Riforestare non basta: parla l’ex Presidente dell’Ordine degli Agronomi e Forestali

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Un confronto con la dottoressa Sabrina Diamanti (Presidente uscente del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali) sull’impatto ambientale, sociale e climatico della drastica riduzione del patrimonio arboreo nelle città italiane, con un focus su Firenze

 

Di Nadia Fondelli

Poiché a Firenze e in generale in Toscana è, purtroppo, difficile trovare interlocutori qualificati liberi sul tema del verde urbano, ho deciso di ampliare i miei orizzonti e di rivolgermi direttamente all’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali.

Molte sono le domande ancora in attesa di risposte adeguate. Del resto, ormai ogni fiorentino – anche il meno esperto o il più disinformato – ha compreso che la narrazione proveniente da Palazzo Vecchio, secondo cui per ogni 10 alberi abbattuti ne vengono piantati 20, non regge più, per motivi noti.

Per questo motivo, ho deciso di rivolgere alcune domande alla dottoressa Sabrina Diamanti, già Presidente del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, con alle spalle diversi mandati a livello provinciale (La Spezia) e regionale (Liguria), nonché attuale coordinatrice eletta del Dipartimento “Paesaggio, Pianificazione e Sistemi del Verde”.

Una professionista che, tra l’altro, conosce Firenze non solo “per sentito dire”, avendola frequentata ai tempi dell’università. Una voce fuori dal coro e priva di qualsivoglia malizia, a cui ho voluto, da cittadina, porre alcune domande. Le risposte sono state nette e chiare.


Dottoressa, cosa significa – in termini di salute pubblica – rimuovere oltre un migliaio di alberi ad alto fusto dal patrimonio arboreo di una città?

Difficile dare una quantificazione. I dati che vengono proposti ad oggi si rifanno a studi su città lontane dalla nostra realtà e dal nostro contesto climatico e geografico. Fermo restando che l’eliminazione del verde dalle città peggiora sicuramente la qualità della vita di tutti gli esseri che vivono nelle aree urbane, quando parliamo di ambiente molte sono le variabili che dobbiamo tenere in considerazione, come altrettanto numerose sono le interazioni tra le varie componenti. Ad esempio: presenza di altre infrastrutture verdi e blu, città metropolitane, lontananza o vicinanza dal mare o presenza comunque d condizioni che garantiscano maggiore ventilazione e ricambio di aria, etc.

Piantare nuovi alberi nelle zone più periferiche, seppur nello stesso quartiere, ha lo stesso impatto – in termini di mitigazione climatica – per chi vive nell’area dove sono stati rimossi?

Piantare alberi nelle aree periurbane contribuisce comunque a livello globale a mitigare il clima e migliorare la qualità dell’aria.
Ai cittadini delle aree in cui sono stati tolti indubbiamente viene meno l’azione rinfrescante con conseguente aumento dell’isola di calore.

La proporzione “per ogni albero abbattuto ne piantiamo tre giovani”, sostenuta dal Comune di Firenze, è corretta?

Personalmente sono contraria all’utilizzo di schemi numerici tout court.
Quando parliamo di esseri viventi e ambiente è difficile generalizzare e mi piacerebbe capire su che basi 3, 10 o 30. Bisogna conoscere le specie, le dimensioni e il contesto.

L’abbattimento di un albero ad alto fusto può danneggiare le radici degli alberi vicini, al punto che questi possano poi crollare?

L’abbattimento di un albero non agisce sull’apparato radicale, a meno che non si intervenga per estirparne le radici.
In tal caso si rischia che i mezzi utilizzati per eliminare la ceppaia e le radici della pianta abbattuta possano danneggiare altre radici presenti.
Se si procede esclusivamente con il taglio della pianta gli alberi che restano potrebbero essere stati in competizione con quello che viene eliminato, per cui l’accrescimento della chioma non è avvenuto in maniera regolare; questa quindi può presentarsi asimmetrica, determinando un maggiore carico da un lato, piuttosto che avere la distribuzione del peso sul baricentro della pianta.

Parliamo dell’architettura del verde urbano. Le alberature cittadine soffrono di cattiva manutenzione? Dovevano essere sostituite gradualmente?

La sostituzione delle piante nelle città è un tema che va conosciuto, affrontato, condiviso. Ogni sostituzione è sicuramente una temporanea riduzione del patrimonio verde. Andiamo ad eliminare piante decennali, secolari, per motivi di sicurezza o per loro senescenza. Prima di arrivare a questo occorre fare indagini e avere un progetto a lungo termine.
Sicuramente per molto tempo abbiamo vissuto di rendita, le piante sono cresciute, ci hanno regalato viali e parchi meravigliosi, e sono invecchiate. Si doveva intervenire prima? Probabilmente sì, ma consideri che ci sono situazioni, soprattutto lungo le strade, in cui una volta eliminato l’albero esistente non si riesce a sostituire, per mancanza di spazio vitale.
Per cui, come dicevo, occorre una pianificazione delle nostre città che cambi paradigma rispetto al verde, che deve diventare elemento centrale e non ornamentale. Occorre anche capire che la sostituzione delle alberature va comunque pianificata, programmata e correttamente progettata, in quanto queste andranno a costituire il futuro delle infrastrutture verdi per le nuove generazioni.
Tutto questo richiede attenzione, competenza e professionalità.