“Rivolte aprono a futuro diverso per Iran ma anche per tutto il Medio Oriente”. L’intervento di Mariofilippo Brambilla di Carpiano, presidente dell’Associazione Iran-Italia.
“Sul finire del 2025 si è riaccesa la speranza di un futuro diverso e migliore per il popolo iraniano. Alla rigida oppressione quotidiana si è sommato il carovita, che in poco tempo ha polverizzato guadagni e risparmi di un popolo brillante e laborioso. La scintilla è partita proprio dai bazar, luoghi – da secoli – dove si ammirano i prodotti frutto delle ricchezze della terra iraniana e del genio artigiano del popolo che la abita. La pressione economica insostenibile, le tavole vuote, un futuro che ogni giorno appariva più incerto hanno spinto ancora una volta il popolo iraniano a tornare nelle strade, ma questa volta le strade non erano soltanto il luogo della protesta: erano il teatro del ritorno di una volontà storica. Le rivolte, infatti, non si arrestano, ma dilagano in un paese immenso, mentre le forze repressive della Repubblica Islamica iniziano ad arretrare di fronte al coraggio dei manifestanti”.
A dichiararlo, in una nota, è Mariofilippo Brambilla di Carpiano, membro del Team del Principe Reza Pahlavi, unico italiano, Presidente dell’Associazione Italia-Iran e Direttore Dipartimento Storia delle Relazioni Internazionali UNIMEIER, in occasione di una manifestazione di protesta oggi a Roma di fronte all’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran.

“Il popolo che nel 2022 ha stupito il mondo con il proprio coraggio, uomini e donne che a mani nude hanno affrontato i proiettili e hanno legato di nuovo il nome dell’Iran alla parola libertà, oggi ritorna con una consapevolezza più profonda e con richieste più chiare. La scintilla è stata economica, sì, ma le radici di questa rivolta vanno ben oltre il pane e la sopravvivenza. Questa è una rivolta con una base sociale e politica chiara – sottolinea -: la volontà di porre fine al regime criminale della Repubblica Islamica”.
“Questa volta il popolo non grida soltanto ciò che non vuole più – prosegue –. Questa volta dice con coraggio ciò che vuole. Non solo rivendica apertamente la propria scelta, ma indica, senza paura, anche il leader e l’alternativa in cui crede”. “Il nome che risuona tra gli slogan è quello del Principe Reza Pahlavi – rimarca –, simbolo di speranza per superare la Repubblica Islamica e riportare l’Iran sulla strada della libertà, della dignità umana e dell’amicizia con il mondo”.
“Dobbiamo essere la voce di questo popolo: la voce di donne e uomini che gridano libertà anche a costo della propria vita. Una libertà che non riguarda solo l’Iran, ma che promette un futuro migliore per il Medio Oriente e per il mondo intero. Un Medio Oriente libero dai gruppi armati per procura, libero dalle guerre imposte e dalle tensioni artificiali che la Repubblica Islamica ha alimentato e diffuso per decenni”.

“Il popolo iraniano vuole pace, vuole vivere, vuole un rapporto normale, rispettoso e costruttivo con il mondo – ricorda -. Ciò che oggi accade nelle strade dell’Iran non è solo una protesta: è l’annuncio della fine di un’epoca oscura e l’inizio del sogno di un Iran libero. Una storia che viene scritta con il coraggio del popolo e che, questa volta, non prevede alcun passo indietro. Questo è il capolinea della Repubblica Islamica”, conclude.


