Il Consiglio comunale trasformato in uno spazio di autolegittimazione della maggioranza: Roma come alibi permanente per coprire inefficienze e mancate decisioni locali
Di Roberto Vedovi
A Firenze, mentre la realtà bussa con forza tra vetrine spaccate, parchi degradati e un’insicurezza sempre più percepita, l’amministrazione comunale sembra concentrata soprattutto su altro: preparare il terreno per l’ennesimo spettacolo dello scaricabarile, dove la responsabilità è sempre di qualcun altro, possibilmente del Governo centrale.
Il prossimo atto di questa rappresentazione andrà in scena lunedì 2 febbraio, durante la seduta del Consiglio comunale. L’ordine del giorno prevede due Question Time che assomigliano più a scambi di cortesia interni alla maggioranza che a veri strumenti di dibattito politico. Un modo efficace per occupare tempo, anticipare le critiche e lasciare alle opposizioni solo le briciole del tempo disponibile.
Il primo intervento sarà di Luca Milani, capogruppo PD, che interrogherà la “sua” giunta sul tema delle Baby Gang. Non per chiedere conto dell’insicurezza crescente in quartieri come Novoli, ma per offrire all’assessore l’assist perfetto per snocciolare l’elenco dei presunti tagli del Governo nazionale. Il messaggio, neppure troppo implicito, è sempre lo stesso: il Comune vorrebbe fare, ma Roma non lo permette.
Subito dopo arriverà l’atto di Alessandra Innocenti, sempre del Partito Democratico, dal titolo evocativo “Quando le bugie sono più numerose degli agenti”. Partendo dai dati di un convegno organizzato dalla CGIL, l’obiettivo è denunciare l’insufficienza dei nuovi agenti promessi dal Ministero, rafforzando la narrazione di un’amministrazione vittima delle scelte altrui. Il copione è chiaro: togliere ossigeno al confronto vero e consentire agli assessori di recitare una parte già scritta, in cui Palazzo Vecchio appare come vittima sacrificale del “cattivissimo Governo centrale”.
Ma la vera cifra politica di questa maggioranza emerge soprattutto dalle dichiarazioni di Luca Milani, che da tempo propone una lettura dei fatti in cui l’illegalità non è una scelta, bensì una sorta di incidente burocratico. Secondo questa visione, se uno straniero delinque, la colpa è dei permessi di soggiorno difficili da ottenere, delle leggi troppo “barocche” da capire o della mancanza di corsi di formazione.
Una tesi che finisce per giustificare tutto e che offende chi arriva in Italia con la reale volontà di integrarsi e rispettare le regole. Per capire che non si aggredisce una donna o che non si distrugge il lavoro di un commerciante non serve un manuale di diritto amministrativo: basta il senso civico più elementare.
Mentre in Consiglio si prepara l’ennesima lamentazione sui tagli, la realtà dei Centri per Minori Stranieri Non Accompagnati racconta un’altra storia. Strutture che costano circa cento euro al giorno per ogni ospite, gestite da cooperative che spesso non garantiscono né sorveglianza né responsabilità per ciò che accade fuori dai centri. È troppo comodo accusare Roma se i servizi sociali comunali non funzionano e se un sistema costoso e inefficiente viene lasciato così com’è.
Invece di mettere mano seriamente a questo modello, il Partito Democratico preferisce organizzare convegni con i sindacati amici e parlare di “sicurezza come bene comune”, evitando accuratamente di affrontare i nodi reali.
La verità è molto più semplice: non servono nuovi corsi di formazione per chi ha già scelto la strada del crimine. Servono controllo del territorio, responsabilità per chi gestisce l’accoglienza e un’amministrazione che smetta di fare opposizione al Governo per iniziare, finalmente, a governare la città.
Lunedì 2 febbraio assisteremo all’ennesimo atto di questo teatrino politico, mentre Firenze continua a pagarne le conseguenze.
Foto: Copyright Fotocronache Germogli
