Il tram che diventò treno (e nessuno se ne accorse)

tramvai (1)

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Di Vincenzo Freni

Provate a immaginare cosa capiterebbe se mi presentassi a un ristorante cortesemente domandando: “La mi scusi, ci sono problemi se faccio entrare il mio cane bassotto nel suo ristorante?” e poi invece mi presentassi con un alano di 70 kg, giustificandomi: “Sa, io lo chiamo bassotto perché a me sembra un bassotto”.

Questo è quello che capita ai fiorentini ai quali viene servita quella che viene chiamata tramvia quando ha tutto l’aspetto di un treno.

Forse mi verrà in aiuto un tecnico esperto della faccenda, cosa che io non sono. Ma se le parole continuano ad avere un senso nel definire gli oggetti e la realtà che ci circonda, non posso denominare tram quello che a me sembra proprio un treno.

Quello che si aggirava per le strade di Firenze negli anni ’50, “i tramvai”, come lo chiamavano i fiorentini (proveniente dall’inglese tramway), era di gran lunga molto più piccolo del treno Sirio e molto, molto, molto meno costoso, sia come mezzo sia come infrastruttura. “I tramvai” era molto più adatto al trasporto urbano, con capacità inferiori al Sirio ma maggiore flessibilità e agilità; “i tramvai” riusciva ad affrontare curve ben più strette del Sirio.

“I tramvai”, inaugurato alla fine dell’Ottocento, collegava Firenze a Fiesole e rappresentava il simbolo della modernità e del progresso. Il tram numero 7 percorreva una tratta di circa 4,8 km, con un dislivello di circa 270 metri, offrendo una vista panoramica mozzafiato sulla città.

Firenze, ponte delle Grazie con tram

Domando e attendo una risposta da un tecnico: riuscirebbe il Sirio a raggiungere Fiesole per pendenza, curvatura e potenza anche in condizioni meteorologiche avverse? “I tramvai” ci riusciva perché andava e tornava più volte al giorno per oltre mezzo secolo, senza intoppi, portandosi dietro anche i ragazzini accovacciati all’esterno del retro della carrozza per non pagare il biglietto.

Firenze, via Spontini con tram

“I tramvai” fu tolto definitivamente nel 1958, nonostante l’opposizione di molti cittadini. La rimozione fu motivata, tra le altre cose, sia per l’elevato costo di gestione e manutenzione rispetto ad altri mezzi di trasporto, come gli autobus, sia per le vibrazioni generate dal passaggio del tram, soprattutto alle basse velocità e in curva, che potevano causare danni strutturali a edifici storici e disturbi agli abitanti del centro cittadino. Evidentemente il Sirio non crea questi problemi.

Tornando al nostro Sirio, che non è un tram, se le parole continuano ad avere un senso, è ben altra cosa. Quando ci si trova davanti a un nuovo oggetto o a una nuova tecnologia, si dovrebbe creare una nuova parola per identificarlo. Ad esempio, la parola telefono non esisteva prima dell’invenzione del telefono stesso. Il tablet, anche se potrebbe essere assimilato a uno smartphone un po’ più grande, ha un nome diverso per evitare confusioni, e così via.

In alcuni casi, il significato delle parole, affermano maliziosamente alcuni, viene modificato per controllare il modo in cui le persone pensano e parlano.

Tutto questo solo per suggerire anche ai media di cambiare nome a quella che viene definita erroneamente e regolarmente una tramvia, sempre se le parole continuano ad avere un senso.

E adesso chiamalo tram… se ci riesci.