La scuola dev’essere spazio neutrale: difendere la laicità e il contraddittorio contro l’indottrinamento ideologico.
Di Roberto Vedovi
In vista del referendum del 22-23 marzo 2026 sull’ordinamento giudiziario, la FLC CGIL Toscana aveva convocato per domani, giovedì 19 marzo, assemblee sindacali del personale scolastico con un ordine del giorno esplicito: “Referendum sull’ordinamento giudiziario: le ragioni del No e la libertà d’insegnamento”.
Si trattava di iniziative in orario di servizio (retribuito), da svolgersi online e trasmesse via email istituzionale, come avvenuto negli istituti fiorentini quali il Comprensivo Beato Angelico e il Comprensivo Verdi a Firenze. Almeno a quanto ad ora si sa. Il tutto tra volantini e bacheche zeppe di propaganda per il No.
Alla luce di ciò, Direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, Luciano Tagliaferri, è intervenuto con una circolare perentoria ieri, 17 marzo. I dirigenti scolastici, ribadisce Tagliaferri, non devono autorizzare queste iniziative perché violano i principi di oggettività, trasparenza e contraddittorio. Non si tratta di materie sindacali neutre, ma di “cause di parte”. Le assemblee possono svolgersi, ma fuori orario scolastico e in altre sedi. L’USR ha richiamato anche una nota precedente del 25 febbraio e il dovere di neutralità della scuola pubblica.
La CGIL ha risposto così: “Grave tentativo di bloccare i diritti sindacali”, “presa di posizione illiberale”, minacciando denunce per comportamento antisindacale. Il segretario nazionale Pasquale Cuomo (FLC) e la struttura toscana hanno sostenuto che l’ordine del giorno non può essere “censurato” e che le assemblee non richiedono – a detta loro – autorizzazione preventiva. Fin qui la cronaca. Ora la critica sostanziale, partendo dalla legge.
La normativa è chiara e bilancia due principi. Da un lato, il diritto sindacale è sacrosanto: art. 20 dello Statuto dei Lavoratori (L. 300/1970) e art. 31 del CCNL Comparto Scuola (vigente 2019-2021 e successivi) riconoscono 10 ore annue retribuite di assemblee in orario di lavoro, indette dalle OO.SS. rappresentative con specifico ordine del giorno. Il dirigente scolastico non può mettere bocca sul contenuto né revocare l’assemblea: è un diritto irrinunciabile dei lavoratori. Su questo la CGIL ha ragione formale.
Dall’altro lato, però, le scuole sono amministrazioni pubbliche e devono rispettare l’imparzialità e neutralità (art. 97 Costituzione, art. 54 D.Lgs 165/2001). Durante campagne elettorali e referendarie vige il divieto di propaganda politica partitica o unilaterale: le norme sulla comunicazione istituzionale (legge 28/2000 e analoghe per referendum) impediscono alle PA di svolgere attività che favoriscano “cause di parte”. Il Ministro Valditara e circolari ministeriali lo ribadiscono da mesi: nelle scuole non si fa indottrinamento, serve contraddittorio, niente comizi mascherati da “informazione sindacale”. Tagliaferri non ha censurato un ODG astratto: ha impedito l’uso di risorse pubbliche (orario retribuito, piattaforme, email istituzionali) per una campagna referendaria unilaterale pro-“No”. È la stessa logica per cui i dirigenti non possono fare propaganda “Sì” o “No”. Qui la CGIL ha torto sostanziale.
Il soccorso della CGIL (anche nazionale) è strumentale. Un sindacato difende i propri diritti e la propria linea politica: Maurizio Landini e la CGIL nazionale si sono schierati apertamente per il “No” al referendum, parlando di “derive autoritarie” e difesa della Costituzione. Logico che sostengano le assemblee. Ma trasformarle in megafono referendario a ridosso del voto, in orario scolastico e senza contraddittorio, non è tutela dei lavoratori: è propaganda politica pagata con soldi pubblici. Rigirare la frittata accusando l’USR di “autoritarismo” mentre si usano le aule come comizi è un classico escamotage.
Molto meno comprensibile – e politicamente grave – è il soccorso rosso targato PD e AVS. A livello comunale, a Firenze, arrivano Beatrice Barbieri (presidente della Commissione istruzione, formazione e lavoro) e Luca Milani (capogruppo PD): definiscono la circolare USR “un fatto grave”, “ingerenza nei diritti sindacali”, “deriva autoritaria” e invitano i dirigenti a ignorarla per “difendere i principi democratici”. A livello regionale interviene anche AVS Toscana, che con una nota “esprime profonda indignazione per la circolare dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana che tenta di impedire le assemblee sindacali della FLC CGIL sul Referendum del 22-23 marzo”. Per i consiglieri di AVS Toscana Lorenzo Falchi, Diletta Fallani e Massimiliano Ghimenti “siamo di fronte a un atto senza precedenti che calpesta l’autonomia sindacale e la legge. Il tentativo dell’amministrazione di censurare i temi del dibattito dei lavoratori è una condotta antisindacale inaccettabile”.
È paradossale: rappresentanti istituzionali di enti locali e forze di sinistra, invece di tutelare la neutralità della scuola pubblica (dovere loro primario), si schierano apertamente con chi la usa per propaganda referendaria. Non difendono il diritto sindacale: difendono il diritto di trasformare le scuole in sezioni elettorali del “No”. È il classico “soccorso rosso” che trasforma un richiamo per imparzialità in una battaglia ideologica, dimenticando che la scuola è di tutti i cittadini, non del sindacato più rappresentativo o del partito amico.
L’intervento di Tagliaferri e dell’USR non è repressione: è difesa della laicità della scuola. Le assemblee sindacali legittime restano possibili fuori orario e con contraddittorio. La propaganda unilaterale, no. La “lotta” contro l’indottrinamento ha pagato: i richiami sono arrivati, le segnalazioni dei genitori e dei cittadini hanno funzionato. Ora tocca alla politica istituzionale smettere di fare il tifo da curva e tornare a garantire imparzialità. Altrimenti la scuola pubblica diventa solo un’altra arena di parte.
Aggiornato il 18 marzo ore 16.35
