Tra moralismo selettivo e revisionismo simbolico: la maggioranza riscrive la memoria urbana mentre evita accuratamente i problemi reali
Accompagnato dal video integrale degli interventi di oggi pomeriggio in Consiglio comunale (8 aprile 2026), questo è il resoconto di un atto destinato a restare nella memoria fiorentina come uno degli esempi più grotteschi di ideologia elevata a surrogato della politica.
Nel primo video, la consigliera Stefania Collesei (PD) spiega con tono grave e solenne che via Reginaldo Giuliani – una delle arterie più lunghe della città, dal confine con Sesto fino a piazza Dalmazia – sarebbe intitolata a un “cappellano militare dalla parte sbagliata della storia”. Seguono i riferimenti alla guerra d’Etiopia, ai gas, al fascismo. C’è però un problema: cambiare il nome della strada comporterebbe disagi per residenti e attività commerciali. E allora, in nome del pragmatismo, il PD propone una soluzione “minimalista”: eliminare soltanto la dicitura “Medaglia d’Oro”. Le altre medaglie del Quartiere 5 – quelle legate alla Resistenza – restano. Questa no. Troppo compromessa.
Nel secondo video prende la parola Massimo Sabatini (Lista Civica Eike Schmidt), e il livello dello scontro si alza. Con tono tagliente e una buona dose di sarcasmo, Sabatini sintetizza così il contrasto: «Con questi due atti rappresentiamo l’alfa e l’omega di ciò che dovremmo discutere qui dentro». Sabatini richiama quindi l’attenzione su una questione ben più immediata: la necessità di garantire che la sala operativa resti attiva anche dopo le 19. Perché le emergenze non hanno orari. E mentre si discutono questi temi, si arriva ad applaudire la rimozione di una medaglia assegnata sotto il fuoco nemico.
Già, perché la Medaglia d’Oro al Valor Militare a Reginaldo Giuliani – frate domenicano, cappellano degli Arditi nella Grande Guerra, volontario in Etiopia – fu conferita alla memoria con una motivazione inequivocabile: «Sacerdote e soldato, apostolo e martire, durante aspro combattimento […] mentre stava per soccorrere un ferito, cadeva colpito a morte.» Passo Uarieu (Etiopia), 21 gennaio 1936. Non per aver lanciato gas. Non per propaganda politica. Ma per aver soccorso un ferito sotto il fuoco nemico, crocifisso in mano, mentre incitava i soldati a resistere. Fatti storici documentati. Eppure, nella mozione approvata – prime firmatarie Innocenti e Collesei – si afferma che la toponomastica deve “riflettere valori coerenti con la Costituzione repubblicana”. Tradotto: chi non rientra in un determinato perimetro simbolico va rimosso, anche solo in parte.
Poco importa che Giuliani fosse già decorato nella Grande Guerra. Poco importa che per molti italiani dell’epoca fosse considerato un eroe. Poco importa che in Italia esistano vie dedicate a figure storiche ben più controverse. Il Passatore può restare, Giuliani no. Sabatini lo riassume senza giri di parole: «In tutte le città d’Italia ci sono vie dedicate a figure discutibili. E non per questo si torna indietro a togliere medaglie».
Il punto, allora, non è la storia. È l’uso politico della storia. Un uso che privilegia l’ideologia rispetto alle priorità concrete, che sposta il dibattito su una targa mentre restano sullo sfondo temi come sicurezza, degrado urbano e viabilità. Il risultato? Mozione approvata. Due parole in meno su una targa. Problemi invariati. Il PD può rivendicare una scelta coerente con la propria linea. Ma resta una domanda: è davvero questa la priorità per una città come Firenze?
