Forteto, lo scandalo senza fine. Da Dicomano, Zeni attacca: “Che non siano i cittadini a pagare”

Saverio Zeni, capogruppo d'opposizione a Dicomano

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Dopo la sentenza che condanna Vicchio al risarcimento, adesso è il comune di Dicomano a tremare

 

Come se non bastassero tutti gli orrori della vicenda più vergognosa della Toscana, andata avanti per decenni tra abusi e violenze, con le istituzioni che hanno chiuso più di un occhio, oggi, arrivati alla resa dei conti, i guai sembrano non finire. Sono di pochi giorni fa le due sentenze che hanno chiamato in causa il Comune di Vicchio, condannandolo a pagare un milione e settecentomila euro di risarcimento a due vittime del Forteto.

Sentenze che sono solo le prime di una lunga serie, destinata ad ampliarsi, e che coinvolgono, oltre a Vicchio – già in pre-dissesto – anche il Comune di Dicomano, dove infuria la polemica. Il capogruppo del centrodestra, Saverio Zeni, ha infatti lanciato una petizione per chiedere di “non scaricare il costo dei risarcimenti sui cittadini”.

Il sindaco di Dicomano, Massimiliano Amato, frena. In attesa di una sentenza che si augura favorevole, attesa a breve, prova a smarcarsi affermando che il coinvolgimento del Comune da lui amministrato sarebbe marginale e che la posizione giudiziaria sarebbe meno complicata di quella di Vicchio. La sua principale preoccupazione sembra essere quella di fare scudo e anche in caso di sentenza sfavorevole, tentare di salvare il salvabile. Con buona pace delle vittime, of course.

Fanno discutere le dichiarazioni del sindaco, che finiscono per apparire come una banale strumentalizzazione politica. Amato ha infatti affermato: «A prescindere dalla gravità di quanto accaduto, assolutamente da condannare, e dalla massima solidarietà a tutte le vittime, la vicenda è stata cavalcata anche a fini politici. Più che la volontà di fare chiarezza, ci vedo la volontà di far passare un messaggio punitivo».

Immediata la replica di Zeni: «Questi risarcimenti sono la diretta conseguenza di decenni di negligenze, omissioni e, fatto ancora più grave, della precisa volontà politica di non vigilare su quello che per anni è stato colpevolmente definito il fiore all’occhiello del nostro territorio». Da qui la presa di posizione netta: «Ci opponiamo categoricamente a qualsiasi aumento delle tasse locali o a tagli ai servizi essenziali per coprire i debiti derivanti dalle sentenze sul Forteto».

Non spetta, infatti, alle incolpevoli famiglie mugellane pagare le colpe di una politica che per troppo tempo ha chiuso più di un occhio su una vicenda drammatica. Zeni è deciso: «Non ci fermeremo. Siamo pronti ad avviare le procedure di rivalsa necessarie, con segnalazioni alla Corte dei Conti, per perseguire i diretti responsabili amministrativi e politici delle negligenze accertate dai tribunali. Chi ha sbagliato, chi non ha controllato, chi ha coperto, deve rispondere con il proprio patrimonio personale». I cittadini, conclude, non devono pagare le colpe di una politica che ha scelto di comportarsi come le tre scimmiette: non vedere, non sentire, non parlare.