“La città senza timone”: a San Jacopino, il grido di allarme contro la criminalità. Esponenti della giunta comunale non pervenuti

jacopino2

Condividi sui social

Baby gangs, microcriminalità e degrado urbano: il quadro allarmante dipinto dai partecipanti all’incontro pubblico

 

Di Roberto Vedovi

Ieri sera al Circolo Pescetti di via Vincenzo Bellini, nel quartiere San Jacopino, si è tenuto un incontro pubblico molto partecipato dedicato a un tema che tocca da vicino la vita quotidiana di tanti cittadini: la sicurezza in città. Organizzato dal Comitato Cittadini Attivi San Jacopino, guidato da Simone Gianfaldoni – che proprio quest’anno “festeggia” con amarezza i 10 anni di battaglie contro degrado e criminalità nel rione – l’evento ha visto la moderazione della giornalista e penna di LFCV Nadia Fondelli. Nadia Fondelli ha voluto precisare che l’invito era stato esteso a tutte le forze politiche, ma alla fine sono intervenuti solo consiglieri di opposizione: Sirello, Draghi e Chelli di Fratelli d’Italia, Santarelli di Noi Moderati e Franca Innocenti del Quartiere 5 (Futuro Nazionale). Una scelta che ha sottolineato quanto il confronto su questi argomenti resti difficile e polarizzato.

Firenze, da tempo, appare sempre più respingente: non solo per chi ci vive da sempre e si sente insicuro, ma anche per chi vorrebbe venire a lavorare o studiare qui. La città occupa posizioni preoccupanti nelle classifiche nazionali sulla sicurezza: secondo recenti dati (come quelli del Sole 24 Ore relativi al 2025), Firenze si posiziona tra le ultime province italiane per “giustizia e sicurezza”, spesso citata tra le meno sicure insieme a Milano e Roma. Una situazione che i cittadini vivono sulla propria pelle ogni giorno, tra episodi di microcriminalità, degrado urbano e una sensazione diffusa di abbandono. Molti partecipanti hanno descritto una città che sembra una nave senza timone: donne che evitano lavori con turni serali o notturni per paura, anziani che non escono più tranquilli la sera, famiglie e commercianti esasperati da furti, scippi e spaccate che non accennano a diminuire.

La psicologa Maria Letizia Magnelli (CTP) ha portato la sua esperienza diretta con minori in strutture alternative al carcere, coordinando comunità penali residenziali per giovani. Ha parlato con chiarezza e senza buonismi: l’insicurezza è un fatto reale, non solo un “sentito dire”. Serve un intervento multidisciplinare vero, con psicologi, educatori e forze dell’ordine che lavorino insieme. Troppo spesso i minori stranieri non accompagnati vengono “accolti” e poi lasciati parcheggiati in strutture senza controlli adeguati sul loro percorso. La prevenzione, ha sottolineato, deve partire dalle forze dell’ordine e dal welfare comunale, ma serve più responsabilità e meno parcheggi burocratici.

Alessio Poggini del sindacato OSA Polizia ha condiviso la sua lunga esperienza negli uffici immigrazione in varie parti d’Italia. Ha denunciato un sistema in cui alcune cooperative trasformano l’accoglienza in business: prendono fondi pubblici per servizi che spesso non vengono resi pienamente. L’identificazione dei soggetti, specialmente tra i nordafricani, resta un nodo critico e irrisolto.

Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto, ha presentato numeri concreti e allarmanti: in Toscana si contano circa 200 baby gang, di cui 40 a Firenze. Senza interventi decisi e rapidi, queste realtà rischiano di diventare il braccio operativo di forme organizzate di criminalità futura. Ha citato anche gli effetti della riforma Cartabia, che in molti casi alimenta un senso di impunità tra i più giovani.

I consiglieri di opposizione hanno espresso frustrazione comune. Santarelli (Noi Moderati) ha criticato una politica che rifiuta il confronto reale, non nomina tutori obbligatori per legge e schiera numeri irrisori di educatori di strada. Manca, ha detto, un’assunzione vera di responsabilità da parte del Comune: il sindaco dovrebbe rappresentare tutta la cittadinanza, non solo una parte politica spostata a sinistra. Draghi (FdI) ha ricordato come Toscana ed Emilia-Romagna, dopo le regioni di primo approdo, siano tra quelle con il maggior numero di minori non accompagnati, spesso gestiti da un sistema di cooperative con forti legami ideologici.
Chelli (FdI) ha invitato a smettere con lo “scaricabarile” e le polemiche strumentali: il Comune ha poteri e obblighi per riqualificare aree abbandonate da anni e spezzare il ciclo del degrado cronico. Innocenti ha aggiunto che atti concreti proposti in consiglio vengono spesso bocciati per motivi ideologici.

Dai cittadini e dai rappresentanti di altri comitati è emerso un grido corale: la situazione è peggiorata esponenzialmente negli ultimi anni. Non bisogna fidarsi di comitati “creati ad hoc” con l’assenso delle istituzioni, spesso solo strumenti per monitorare e contenere il dissenso. I veri comitati di base restano una spina nel fianco, ma si sentono inascoltati. L’incontro non è stato solo uno sfogo: è stato un momento di condivisione di paure, rabbia e proposte. Il Comitato San Jacopino ha annunciato che questi appuntamenti continueranno, come avviene da anni, perché il problema non si risolve con una sola serata. Serve ascolto vero, azioni concrete e una città che torni a essere accogliente per chi ci vive e per chi la visita. Perché la sicurezza non sia un lusso, ma un diritto di tutti.