia nella prevenzione sia nella percezione di sicurezza di chi vive e lavora in città. Non a caso, proprio su questo fronte i sindacati di polizia chiedono da tempo a Regione e Comune di intervenire, ad esempio con edilizia dedicata e progetti di social housing per il personale in servizio, per rendere concretamente sostenibile vivere e lavorare a Firenze.
Eppure, il modello nazionale di distribuzione delle Forze dell’Ordine non premia territori come Firenze. In Italia, infatti, gli stipendi degli agenti sono stabiliti con contratti uguali per tutti e non vengono adeguati al diverso costo della vita nelle varie regioni e città. Questo significa che un agente guadagna gli stessi euro a Firenze o in un piccolo centro del Sud, ma a Firenze affitti, spese e prezzi erodono molto di più quel reddito.
Il documento mostra che questo meccanismo economico pesa parecchio sulle scelte di sede. Una larga parte dei nuovi arruolati proviene dal Mezzogiorno, dove il lavoro stabile nel settore pubblico è particolarmente appetibile. Molti di loro accettano le prime destinazioni in grandi città del Centro-Nord, anche in Toscana e a Firenze, ma non appena maturano i requisiti di servizio chiedono il trasferimento verso la propria regione o verso aree in cui il costo della vita è più basso, e quindi lo stesso stipendio “vale” di più. Il risultato è un forte turn over negli organici dei capoluoghi del Nord e del Centro-Nord, tra cui Firenze, con tanti agenti giovani, meno radicati e spesso in attesa di spostarsi altrove. Al contrario, in molte città del Sud l’età media degli agenti è più alta e il legame con il territorio più stabile, segno di una permanenza più duratura in contesti dove, però, il rapporto tra crimine e numero di agenti è già molto favorevole.
Le analisi statistiche contenute nella nota quantificano questo effetto. In una regressione che mette in relazione il numero di agenti per 100 mila abitanti con il salario reale – cioè lo stipendio corretto per il costo della vita nella singola regione – emerge che dove il potere d’acquisto dello stipendio è più alto ci sono anche più agenti. Al contrario, quando si prova a spiegare la distribuzione delle forze dell’ordine con il solo tasso di criminalità, il legame risulta debole o non significativo: il crimine da solo non basta a spiegare dove gli agenti sono più numerosi.
Per la Toscana e per Firenze questo significa che l’attuale distribuzione delle forze di polizia non segue davvero i bisogni di sicurezza di un territorio turistico, densamente abitato e con alti livelli di reati predatori, ma è condizionata da incentivi economici che spingono gli agenti altrove. La conseguenza pratica è che, a parità di crimini, una famiglia toscana si trova meno agenti a presidiare il territorio rispetto a una famiglia che vive in regioni dove il costo della vita è più basso e il rapporto agenti/crimine è molto più favorevole.
La proposta avanzata dallo studio è chiara e tocca direttamente il dibattito toscano sulla sicurezza. Invece di limitarsi a chiedere “più organici” in astratto, gli autori suggeriscono di riallocare le forze dell’ordine in base alla reale domanda di sicurezza dei territori e di introdurre un adeguamento degli stipendi al costo della vita regionale. Per città come Firenze significherebbe rendere economicamente più conveniente restare a lavorare in un contesto difficile ma cruciale per l’immagine del Paese, e qui le misure locali su casa e alloggi – come edilizia dedicata e social housing per gli agenti – diventano leve concrete per provare a colmare il divario tra criminalità effettiva e risorse umane disponibili per presidiare le strade.
Foto: Copyright Fotocronache Germogli
Figura in testo: Dati OCPI

