Un racconto tra arte, vita e un nuovo inizio sulle colline di Reggello, dove la pittrice ucraina ha trovato casa e ispirazione
Con questo secondo appuntamento prosegue la rubrica di La Firenze Che Vorrei dedicata all’arte contemporanea in Toscana: un percorso di incontri con artiste e artisti che, con linguaggi e sensibilità differenti, contribuiscono a mantenere vivo il respiro creativo della regione. Dopo il debutto con Maudie Brady, l’obiettivo della rubrica è non solo presentare le opere, ma anche indagare la vita, il contesto umano e le esperienze che muovono chi oggi crea nel cuore della storia artistica italiana.
È in questo spirito che ho incontrato Zhanna Pulcho, conosciuta internazionalmente come Janet Pulcho: giovane artista ucraina, nata nel 1997, oggi residente a Reggello, sulle colline fiorentine, dove continua a sviluppare un linguaggio pittorico unico nel suo genere.
Un incontro a Reggello: l’arrivo, l’ospitalità, la storia
Il viaggio per raggiungerla è iniziato da Firenze, in treno, con destinazione Figline–Valdarno. Ad attendermi in stazione ho trovato Janet e suo Marito, che mi hanno accompagnato fino alla loro casa a Reggello. Quella che mi si è aperta davanti è stata fin da subito una scena familiare, accogliente, dolce: una giovane coppia unita e luminosamente gentile, pronta ad accogliermi non solo come giornalista, ma come ospite.
La mattinata si è trasformata in un vero incontro umano: una grande colazione, una tazza di tè caldo, conversazioni sincere, racconti condivisi. È proprio in questi momenti che si comprende quanto l’arte sia inseparabile dalla vita e da ciò che la nutre.
Janet e suo marito sono arrivati in Italia non per un progetto artistico pianificato, ma spinti dalla necessità. Originari di Odessa, hanno lasciato l’Ucraina all’alba del giorno stesso dell’invasione russa, salendo su un aereo verso la Turchia e poi proseguendo fino a Firenze, portando con sé ciò che era più caro: la loro vita, la loro unione e il loro gatto. Una fuga segnata dalla paura, dall’incertezza e dalla dolorosa distanza dai propri familiari, rimasti in un Paese ancora oggi sospeso tra quotidianità e tensione.
In Italia hanno ricominciato da capo. Janet ha deciso di proseguire gli studi iscrivendosi alla Florence Academy of Art, prestigiosa istituzione internazionale, dove ha perfezionato le tecniche del realismo accademico e la profondità dello studio pittorico. Il marito, ingegnere informatico, rappresenta una parte fondamentale del suo percorso: la sostiene non solo sul piano affettivo, ma anche in quello pratico e professionale, gestendo insieme a lei sito web, contenuti digitali, riprese e materiali fotografici. Una collaborazione artistica e di vita che rivela una rara armonia.
Una casa tra i boschi, un atelier immerso nella quiete
Oggi vivono in una Casa in Pietra del Cinquecento Immersa nel verde, lungo antichi percorsi storici, tra cui un’antica strada di età romana. La scelta non è di isolamento, ma di quiete: lontani dalla frenesia urbana, trovano qui lo spazio per lasciar scorrere liberamente il pensiero e la creatività.
Lo spazio conserva un fascino essenziale: uno studio al piano terra dove Janet dipinge, un salotto con un imponente camino antico e gli spazi abitativi distribuiti sui piani superiori. È un luogo che racconta un nuovo inizio, ancora tutto da arredare e vivere, ma già profondamente “loro”.
Quando non è al tavolo di lavoro, ama passeggiare tra i sentieri intorno alla casa, godersi la tranquillità domestica insieme al marito e ai loro due gatti, e coltivare alcune passioni personali, come la lettura e la saga cinematografica di Harry Potter. Con un timido sorriso mi confida di essere una fiera Grifondoro.
L’arte di Janet Pulcho: l’acquerello monumentale

Janet è riconosciuta per i suoi acquerelli di grande formato, dedicati principalmente al mondo floreale. La sua poetica si fonda su un dialogo tra sfondi astratti e fiori resi con estrema precisione realistica: due poli opposti che lei utilizza per costruire un equilibrio visivo e concettuale, una forza neutrale capace di coinvolgere lo spettatore.
Ha completato gli studi presso la State Academy of Civil Engineering and Architecture di Odessa, laureandosi con un master in Belle Arti. Durante quel periodo si è innamorata del realismo classico e della tecnica dell’acquerello, fino a ottenere, a soli 24 anni, il riconoscimento come membro più giovane dell’Unione degli Artisti dell’Ucraina.
La difficoltà tecnica dell’acquerello fa parte del suo linguaggio espressivo: un medium che non ammette errori, che non si può correggere e che richiede velocità, controllo e respiro. Per le opere più grandi Janet lavora anche due mesi, utilizzando pigmenti versati, velature sottilissime e una conoscenza magistrale della materia. Ogni petalo, stelo o foglia nei suoi lavori appare incredibilmente vivido, quasi tangibile.

