Abbiamo già avuto modo di soffermarci, nell’ultimo mese dell’estate scorsa (1), sull’anomalo flusso di soldi riversatisi nel piccolo spazio interno alle mura cittadine, per una serie di opere tanto “grandi” quanto inutili e dannose e, soprattutto, non richieste dalla collettività.
Contammo allora 570 milioni per la linea 4 nel suo complesso, di cui 430 per la prima verso le Piagge, 283 per la seconda verso Campi e altri 60 per le relative strade e parcheggi; sarebbe, tuttavia, restato l’interrogativo su chi avesse concretamente dovuto pagare lo scotto degli inevitabili espropri all’uopo, se già nel 2024 il Comune non avesse reso noto nomi e numeri a tal riguardo (2). Si era parlato fin da subito di 1.500 avvisi in questo senso, con La Nazione, veicolo della delibera comunale alla cittadinanza, a contare 14 aree:
«Il Polo scolastico di via Prunaia, la Casa della comunità, dove i cittadini troveranno servizi sanitari, l’area di Villa Rucellai, l’area Madri della Repubblica, l’area San Martino. Poi l’area Iqbal, l’area via Palagetta, ex Happyland, via Benedetto Croce a San Donnino, via Pistoiese, via dei Manderi a San Donnino, ex Ausonia, via dei Bassi, via Palagetta, via Padule, via San Martino, via Torricella e San Quirico» (3).
Il quotidiano diretto da Agnese Pini ci ha tenuto fin da subito a specificare – e ci mancherebbe altro! – che «si tratta di una procedura prevista dalla legge e alla quale il Comune di Campi si è attenuto», senonché proprio esso, appena due settimane fa, ha parlato di un’«ipotesi stop della nuova linea» 4.2, quella Piagge-Campi Bisenzio, di «penali per oltre 20 milioni» e dell’incombenza al Comune di «risarcire le ditte» (4).
La sempre più frenetica ricerca di altre fonti di finanziamento la dice chiara sul motivo alla base: il rischio che saltino i fondi del PNRR per la lentezza dei lavori, che ne renderà impossibile la conclusione per la data prefissata entro la quale rendere all’Unione Europea i soldi del prestito. L’ammissione dallo stesso capo della Direzione Urbanistica del Comune, Filippo Martinelli, in occasione di un’audizione, nel corso della quale ha dichiarato – senza mezzi termini – «perso» il finanziamento, «allo stato attuale» (5).
Stato attuale che infatti vede ancora non partiti i cantieri, che dovrebbero concludersi tra meno di due anni: iniziarli quest’anno, come da cronoprogramma, significa che è già troppo tardi. Un particolare, questo, citato sui giornali, ma sapientemente omesso nel verbale ufficiale della riunione timbrato dal Comune di Firenze (6).
Difficile, però, che con un tratto di penna si potranno cancellare gli effetti dei 200 milioni attivabili dal PNRR che «è ormai certo che evaporeranno» (7).
Comprensibile è lo sgomento de La Nazione per «l’opportunità perduta sul fronte della mobilità sostenibile», che sostenibile non è perché bastava ripubblicizzare e potenziare l’ATAF anziché svenderla ai francesi, anche perché da Roma nessuno ha intenzione di colmare un buco da 200 milioni per l’inaffidabilità del Comune di Firenze anche come creditore; ma la beffa di rischiare di non realizzare nemmeno un’opera fino a ieri strombazzata dalla propaganda a reti unificate dall’amministrazione Funaro è il destino che non poteva che attendere i violatori del chiaro esito del referendum in tema dell’ormai lontano 2008 (8). Quorum o non quorum.
NOTE
