La consigliera Delia Fedele (Q4) invita a riflettere sulle implicazioni di decisioni che possono apparire ideologiche negli spazi religiosi
Dopo le polemiche sull’iniziativa del dirigente scolastico di una scuola pubblica — che ha pensato di aprire la scuola alla preghiera del Ramadan, vietandola però, ça va sans dire, alle ragazze — arriva un’altra vicenda destinata a suscitare discussioni sulle commistioni tra istituzioni e politica.
Protagonista questa volta è la chiesa dell’Isolotto, che espone da una finestra la bandiera della Palestina. Chiesa e simboli: una scelta che divide? No: si tratta piuttosto di un matrimonio, quello tra chiesa e politica, che non dovrebbe esistere. Ed è proprio per questo che anche quest’ultimo episodio ha scatenato un dibattito nel Quartiere 4.
«Al di là delle intenzioni — spiega la consigliera del Quartiere 4 Delia Fedele — questa scelta solleva una questione importante: è opportuno che un luogo di culto assuma posizioni che possono essere percepite come politiche o ideologiche? Le chiese sono spazi di spiritualità e accoglienza, frequentati da persone con sensibilità e opinioni diverse. Decisioni di questo tipo rischiano quindi di dividere anziché unire, facendo sentire alcuni fedeli non rappresentati in un luogo che dovrebbe essere di tutti. Non si tratta di negare solidarietà o attenzione verso drammi internazionali — conclude Fedele — ma di riflettere sul contesto e sulle modalità con cui questi messaggi vengono espressi. Come consigliera del Quartiere 4, ritengo importante aprire una riflessione pubblica, nel rispetto di tutte le sensibilità, affinché i luoghi di culto restino spazi inclusivi e non divisivi».
