Tra post sui social al vetriolo, accuse lanciate e poi cancellate, anche la politica fiorentina scivola nei toni da “haters”, mentre la città resta senza risposte sui temi essenziali.
Secondo l’autorevole Accademia della Crusca, il termine inglese hater (plurale haters) significa letteralmente “odiatore”: “persone che utilizzano internet, in particolare i social network, per esprimere odio, insulti e disprezzo gratuito verso altri utenti, con l’intento di ferire e provocare”.
Per la moderna psichiatria, l’hater è un cyberbullo, ovvero “qualcuno che impiega il proprio tempo non per fare critiche costruttive, ma per denigrare sistematicamente e portare attacchi personali. Spesso critica impulsivamente per cercare visibilità e, nella maggior parte dei casi, agisce per invidia, insicurezza, pregiudizi o per il bisogno di sentirsi parte di un gruppo”.
Ciò che più colpisce, e sconcerta, è che questi comportamenti sbagliati inizino a essere “normali” anche tra coloro che sono chiamati a guidare la città, per di più in un momento complesso. La scorsa settimana ha fatto notizia la querelle fra il presidente del Quartiere 5, Filippo Ferraro, e il consigliere comunale di Italia Viva, Francesco Grazzini.
Un botta e risposta degenerato rapidamente dal piano politico a quello legale, consumatosi per ora interamente sui social.
Il primo prima tira il sasso (scrive contro l’avversario) e poi nasconde la mano (rimuove il post). Ma, per sua sventura, cancellare un commento non basta a nascondere la realtà: il web ha la memoria lunga. Il presidente del Quartiere 5 si è lasciato andare a insinuazioni su presunti “interessi” dietro il dichiarato voto del capogruppo di Italia Viva: “Un endorsement così, all’ultimo tuffo, difficilmente avviene senza altri interessi”. Una frase molto pesante, parole in libertà scritte con leggerezza e approssimazione, che hanno costretto il giovane Ferraro – forse ben consigliato – a un repentino dietrofront, auto-censurandosi con la rimozione del post.
Francesco Grazzini, ritenendo che si fosse andati oltre, ha chiesto immediata chiarezza nelle sedi opportune, convinto che la politica debba basarsi sul confronto e non sull’insinuazione gratuita. La replica è stata altrettanto dura, ma non insinuante né offensiva. E come non essere d’accordo quando scrive: “Meno commenti compulsivi sui social e più attenzione ai problemi del quartiere”.
Già, i problemi. I cittadini del Quartiere 5 – una vera e propria città nella città, con oltre 100mila abitanti – chiedono da tempo maggiore attenzione per l’aumento della criminalità a Novoli e per la mala gestione dei rifiuti abbandonati, solo per restare all’attualità più urgente. Non certo un presidente che gigioneggia sui social, magari con la stessa rapidità con cui prima insinua e poi cancella su Facebook.
Ferraro, però, è in buona compagnia. All’indomani della vittoria referendaria dei “no”, addirittura un assessore del Comune di Firenze – uno di quelli con deleghe pesanti, anche se unico nella storia cittadina ad essere affiancato da un tutor – forse ancora sotto l’effetto dei festeggiamenti (altrimenti il suo comportamento sarebbe difficilmente comprensibile), ha fatto di peggio. Si è preso la briga di andare sul profilo personale della premier Giorgia Meloni per deriderla, per una vittoria che – è bene ricordarlo – è referendaria e non politica, nonostante i tentativi di strumentalizzazione.

Un uomo della nomenklatura che rifiuta, con atteggiamento sprezzante, ogni forma di dialogo con i “sudditi” fiorentini – gli stessi che, nel traffico della città da lui amministrata, perderebbero secondo lui appena 12 secondi (un genio!) – si comporta, rifacendosi proprio alla definizione dell’Accademia della Crusca e della psichiatria, come “un cyberbullo che passa il suo tempo a denigrare per cercare visibilità, agendo per invidia, insicurezza, pregiudizi o per sentirsi parte di un gruppo che attacca”. E lo fa con nome e cognome, senza nemmeno il moto di dignità personale di nascondersi dietro un profilo fake.
Nessuno gli toglie la legittima soddisfazione per una vittoria che rientra nel gioco democratico, ma andare a sputare veleno sul profilo personale del premier del proprio Paese, ricoprendo un ruolo istituzionale e rappresentando una città con la storia di Firenze, fa quantomeno sobbalzare. Anche perché, francamente, non è un comportamento che ci si aspetterebbe nemmeno da un ragazzino di dodici anni.

