di Nisidino Talofene
Cominciamo il 2026 con una delle ultime perle del Sindaco di Firenze, wokalmente detta “la sindaha Funaro”.
Questa signora, nota per essere la nipote dell’assessore alla cultura del sindaco Giorgio La Pira nonché successivamente sindaco della città nel momento dell’ultima alluvione di Firenze nel 1966, ha recentemente dichiarato che “le mura storiche di Firenze vanno abbattute” perché quest’ultime hanno avuto l’ardire di farsi trovare proprio sul tracciato del treno di superficie detto “tramme” che il governo di Firenze sta tenacemente realizzando dopo averlo progettato circa 30 anni fa ed iniziato i lavori circa dieci anni dopo. L’importante è essere veloci.
Sorvoliamo pure che nelle carte era scritto che scavando proprio lì un pelino sottoterra avrebbero trovato quei mattoni villani che proteggevano Firenze centinaia di anni fa, evidentemente incapaci di proteggerci oggi dalla “sindaha”.
Se fosse stata il sindaco di Assuan in Egitto avrebbe potuto fare come quando i templi di Abu Simbel furono smontati pezzo pezzo e rimontati in sicurezza.
Nel 1955, il governo del generale Nasser propose la costruzione di una nuova diga ad Assuan che avrebbe comportato la creazione di un immenso lago artificiale a valle della diga, il lago Nasser. I monumenti antichi costruiti in questa zona nel corso dei millenni erano condannati a scomparire sotto le acque del nuovo lago, che avrebbe raggiunto i 90 metri di profondità: tra questi, c’erano alcune opere particolarmente emblematiche, come i templi di Abu Simbel.
Grazie a una campagna dell’UNESCO, nel 1960 prese avvio l’opera di salvataggio dei templi del faraone Ramses II e della moglie Nefertari, entrambi situati a pochi metri dalle rive del Nilo.
Nel 1963 si decise che i templi sarebbero stati tagliati in più di mille blocchi, per essere trasferiti su un altopiano 65 metri più in alto e rimontati esattamente nella posizione originale: lavoro di anni.
Un’impresa senza precedenti e ancor oggi rappresenta una tappa ineguagliabile nella storia dell’archeologia, a cui parteciparono decine di tecnici specializzati ed ingegneri italiani.
La “sindaha” non ha avuto dubbi né tentennamenti: le origini della città se intralciano l’orribile “tramme”, si radono al suolo anzi al sottosuolo e così non devo neppure preoccuparmi di trovare una collina vuota dove trasferire un pezzo di mura antiche.
La soprintendenza dovrà farsene una ragione ed ingollare il rospo, perché io sono la sindaha.
In un batter di ciglia cultura, storia, patrimonio, conservazione di beni culturali, orgoglio, valori… sono stati cancellati con una gomma da lapis in nome di un modernismo cementificato volto a sostituire ciò che i nostri antenati hanno pensato e realizzato nei secoli per rendere questa città una delle più belle ed apprezzate al mondo.
Del resto, dalla seguace ed erede di chi ha approvato il nuovo tribunale di Firenze, l’esplosione dei cubi bianchi e neri, le piscine di alberghi sui tetti di edifici storici, l’ennesimo hotel di lusso con Spa al posto dell’ex Convitto della Calza, lo sfregio dello stadio, oltre a non percepire la devastazione la notte di Capodanno in piazza del Duomo e così via. Che cosa ci potevamo aspettare?
La “sindaha”, che ha dieci anni di assessore alle spalle prima che l’artista Nardella la designasse alla successione ma che, quando parla, sembra che sia arrivata recentemente da Gorizia tale la ignoranza dei problemi della città, sarà orgogliosa di se stessa quando tornerà a casa la sera in una deliziosa stradina fiorentina accanto a Santa Croce dedicata, per pura coincidenza, a chi ha ispirato il detto “fare le bizze”.
Ma la sindaha è stata eletta e quindi come si dice, chi vuol Dio se lo preghi.

