Alla Sala Fontana del Circolo Canottieri Firenze una mostra che immagina il destino della Venere botticelliana nel mondo di oggi, tra perdita di sacralità e nuove forme di sguardo
Domani, venerdì 27 marzo alle ore 18, la Sala Fontana del Circolo Canottieri Firenze apre le porte al pubblico su invito per il vernissage de “La morte di Venere”, mostra personale del giovane pittore tedesco Jannik Senium, a cura di Luna Gordon e Veronica Triolo, inserita nel calendario della rassegna culturale “L’Arno in Voga”.
Il progetto espositivo ruota attorno a una grande tela a olio che si confronta apertamente con uno dei capolavori più iconici della storia dell’arte: la Nascita di Venere di Sandro Botticelli, conservata alla Galleria degli Uffizi. Da questo confronto nasce una sorta di “continuazione della storia”, immaginata da Senium a partire da un’esperienza personale vissuta proprio nelle sale del museo fiorentino.
Davanti alla Venere botticelliana, simbolo assoluto di armonia e bellezza ideale, l’artista racconta di aver provato non solo ammirazione, ma anche un senso profondo di perdita. A colpirlo è stata soprattutto la distanza tra la potenza dell’opera e il modo in cui viene oggi fruita: una visione rapida, spesso mediata da smartphone e fotografie, che lascia poco spazio alla contemplazione. Da questa tensione nasce l’idea di trasportare Venere nel presente.
Nella tela esposta al Circolo Canottieri, la dea non è più sospesa in un tempo mitico, ma appare distesa sul greto dell’Arno, stremata, quasi sopraffatta. Il suo corpo conserva intatta la purezza iconica, ma lo sguardo si fa consapevole, diretto verso chi osserva, come in un ultimo tentativo di comunicare la propria condizione. A sorreggerla, simbolicamente, è la Speranza: un elemento che introduce una possibilità di resistenza, nonostante il senso di fragilità che attraversa l’opera.
Il dipinto si configura così come una riflessione sul rapporto tra passato e presente, tra eredità artistica e contemporaneità. Senium non mette in discussione il valore della bellezza classica, ma ne evidenzia la vulnerabilità in un contesto dominato dalla velocità e dal consumo visivo. La sua Venere resta un’icona senza tempo, ma allo stesso tempo diventa testimone di una crisi dello sguardo.
Accanto all’opera principale, la mostra presenta una selezione di lavori recenti che confermano la direzione poetica dell’artista. Tra questi, “In memoria di Euridice”, “Semele” e “Il lamento di Lady Macbeth”, figure sospese tra mito e letteratura, accomunate da una forte intensità emotiva e da una ricerca pittorica che guarda alla tradizione, rielaborandola in chiave contemporanea. Le opere costruiscono un percorso coerente, in cui il tema della perdita, della trasformazione e della dimensione interiore emerge con forza.
Durante il vernissage sarà inoltre presentata in anteprima una nuova creazione, incentrata sul tema del “liberarsi e scappare dalle proprie paure”, ampliando ulteriormente il discorso dell’artista verso una dimensione più intima e universale.
La mostra si inserisce nel più ampio programma de “L’Arno in Voga”, progetto promosso dal Circolo Canottieri Firenze che intende offrire ai propri soci e ospiti occasioni di confronto su arte, cultura e attualità. In questo contesto, il lavoro di Senium si distingue per la capacità di attualizzare la grande pittura figurativa, mantenendo un dialogo costante con la tradizione senza rinunciare a uno sguardo critico sul presente.
Con “La morte di Venere”, la Sala Fontana si trasforma così in uno spazio di riflessione sulla bellezza e sulla sua percezione contemporanea, affidando alla pittura il compito di interrogare lo spettatore e restituire profondità a uno sguardo sempre più distratto.



