La rete pervasiva della CGIL nelle scuole pubbliche e la propaganda asfissiante per il No. Un altro caso a Firenze.
Qualcosa è cambiato nelle scuole pubbliche fiorentine dopo le nostre ripetute denunce sulla propaganda per il No? Non ancora. Mentre l’Ufficio Scolastico si trincera nel silenzio (colpevole?), le scuole pubbliche continuano a essere usate come megafono della propaganda per il No.
Ci risulta, infatti, che zelanti dirigenti scolastici, più agit-prop partigiani che funzionari pubblici pagati dal cittadino, si siano attivati all’unisono, su direttiva della CGIL, per aspergere il personale scolastico con il materiale del No.
A proposito del materiale stesso, non si tratta di niente che vada nella sostanza della riforma (criticità, aspetti eventualmente poco chiari, principi, comparazioni con altri ordinamenti o simili), ma vuoti slogan. Già questo sia motivo di riflessione.
A ridosso del voto referendario – il 19 marzo via web – vengono fissate delle assemblee per illustrare “le ragioni del No” e solo e soltanto quelle, come si apprende da una comunicazione visionata da La Firenze che vorrei, dell’Istituto Comprensivo Verdi di Firenze. A inviarla, con email e carta intestata dell’Istituto, il dirigente scolastico prof. Giacomo Forti, con modalità identiche all’Istituto Comprensivo Beato Angelico, come già scritto.

Un ruolo istituzionale, un ruolo da funzionario, quello del dirigente scolastico, che dovrebbe essere a garanzia di tutti e delle idee di tutti e che, invece, viene piegato e utilizzato per la propaganda di parte.
Mentre La Firenze che vorrei procede, come di consueto e come fatto nel caso del Beato Angelico, a inoltrare una formale segnalazione alle autorità competenti (Ufficio Scolastico Territoriale, Ufficio Scolastico Regionale, Ministero), viene da domandarsi se quei docenti o quei lavoratori non allineati alle posizioni della CGIL sono effettivamente tutelati e tollerati, se esiste quella “autonomia” scolastica di cui tanto ci si riempie la bocca o se, come sembra, questi ultimi sono costretti, magari per un quieto vivere, a chinare il capo a causa della debordante autorità del dirigente scolastico di turno.


