FOCUS LFCV | Un “salto” nel vuoto: alcune note sul ruolo della Jump Comunicazione di Agnoletti nella propaganda funariana

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Un approfondimento su una di quelle figure intorno al potere del Partito Democratico, ma con simpatie anche in area Fratelli d’Italia ed entrature di livello in Rai e nelle società pubbliche: Marco Agnoletti e la Jump Comunicazione

 

Scene da La grande bellezza, quelle che circondano la figura di Marco Agnoletti, titolare della Jump Comunicazione e responsabile della propaganda elettorale dei sindaci di Firenze da Leonardo Domenici a Sara Funaro passando, ovviamente, per Matteo Renzi e Dario Nardella. Il suo ruolo, però, pur rimasto sottotraccia nella narrazione mainstream, è uscito dai confini della Regione Toscana e ha oltrepassato l’Appennino: non solo Giani, ma anche Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna (1) e Silvia Salis a Genova (2) si sono avvalsi dei suoi servizi per farsi eleggere. Il suo portafoglio clienti può vantare oggi consulenze di prestigio e clienti di alto profilo, tra i quali Gruppo FS, MSC Crociere, ANCE, Alia Spa e persino programmi RAI come Una giornata particolare di Aldo Cazzullo e Belve di Francesca Fagnani, ma anche Mentana e i direttori di tutti e tre i telegiornali della Radiotelevisione Italiana.

Tuttavia, nel recente caso dell’ex Ospedale militare di San Gallo, accade che la creatura venga a confliggere col suo creatore: Agnoletti è infatti titolare dell’agenzia che cura le comunicazioni della società che include proprio questa struttura, che la giunta Funaro vuole dismettere per far posto all’ennesimo albergo extralusso, stavolta a beneficio di un conglomerato singaporiano. È quanto ha fatto notare Massimo Torelli, portavoce del Comitato Salviamo Firenze in lotta contro i progetti di speculazione edilizia favoriti dall’amministrazione cittadina. «È di particolare interesse il ruolo del dott. Marco Agnoletti, responsabile della comunicazione della campagna elettorale a Sara Funaro ed ora portavoce della proprietà. È credibile uno scontro?», ha retoricamente domandato (3)

Marco Agnoletti (foto da Facebook)

Un paradosso, se si tiene conto che il compleanno di Agnoletti ha riunito personalità di tutto il jet set della politica e dello spettacolo: da Maria Elena Boschi a Italo Bocchino (vicinissimo alla destra di Meloni e quindi, almeno sulla carta, lontano), da Matteo Renzi al Ministro della Protezione civile – sempre del governo di Giorgia Meloni – Nello Musumeci, passando dalla sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni (Lega), e dall’ex ministro pentastellato Spadafora insieme all’ex deputata Raffaella Paita (Italia Viva) e la fu ministro della Difesa dell’era Renzi-Gentiloni, Roberta Pinotti. Immancabili i “nostri” Eugenio Giani e Sara Funaro (4). Secondo Il Messaggero, questi sfarzosi festeggiamenti sarebbero addirittura una «tradizione, ormai, che si ripete da anni» (5). Un evento analogo si è infatti tenuto pochi giorni prima di quest’ultimo Natale (6).

Pierluigi Pardo, volto Mediaset, intrattiene il pubblico alla festa di Agnoletti

Jump Comunicazione è infatti ben avviata a diventare parte di un vero e proprio monopolio del marketing a livello, se non proprio nazionale, quantomeno interregionale in quanto è parte del consorzio UNITA, da agosto (7). È stata tuttavia la propaganda elettorale per Bonaccini ad aver fatto letteralmente scuola: citata in una lezione della LUMSA (8) sulla comunicazione politica, essa iniziò a promuovere il candidato del PD attaccando direttamente la sua avversaria, Lucia Borgonzoni (che però non pare essersela legata al dito), ritraendola come rifuggente dai confronti diretti e assenteista in aula, accompagnando ciò con inserzioni pubblicitarie mirate su Facebook (“micro-targeting”). Fu nientepopodimeno che Matteo Renzi a illustrare e sintetizzare la strategia politica: mettere in risalto «l’abilità» di Bonaccini più a livello locale che nazionale e concentrarsi parimenti sulla regione anziché sul PD. Bonaccini stesso, rivela Daniel Fishman, noto guru del marketing elettorale, sarebbe stato scelto insieme a Renzi tra 88 candidati secondo «un criterio di potenzialità», «tralasciando, quindi, i partiti». È stata costruita, testualmente, «un’agenda strategica decidendo dove Bonaccini dovesse andare e a dire cosa».

Ecco, quindi, come le agenzie di propaganda del PD non si occupino soltanto di pubblicizzare singoli candidati e magnificarne amministrazioni e città governate, ma hanno compiuto un salto ulteriore rispetto a regimi passati e presenti comunemente definiti totalitari: esse sono altresì incaricate di sfornare sistematicamente personaggi costruiti a tavolino, uomini e donne di paglia nelle mani delle agenzie di comunicazione, veri e propri “acchiappa-consensi” sempre più virtuali, nel contesto di un crescente e inevitabile distacco delle masse vive da una politica percepita ogni volta più nitidamente come indistinguibile dal mero spettacolo televisivo. Quando poi gli esponenti dell’uno e dell’altro mondo si ritrovano insieme a festeggiare il compleanno di uno dei capi di queste agenzie, ecco che il quadro diventa finalmente chiaro anche alle menti più semplici.

In copertina: foto da Facebook

Aggiornato venerdì 9 gennaio 2026 ore 14.05

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