Siamo di fronte al solito rimpallo di responsabilità?
L’intervento del Presidente della Regione Toscana sul cubo scatena le reazioni del Centrodestra. “Si moltiplicano gli interventi di Giani sulla città di Firenze: prima i milioni per lo Stadio comunale Artemio Franchi (e gli altri stadi della Toscana?), ora la pesante sferzata sul cubo nero, che in verità ha padri ben precisi”, riflette Paolo Bambagioni (Lista Schmidt). “Si prepara, Giani, a candidarsi sindaco al posto di Funaro? Il gradimento e, soprattutto, la fiducia nell’operato della Giunta Funaro sono sotto osservazione perfino nel PD? E Funaro e Giunta come vivono questa invasione di campo?”, si domanda il presidente della Commissione Controllo. “Non sarebbe meglio per la Toscana – incalza Bambagioni – che Giani si dedicasse al problema dei rifiuti?”
Dello stesso tono la presa di posizione di Noi Moderati con il consigliere Luca Santarelli che affonda il colpo: “La maggioranza della Regione Toscana ha assolto le sue priorità: riconoscimento dello Stato della Palestina, assessorati e deleghe alla felicità e connessione, creazione di un nono assessore in quanto la colazione elettorale, non avendo unitaria visione politica, già scricchiolava. Su aeroporto nette le divisioni in Comune e in Regione, evidenti differenze tra ciò che dicono il Presidente e la Sindaca e ciò che vota la maggioranza di sinistra. Chi osa manifestare un pensiero diverso da quella del regime rosso viene bannato: per esempio la rettrice dell’UNIFI, famiglie fiorentine (poco rileva che siano nobili) e minoranze politiche. In ultima la chicca oggi; se qualcuno aveva dubbi, Giani è sceso in campagna elettorale quale futuro Sindaco di Firenze. Viene da domandarsi cosa succede a sinistra in Toscana dove, è evidente, il centro è scomparso”.
Durissimo anche il partito di Giorgia Meloni: “Il governatore della Toscana Giani lo chiama ‘rigenerazione non felice’ e ‘figlio di padre incerto’. Palazzo Vecchio tace. Traduzione: è diventata la patata bollente del PD e adesso Regione e Comune fanno finta di non entrarci per nulla. Peccato che il Cubo Nero, invece, non sia nato per magia: è il risultato di anni di scelte politiche e atti amministrativi della stessa area che governa da un decennio”. “Quindi basta metafore, servono risposte: chi è il padre? Chi ha firmato? Chi ha autorizzato? Chi doveva controllare?”, chiedono Angela Sirello (capogruppo), Matteo Chelli, Alessandro Draghi e Giovanni Gandolfo. “Perché quando c’era da tagliare nastri andava tutto bene – attaccano i quattro -. Ora che è un caso nazionale e c’è un’inchiesta, improvvisamente nessuno lo riconosce. Noi di Fratelli d’Italia diciamo una cosa semplice: Firenze non è un laboratorio di esperimenti urbanistici. E i fiorentini meritano verità, trasparenza e responsabilità”.
Si fa sentire anche la Lega con Guglielmo Mossuto: “Il Presidente Giani parlando del famigerato Cubo nero di Firenze, afferma che il padre sia incerto. Se uno dei “genitori” non è per il Governatore facilmente identificabile, la madre o le madri sono certamente più sicure. L’indagine della Magistratura chiarirà tutti gli aspetti “genitoriali” della vicenda, ma sicuramente nel caso in oggetto, non possiamo assolutamente parlare, come evidenziato dallo stesso Governatore di rigenerazione urbana, ma, per noi, di una colpevole degenerazione urbana”.
“Il dubbio di paternità dell’orribile manufatto è stato subito chiarito alla prima intervista, visto che i principali artefici sono stati i primi a gridare alle telecamere ‘io non l’avrei mai autorizzato'”, fanno infine notare Eike Schmidt e Massimo Sabatini. “Ciò facendo hanno commesso due clamorosi errori. Il primo perché erano loro in carica all’epoca, il secondo pensando che non spettasse al proprio ente la più decisiva delle documentazioni, illudendosi che dovesse rimanere nelle mani della Soprintendenza. Proprio nelle carte del dossier è dimostrato plasticamente il contrario: i dubbi, dunque, non sono su chi abbia autorizzato, ma su come e sul perché“. “La faccenda del cubo nero – ricostruiscono i consiglieri civici – è certo partita dall’assurda vendita del vecchio immobile, e quella è stata la tappa del disastro economico; il Comune avrebbe potuto incassare molto di più dalla cessione, e la stessa Cassa Depositi e Prestiti non ha reso un bel servizio alle casse statali”.
“Ma la tappa del disastro estetico – proseguono – si è tutta giocata negli ultimi tre mandati dei sindaci di Firenze. Prima, non bloccando la trasformazione di un piano di recupero rispettoso della zona (per colori e materiali), poi facendo finta di non vedere i veri colori e materiali che stavano usando (bastava entrare in cantiere per scoprirlo) e infine non mettendo a verbale la tanto sbandierata contrarietà (bastava scrivere che il lavoro in cantiere non era accettabile per la città, come scritto da tutti fino al 2019)”.