La sua pittura è riconoscibile per l’impatto visivo e la delicatezza del gesto. Le sue peonie monumentali, realizzate con una tecnica di trasparenze sovrapposte, esaltano la complessità botanica del fiore: petali che si aprono in volumi morbidi, transizioni cromatiche che passano dal rosa tenue al vibrante corallo, fino ai bianchi perlati che catturano la luce come seta. La resa dei dettagli suggerisce non solo precisione, ma anche un’intensa partecipazione emotiva al soggetto, capace di trasformare un dettaglio naturale in un linguaggio universale fatto di luce e colore.
Nel parlare della sua scelta di rappresentare quasi esclusivamente fiori e soggetti naturali, Janet mi confida un punto fondamentale della sua poetica: la natura, per lei, è un luogo neutrale, non esposto al giudizio, non politicizzato, capace di restare puro anche mentre il mondo intorno cambia. In un periodo storico in cui molte opere raccontano guerra, tensioni sociali e dolore temi che lei stessa ha vissuto sulla propria pelle Janet sente il bisogno di restituire qualcosa di opposto: felicità, quiete e una forma di calma emotiva. Attraverso la sensibilità dei colori, le trasparenze e la monumentalità dei fiori, cerca di offrire allo spettatore un respiro, un rifugio, un momento di luce in mezzo alla complessità del presente -Dove La natura non ferisce ma, la natura consola – È in questa semplicità apparente che si trova il nucleo più profondo della sua ricerca artistica.
Pur prediligendo le grandi opere, realizza anche stampe numerate, video-lezioni, workshop e contenuti didattici molto seguiti online.
Per il suo lavoro Janet predilige strumenti di alta qualità: utilizza pennelli Tintoretto della serie 1407, carte 100% cotone Hahnemühle e Fabriano, e acquerelli Schmincke, materiali che le permettono di ottenere la precisione, la trasparenza e la profondità cromatica che caratterizzano la sua ricerca pittorica.
Mostre e collaborazioni
Nel corso degli anni, Janet ha preso parte a numerose esposizioni internazionali che hanno contribuito a consolidare la sua presenza nel panorama dell’arte contemporanea. Tra le più significative si distingue la partecipazione, nel 2025, alla prestigiosa Saatchi Gallery di Londra con Flowers – Flora in Contemporary Art & Culture, un traguardo che conferma l’originalità del suo linguaggio pittorico. Sempre in Inghilterra, nello stesso anno, le sue opere sono state presentate al Rheged Centre di Penrith.
Nel 2024 l’artista è stata invitata a Dubai per una mostra dedicata alla collezione privata di Lateefa bint Maktoum presso Tashkeel, mentre in Ucraina sua terra d’origine ha esposto più volte al Museo d’Arte Occidentale e Orientale di Odessa e nelle rassegne dell’Unione degli Artisti dell’Ucraina. Tra le sue personali spiccano quella del 2019 all’Odessa State Academy of Civil Engineering and Architecture e l’esposizione “Rhythm and Movement” del 2018 presso la Hellenic Foundation for Culture.
Le sue creazioni sono oggi presenti in collezioni private in tutto il mondo: Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Svizzera, Spagna, Austria, Australia, Filippine, Portogallo, India e Ucraina.
Collaborazione con Victoria’s Secret


La raffinatezza estetica delle opere di Janet ha trovato un’estensione anche nel design tessile. La collaborazione con Victoria’s Secret nasce proprio dalla capacità dell’artista di tradurre l’eleganza botanica-floreale dei suoi acquerelli in motivi ornamentali sofisticati. Tra i capi più rappresentativi di questa collaborazione emerge un pigiama lungo in raso lucido, caratterizzato da una stampa di ampie peonie rosa e corallo su fondo verde acquamarina. Il pattern, ripreso direttamente da una delle sue opere più iconiche, mantiene la profondità e la ricchezza dei dettagli originali, dimostrando come la sua pittura possa dialogare armoniosamente anche con la moda e il lifestyle. Il risultato è un capo di elegante romanticismo, in cui la brillantezza del raso esalta la delicatezza dei fiori dipinti.
Parallelamente, il suo lavoro ha dato vita ad altre collaborazioni di rilievo. Janet è ambasciatrice del marchio Tintoretto, per il quale rappresenta la serie di pennelli 1407, e con la casa editrice Rowohlt, che ha scelto una sua opera per la copertina del romanzo Die späten Tage di Natascha Wodin.
Conclusione: un percorso umano prima ancora che artistico

L’incontro con Janet non è stato soltanto un approfondimento sulla sua arte, ma un’esperienza umana intensa. Mi ha ricordato quanto, nel lavoro giornalistico e curatoriale nel mondo dell’arte, il valore della biografia e dell’autenticità sia spesso sottovalutato, quando invece è proprio lì nella vita vissuta, nelle scelte, nelle fughe dolorose, nei ricominciamenti che nasce il nucleo di un’opera.
Janet porta con sé una storia difficile, un talento limpido, una sensibilità rara e una forza delicata che emerge in ogni acquerello. In Toscana ha trovato una casa, un luogo per crescere, studiare, creare. E grazie a questa nuova rubrica, Firenze e i suoi lettori hanno l’opportunità di scoprire una giovane artista che, con i suoi fiori monumentali, dialoga con il passato e affronta il presente con coraggio e grazia.

